Toro scatenato1980

SCHEDA FILM

Toro scatenato

Anno: 1980 Durata: 129 Origine: USA Colore: B/N

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO, SPORTIVO

Regia:Martin Scorsese

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:autobiografia "Ragin Bull, My Story" di Jake La Motta, scritta con la collaborazione di Joseph Carter e Peter Savage (1970)

Produzione:CHARTOFF- WINKLER PRODUCTIONS

Distribuzione:UNITED ARTISTS - VIDEO E DVD: MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI), DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

ATTORI

Robert De Niro nel ruolo di Jake La Motta
Cathy Moriarty nel ruolo di Vickie Thailer
Joe Pesci nel ruolo di Joey La Motta
Frank Vincent nel ruolo di Salvy Batts
Nicholas Colasanto nel ruolo di Tommy Como
Theresa Saldana nel ruolo di Lenore
Mario Gallo nel ruolo di Mario
Frank Adonis nel ruolo di Patsy
Joseph Bono nel ruolo di Guido
Frank Topham nel ruolo di Toppy
Lori Anne Flax nel ruolo di Irma
Charles Scorsese nel ruolo di Charlie
Don Dumphy nel ruolo di Se stesso
Bill Hanrahan nel ruolo di Eddie Eagan
Rita Bennett nel ruolo di Emma (Miss 1948)
James V. Christy nel ruolo di Dottor Pinto
Floyd Anderson nel ruolo di Jimmy Reeves
Johnny Barnes nel ruolo di Sugar Ray Robinson
Kevin Mahon nel ruolo di Tony Janiro
Luis Raftis nel ruolo di Marcel Cerdan
Beansy Thomas Lobasso nel ruolo di Beansy
Peter Petrella nel ruolo di Johnny
Geraldine Smith nel ruolo di Janet
Peter Savage nel ruolo di Jackie Curtie
Bernie Allen nel ruolo di Comico
Bill Mazer nel ruolo di Reporter
Bobby Rings nel ruolo di Arbitro
Jimmy Lennon Sr. nel ruolo di Annunciatore Jimmy Lennon
Linda Artuso nel ruolo di Ragazza
Mardik Martin nel ruolo di Cameriere
Maryjane Lauria nel ruolo di Ragazza
Michael Badalucco nel ruolo di Barista che serve la soda
Mike Miles nel ruolo di Pugile
Paul Forrest nel ruolo di Parroco
Sal Serafino Tomassetti nel ruolo di Buttafuori al Webster Hall
 
 
 

SCENOGRAFIA

Rudolf, Gene
 

TRAMA

Jake La Motta, proveniente dall'ambiente italo-americano e dalla miseria, è cosciente e orgoglioso della propria forza taurina. Infatti, con il nomignolo di "Toro del Bronx", nel 1941, inizia la sua carriera trionfale nella boxe. Ribelle a qualsiasi condizionamento, rifiuta le protezioni mafiose di Tommy Comoe e famiglia; praticamente gestisce se stesso con il solo aiuto del fratello Joey nelle vesti di manager. Nel frattempo, di carattere duro e primitivo, abbandona la moglie ebrea e sposa Vickie, una ragazza che, a causa della sua bellezza, lo renderà sempre più geloso e tirannico. Le sue vittorie lo portano di diritto ad essere il candidato per la corona mondiale dei pesi medi; ma la mancanza di una organizzazione potente gli sbarra la strada. Joey, a sua insaputa, ottiene la candidatura all'incontro mondiale, pagando lo scotto di un incontro precedente da truccare. Jake si trova costretto a seguire la strada impostata da Joey; perde volutamente un incontro che avrebbe potuto chiudere sin dal primo round, ma strappa la corona mondiale a Sugar Ray Robinson. Nel frattempo vive un periodo torbido per i guastati rapporti con il fratello e si ritira a Miami nel 1964. Intraprende delle attività fallimentari e viene abbandonato anche da Vickie.

CRITICA

"Robert De Niro si è preparato al film in modo analogo a Christopher Reeves per 'Superman'. Per tre mesi, ogni mattina, ha fatto footing, salto alla fune, sollevamente pesi e pugilato autentico sotto la direzione di Jake La Motta medesimo. Al suo fisico incredibilmente asciutto ha agginto cinque chili, sei, di muscoli e nervi, dice l'ex campione, 'di acciaio come i miei'. Le riprese del quadrato tra l'anziano boxeur e il giovane divo sono state, riferiscono, uno spettacolo. De Niro ha imparato a tirare come un professionista colpendo spesso e duto, il suo grande maestro. Ma quello che ha stupito Jake La Motta è stato il modo con cui è entrato nel suo personaggio. 'Per questi tre mesi' - egli ha detto - 'si è praticametne installato a casa mia. Ha studiato i miei ritagli di giornali, le mie fotografie, parlato con tutta la famiglia, intervistato gli avversari di un tempo'. L'ex campione sostiene di non aver vissuto un'esperienza così traumatizzante 'neppure nel periodo in cui fui in cura da un formidabile psichiatra'. Martin Scorsese, che se potesse farebbe film solo con De Niro, spiega che l'attore, uscito dalla famosa 'Method Scool' di Strasberg, 'ritiene indispensabile conoscere anche l'aspetto fisico, le idiosincrasie esterne dei personaggi che sta interpretando'. Quando girò 'Il cacciatore', De Niro visse per qualche tempo con gli operai delle acciaierie di Pittsburgh e imparò ad andare a caccia al cervo sui monti Alleghenies. (...) Il film è ricco di pathos: La Motta, anch'egli italo-americano come De Niro, crebbe a Brooklyn in un rione detto la 'cucina dell'inferno'. Portò sul ring la furia, la volontà di emancipazione che avevano distinto la sua adolescenza." (Ennio Caretto, 'La Stampa'). "Brodo di dado, ossia la maggiore delusione che ci abbia dato il regista americano Martin Scorsese dopo 'New York, New York': un film di due ore e otto minuti che sembra durare il doppio, una storia stanca e dispersiva, un ritratto di scarsa forza emotiva e di lieve spessore ideologico. Compiuto da Scorsese per rievocare il pugile italo-americano Jale La Motta, attivo negli anni Quaranta e Cinquanta, persino campione del mondo dei pesi medi, per cogliere nella sua ottusa brutalità il segno saliente di un'insicurezza, crudele e razzista, alimentata dalla miseria della Little Italy e dal miraggio della potenza. Cioè, sulla carta, un'altra tappa del cammino intrapreso da Scorsese per darci un'analisi sociopsicologica dell'ambiente dal quale egli stesso è uscito ma nei fatti una descrizione fiacca e letteraria, che non ci dice niente di nuovo, e dal punto di vista sportivo assai poco attendibile, giacché i suoi incontri di boxe sono condensati in scariche di cazzotti e in maschere sanguinanti (...). Nonostante gli Oscar che probabilmente prenderà, 'Toro scatenato' ha infatti una struttura narrativa e uno stile troppo più vecchi dell'età del regista, è corretto ma convenzionale nella pittura d'ambiente (con una musica di Mascagni poco adatta) e ci offre il ritratto di uno squilibrato che stinge nell'uggioso più che nel lirico-malinconico" (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera')

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