THE MAN WHO CRIED - L'UOMO CHE PIANSE1999

SCHEDA FILM

THE MAN WHO CRIED - L'UOMO CHE PIANSE

Anno: 1999 Durata: 97 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM (1:2,35)

Tratto da:-

Produzione:ADVENTURES PICTURES - PIE - WORKING TITLE, STUDIO CANAL PLUS

Distribuzione:BIM- COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (2000) - ELLEU MULTIMEDIA

TRAMA

Siamo in un villaggio russo nel 1927. Fegele è una ragazzina ebrea che il padre lascia sola per andare a cercare lavoro in America. Poco dopo la sua partenza il villaggio viene raso al suolo e Fegele viene portata in Inghilterra dove viene chiamata Suzie, frequenta una scuola cattolica e le è proibito parlare yiddish ma impara a cantare. Dieci anni dopo va a vivere a Parigi dove, innamorata di uno zingaro domatore di cavalli, quando la città è occupata dai tedeschi, si unisce a lui e al suo gruppo di musicisti tzigani. Per salvarsi, poi, dovranno separarsi e lei andrà in America dove, alla ricerca del padre, arriverà a Hollywood. TRAMA LUNGA Nel 1927 la vita felice di Fegele, bambina ebrea che vive con il padre cantante e la nonna in un villaggio della Russia, viene interrotta dalle persecuzioni antisemite. Partito il genitore per l'America, un'ondata di violenza si abbatte sul villaggio. Fegele viene fatta fuggire insieme ad alcuni compaesani che vorrebbero a loro volta raggiungere l'America ma invece sbarcano in Inghilterra. Qui Fegele, ribattezzata Suzie, è affidata ad un famiglia di cattolici, non può parlare yiddish ma impara a cantare. Dieci anni dopo lascia l'Inghilterra per Parigi, dove lavora come corista e fa amicizia con Lola, ballerina russa. Mentre Suzie comincia a risparmiare con l'obiettivo di comprare quanto prima il biglietto per l'America, lei e Lola trovano lavoro nella compagnia operistica dell'impresario Felix Perlman. Suzie si innamora dello zingaro Cesar, che fa la comparsa meglio spettacoli, e Lola di Dante Dominio, famoso cantante d'opera italiano. Dopo l'invasione tedesca di Parigi, i nazisti dichiarano che saranno arrestati ebrei e zingari. Quando Dante tradisce Suzie, Lola, che all'inizio lo aveva appoggiato, decide di lasciarlo ed esorta Suzie a fuggire insieme. Suzie vorrebbe rimanere, ma Cesar la convince a partire. Durante la traversata dell'Atlantico, la nave viene bombardata e Lola annega. A New York Suzie cerca il padre. Da un'organizzazione di rifugiati viene a sapere che si trova in California, dove fa il produttore di musical, e adesso è molto malato. Lo raggiunge a Los Angeles. In una stanza d'ospedale, padre e figlia si ritrovano dopo tanti anni. Lei gli prende la mano e gli canta la ninna nanna yiddish che lui le cantava da piccola.

CRITICA

"Claudia Landerduke: sei anni, uno sguardo che nel silenzio imposto dalla sceneggiatura, esprime il dramma dell'abbandono e della solitudine, la perdita di casa, famiglia, padre, la lacerazione dei sentimenti, la diaspora, l'angoscia. Anche nel caso di Sally Potter e del suo The Man Who Cried, l'infanzia ha un ruolo di primo piano e i dieci minuti iniziali di film sono il momento più interessante e cinematograficamente intenso. In questo drammone alla Dickens che la Potter imita senza dirlo e copia forse senza saperlo - non ne ha i presupposti drammatici, le tensioni spirituali, la forza morale - si narra di tanti uomini che piangono in un'epoca che ne distrusse milioni. Nel 1927 una bimba ebrea, Fegele, viene strappata dal suo villaggio in Russia, dopo che il padre è partito per l'America in cerca di fortuna. Inizia così il viaggio alla sua ricerca che la condurrà a Londra, Parigi e infine Hollywood. Col passare degli anni la giovane, ribatezzata Suzie, prende le sembianze di Christina Ricci. I suoi incontri sono, nell'ordine: famiglia inglese cattolica che accoglie orfani e abbandonati; insegnante di scuola gallese che ne esalta a bacchettate le qualità vocali; avvenente ballerina russa tutta intraprendenza, fuggita dal paese d'origine (Cate Blanchett), che parla tanto e fa del suo fascino un'arma sociale; tenore italiano arrogante e opportunista (John Turturro); zingaro affascinante con sorriso sornione sempre seguito da un più espressivo cavallo bianco (Johnny Depp). Cosa ci fanno tutti costoro nella storia della povera Suzie? Quale tipo di frullato drammatico da "Bignami della drammaturgia" ci versa Sally Potter nel calice trasgredendo ad ogni regola di buon senso? Ecco il cahiér de doleance: 1. manca un'adeguata ricotruzione storica: tutto è uniforme, indefinito, approssimativo; 2. manca una distinzione netta e necessaria tra romanzo d'appendice, dramma storico, melodramma, pièce à sauvetage; 3. manca un casting sensato e credibile: John Turturro che canta nel ruolo di Manrico in modo inverosimile, parodia del tenore italiano cui Salvatore Licitra ha inavvertitamente e impudicamente prestato la bella voce; 4. manca una adeguata sensibilità musicale: a Parigi, all'Opéra Comique, ve la potete immaginare una recita di Les pêcheurs de perles di George Bizet con Nadir che canta la sua romanza in italiano? E un cavallo vero inserito nella chiusura del III atto di Trovatore? 5. manca un confine tra generi, realismo e surrealismo, verità e finzione: Place de la Concorde che accoglie di notte tre zingari a fare evoluzioni circensi poco prima della sua occupazione da parte delle truppe naziste; accenni di commedia e lieto fine col babbo scomparso diventato produttore cinematografico e miliardario, etc. Chi piange veramente, alla fine di questa prova di cinema? (Luca Pellegrini, Rivista del Cinematografo, 3 settembre 2000). "La storia di Susie (...) appartiene al mondo del mélo. Anzi, ne farebbe parte se Sally Potter, che si fida troppo di se stessa come sceneggiatrice, non avesse costruito attorno a Christina Ricci un copione frammentato, in cui, a volo d'uccello, ambiziosamente concentra una storia che ci porta dalla Russia del 1927 a Hollywood negli anni '40 senza mai riuscire a far risuonare un sentimento autentico". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 settembre 2000) "Difficile escogitare qualcosa di più prevedibile e rosso. Turturro è fascista, quindi è viscido e spia: sull'approfondimento antropologico che la Potter ha compiuto nell'idearlo, basti sapere che è un meridionale, ma mette il cappello sul letto. E nessun italiano meridionale o no, fascista o no, farebbe una cosa del genere. Soprattutto allora". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 4 settembre 2000)

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