TRIANGOLO DI FUOCO1993

SCHEDA FILM

TRIANGOLO DI FUOCO

Anno: 1993 Durata: 108 Origine: USA Colore: C

Genere:FANTASY

Regia:-

Specifiche tecniche:NORMALE A COLORI

Tratto da:-

Produzione:BALTIMORE PICTURES - TRISTAR PICTURES

Distribuzione:COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA (1994) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

TRAMA

Wilder e Wallace, due fratelli dalle doti paranormali (sono in grado di appiccare il fuoco con la volontà) dopo cinque anni si rivedono: Wilder ha sposato Vida eccentrica donna ora agli arresti domiciliari per incendio, ha un chiosco di fotografie in un mega parcheggio, e fa il vigile del fuoco; il fratello Wallace fa il clown in un circo. Tra i due non esiste armonia fraterna e Wilder non risponde alle provocazioni incendiarie di Wallace, che non gli perdona di avergli carpito Vida; inoltre Wilder ha fatto pesare sul fratello il rimorso di aver involontariamente, da bambino, dato fuoco alla baracca di un compagnetto petulante ed egoista che non li voleva far entrare. Terminano finalmente gli arresti di Vida, che smania di festeggiare col marito, ma costui ha dato il suo impegno a partecipare ad una serata del Bingo. L'astuto Wallace corteggia allora la donna che dopo romantiche effusioni al minigolf, sta per cedere alle lusinghe mentre si trova sul letto della casa-roulotte dove abita con Wilder. Questi li sorprende appena in tempo per impedire la seduzione. Convinto però che l'adulterio abbia avuto luogo, maniacalmente inizia a girare attorno alla roulotte col tosaerba, fino al giorno seguente, quando infine i due litigano incendiando la roulotte e provocando l'arrivo dei vigili del fuoco. Dopo l'arresto, usciti sotto cauzione, i tre si dividono. Restato solo, Wilder torna al chiosco; Vida invia biglietti di riconciliazione; Wallace non si dà pace e va a provocare di nuovo il fratello fintanto che i due non decidono di risolvere a "fiammate" la vertenza, che provoca incendi dappertutto. Salvati da due tute ignifughe, vengono arrestati dallo sceriffo Spivey dopo aver raggiunto finalmente un chiarimento. Successivamente i coniugi riuniti guardano, sul tetto della restaurata roulotte, lo show di Wallace che sta ormai sfruttando le sue doti in televisione.

CRITICA

"La sceneggiatura di Vince Gilligan fa dire cose stupidissime a Debra Winger, che ci mette inutilmente la sua espressione intelligente, mentre il torpido Dennis Quaid ha buon gioco a fare quello che confonde Beethoven con Mozart e Arliss Howard ripete il cliché dell'uomo tranquillo che poi esplode. Il curioso di 'Triangolo di fuoco' ('Wilder napalm') sta nei trucchi incendiari per cui spesso le mani diventano candelabri, e qui c'è per fortuna tutta la tecnica aggiornata all'oggi. Ma per il resto la storia è così malmenata dalla logica, la love story incrociata così banale, la psicologia così improbabile e il montaggio così sciatto, che quasi quasi si fatica a seguire lo sviluppo del noioso, scombinato racconto. Peraltro presuntuoso nella via grottesca, accarezzato dalla musica di 'Moon river' del compianto Mancini, da citazioni di Sartre, dal solito flash back di quando eravamo ragazzi, dalla noia di vivere in provincia e con un regista così." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 15 luglio 1994) "Il triangolo c'è, ma non è di guerra nè del mistero, come ci si potrebbe aspettare da un titolo così ('Il triangolo delle Bermuda', 'Il triangolo d'acciaio'). E il fuoco non si riferisce a un torrido rapporto a tre come la programmazione estiva di second'ordine indurrebbe ancora a immaginare da un tale titolo. Forse c'è di tutto un po', in un filmetto balzano, tirato via per mantener fede all'ingaggio di alcune star (Winger e Quaid): il triangolo è sentimentale, ma con una complicazione freudiana perché coinvolge due fratelli, il fuoco è l'arma del conflitto, ma con una fantastica variante paranormale. (...) Se pensiamo alle vecchie pellicole. Poi non è una passione infiammabile il cinema? E la mogliettina? Lei è lo spettatore da conquistare. Quanta energia (stuntman, esplosioni effetti elettronici), quanta recitazione concentrata, ma è tutto sprecato." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 16 luglio 1994)

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