Tu chiamami Peter2004

SCHEDA FILM

Tu chiamami Peter

Anno: 2004 Durata: 128 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:Libro omonimo di Roger Lewis

Produzione:SIMON BOSANQUET PER HD VISION STUDIOS, HOME BOX OFFICE, COMPANY PICTURES, BBC FILMS, DEMANN FILMED ENTERTAINMENT, LABRADOR FILMS

Distribuzione:LUCKY RED (2005)

TRAMA

La vita di Peter Sellers, uno degli attori comici più eclettici e geniali della storia del Cinema, in un film straordinario che racconta il successo clamoroso dei personaggi che lo hanno reso immortale e dei suoi film più celebri dalla Pantera Rosa a Hollywood Party, da Lolita a Oltre il Giardino.

CRITICA

"'The Life and Death of Peter Sellers' di Stephen Hopkins, sfrutta una minima parte delle sue potenzialità ripercorrendo la parabola del grande comico inglese morto nel 1980 a soli 54 anni. C'è tutto quel che ci si può aspettare da un biopic sul personaggio, interpretato con buona aderenza fisica da Geoffrey Rush. Gli inizi alla radio e i primi successi al cinema, già all'insegna del fregolismo che celava una mancanza quasi patologica di personalità. L'amore infelice per Sofia Loren (Sonia Aquino) e il rapporto patologico con la madre, attrice di varietà, ma anche con la prima moglie cui continua a chiedere consigli intimi. E poi l'incapacità di trattare i figli, l'odio per i suoi film, fossero anche 'La pantera rosa' o 'Il Dr. Stranamore' che con i suoi quattro ruoli quasi lo annienta, fino alla fase hippy, ai primi infarti, alla morte precoce. Ma tutto ricostruito alla svelta, senza vero amore, senza mistero. Peter Sellers meritava di meglio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2004) "Le biografie dei comici non sono mai da ridere, ma quella di Peter Sellers è secondo il film di Stephen Hopkins tutta un tormento. (...) Come per tutti i film biografici ti chiedi quanto fosse necessario farlo." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 22 maggio 2004) "Prendendo per vera una sua battuta, 'Odio tutto quello che ho fatto', il regista britannico (nato in Giamaica) Stephen Hopkins, evidentemente infettato dal clima e dal tono del copione, si butta a capofitto nei luoghi comuni di Hollywood che esprimerebbe meno 'cultura viva' di un vasetto di yogurth, nella banalità delle situazioni domestiche, di set e di alcova e nelle 'sequenze-fatte' come quelle di Sellers con il suo truffaldino fattucchiere John Litgow (Blake Edwards), Stanley Tucci (Kubrick), Elily Watson (Anne Sellers) e Charlize Theron (Britt Ekland) completano il cast." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 giugno 2005) "'Tu chiamami Peter' è prima di tutto una carrellata su facce, voci, personaggi, maschere, mostri che hanno costellato la carriera dell'attore comico più multiforme degli ultimi cinquant'anni. Proprio come Sellers in un solo film riusciva a tramutarsi in tre, sei, dodici, ventiquattro personaggi diversi, qui lo strabiliante Geoffrey Rush riprende tutte le sue espressioni e intonazioni, a partire da quelle private per arrivare a quelle più celebri. Un attore che fa l'imitatore di un attore che imitava spesso la stupidità, talvolta la crudeltà, raramente l'ingenuità della vita. Ma allora, perché non riguardarsi l'originale, che aveva comunque il dono di una geniale follia? Quanto allo scavo nella vita privata di Sellers, nel suo rapporto divorante con la madre Peg e in quelli tempestosi e crudeli con donne, amici, colleghi, nelle sue nevrosi debordanti e incontenibili, nella sua tristezza di fondo, purtroppo il film di Hopkins non scende in profondità e non raggiunge mai la tragedia che probabilmente rappresentava l'altra faccia dell'attore." (Manuela Martini, 'Film Tv', 22 agosto 2005) "Attenzione al biopic, film biografico da museo delle cere. Questo su Peter Sellers, visto a misura dei suoi Difetti, ne fa parte e non rende omaggio al gran talento dell'attore di 'Stranamore' e 'Hollywood party'. (...) Ne viene fuori un dr. Jekyll isterico e piacione, atteso al varco dalla solitudine; ma non esce l'attore nonostante la presenza di Stanley Tucci che fa Kubrick e di Lithgow che fa Edwards, mentre Charlize Theron soffre con il cuore della Ekland e c' è pure una finta Sophia. Geoffrey Rush è bravissimo, un saggio di virtuosismo che non lascia però a Sellers-Clouseau un briciolo di umana pietà e non indaga, peccato, su come il senso del comico sia degli infelici." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005)

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