Tucker, un uomo e il suo sogno1988

SCHEDA FILM

Tucker, un uomo e il suo sogno

Anno: 1988 Durata: 111 Origine: USA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO

Regia:Francis Ford Coppola

Specifiche tecniche:35 MM, SCOPE, TECHNICOLOR

Tratto da:-

Produzione:FRED FUCHS, FRED ROOS PER LUCASFILM LTD.

Distribuzione:MEDUSA DISTRIBUZIONE (1988) - MEDUSA VIDEO (PEPITE) - PENTAVIDEO

ATTORI

Jeff Bridges nel ruolo di Preston Tucker
Joan Allen nel ruolo di Vera Tucker
Martin Landau nel ruolo di Abe Karatz
Frederic Forrest nel ruolo di Eddie Dean
Mako nel ruolo di Jimmy Sakuyama
Elias Koteas nel ruolo di Alex Tremulis
Christian Slater nel ruolo di Junior Tucker
Nina Siemaszko nel ruolo di Marilyn Lee Tucker
Anders Johnson nel ruolo di Johnny Tucker
Corin Nemec nel ruolo di Noble Tucker Corky Nemec
Marshall Bell nel ruolo di Frank
Jay O. Sanders nel ruolo di Kirby
Peter Donat nel ruolo di Otto Kerne
Dean Goodman nel ruolo di Bennington
John X. Heart nel ruolo di Agente di Ferguson
Don Novello nel ruolo di Stan
Patti Austin nel ruolo di Millie
Sandy Bull nel ruolo di Assistente di Stan
Joe Miksak nel ruolo di Igoe Joseph Miksak
Scott Beach nel ruolo di Floyd Cerf
Roland Scrivner nel ruolo di Oscar Beasley
Dean Stockwell nel ruolo di Howard Hughes
Lloyd Bridges nel ruolo di Senatore Ferguson (non accreditato)
 
 

SCENOGRAFIA

Tavoularis, Dean
 

COSTUMISTA

Canonero, Milena

TRAMA

Nel 1946, Preston Tucker, un progettista americano di talento e ricco di iniziative, lancia un'auto rivoluzionaria, contenuta nei consumi e nel prezzo. Grazie al prestito di un amico, Tucker compera dal governo dei capannoni in disuso ed inizia la produzione della vettura utilizzando pezzi reperiti qua e là. Riesce a costruirne 50 esemplari, ma le tre grandi case automobilistiche di Detroit cominciano a boicottare l'inventore. E' allora che il miliardario Howard Hughes scende in campo al fianco di Tucker. Contestato e spiato, Tucker viene accusato di frode e invitato a comparire davanti ad un tribunale.

CRITICA

"E' facile scorgere i limiti di 'Tucker' nella sua mancanza di profondità e di conflitti drammatici che non siano quelli esterni: quella famiglia così convenzionalmente idillica, quel gruppo di collaboratori così compatto ed entusiasta, quell'apologia cosi accanitamente ottimistica della libera impresa e del capitalismo innocente sono quelli del cinema di Frank Capra. Senza nulla togliere all'energia radiosa di Jeff Bridges e all'incontro con Howard Hughes di cui Dean Stockwell dà in pochi minuti un memorabile ritratto, c'è un solo personaggio a più dimensioni, quello del consigliere finanziario di Tucker, interpretato dall'incisivo Martin Landau. 'Tucker' è un film monocorde che dice una cosa e continua a ripeterla. Anche perciò, forse, la prima parte avvince e convince più della seconda, troppo affidata ai prevedibili meccanismi del dramma giudiziario. Attenzione, però: è un film sul Sogno Americano che ha il merito di sviscerarlo fino in fondo, dicendo, appunto, che è soltanto un sogno. La realtà americana è un'altra." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 27 dicembre 1988) "Rievocando con gusto fine tutta una società, dosando gli effetti, dando sempre gli spazi giusti alla lotta per vincere e alle guerre sotterranee che vogliono impedire questa vittoria; nuovo, o rinnovandosi, perfino nelle pagine più consuete come quella del processo, in apparenza di stampo solo scopertamente hollywoodiano, riservando una particolarissima attenzione al linguaggio: non solo come proposta visiva di un'epoca, ma anche, grazie alla fotografia del nostro grandissimo Vittorio Storaro, come rilettura magica dei suoi climi, degli stati d'animo del protagonista, delle singole tappe del suo sogno così arduo da realizzarsi. Immagini stupende che dà gioia anche solo vederle. L'interprete principale è Jeff Bridges. Spavaldo ma anche umano. A ricordarci, dato il personaggio, James Stewart." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 27 dicembre 1988) "La scenografia di Tavoularis e la fotografia di Storaro hanno un peso importantissimo nella ricostruzione di Coppola: soffici e ombrosi Anni-Quaranta, interni familiari che sembrano presi dalle riviste d'epoca, sorrisi stereotipati della pubblicità tutti sono buoni, tutti hanno idee (tutti falliscono, pensa Coppola). E' anche un omaggio a certi film biografici di quegli anni, dove i conflitti erano semplificati o non esistevano, dove il sogno americano splendeva, autenticamente. (Appunto, inutile cercare lo spessore dei caratteri, il candore vince sulla profondità)." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 24 dicembre 1988)

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