L'uomo di Londra2007

SCHEDA FILM

L'uomo di Londra

Anno: 2007 Durata: 132 Origine: GERMANIA Colore: B/N

Genere:DRAMMATICO

Regia:Ágnes Hranitzky|Béla Tarr

Specifiche tecniche:ARRICAM

Tratto da:romanzo "L'uomo di Londra" di Georges Simenon

Produzione:TT FILMMŰHELY, 13 PRODUCTION, CINEMA SOLEIL, VON VIETINGHOFF FILMPRODUKTION (VVF), BLACK FOREST FILMS

Distribuzione:-

ATTORI

Miroslav Krobot nel ruolo di Maloin
Tilda Swinton nel ruolo di Camélia Maloin
Erika Bók nel ruolo di Henriette
János Derzsi nel ruolo di Brown
Ági Szirtes nel ruolo di Sig.ra Brown
István Lénárt nel ruolo di Morrison
Gyula Pauer
Volker Spengler
 

SOGGETTO

Simenon, Georges
 

MUSICHE

Víg, Mihály
 

MONTAGGIO

Hranitzky, Ágnes
 

COSTUMISTA

Breckl, János

TRAMA

Maloin č addetto agli scambi in una stazione ferroviaria situata vicino a un porto. Una notte, mentre č di turno, un evento gli cambierŕ la vita: dalla sala di controllo, da dove puň osservare tranquillamente l'intera baia, vede attraccare l'ultima nave della giornata. Tutto sembra procedere come al solito, quando improvvisamente Maloin nota che uno dei passeggeri, un uomo molto alto, dopo essere sbarcato, si allontana dal gruppo, evita la dogana e si rifugia sul molo nascondendosi in un anfratto buio. Mentre Maloin si chiede cosa stia aspettando, vede arrivare un altro uomo che gli lancia una valigia. L'uomo alto rimane nascosto fino all'arrivo di un'altra persona. I due perň cominciano a litigare e dopo poco tempo passano alle maniere forti. L'uomo piů alto ha la meglio e l'altro precipita senza vita in mare portando con sé la valigia. Maloin rimane sconvolto e cerca di uscire dalla sala controllo. Lo scricchiolio della porta, perň, lo tradisce e l'assassino fugge nella notte. Maloin scende le scale con cautela, raggiunge il molo e quando si accorge che non puň fare piů nulla per l'uomo, recupera la valigia. Tornato nel silenzio della sala controllo, Maloin apre la valigia e scopre, con stupore, che č piena di denaro. Cosa fare? Chiamare la polizia o mettersi da solo sulle tracce dell'assassino? Eppure quei soldi fanno gola anche a un uomo come lui. Il giorno dopo, perň...

CRITICA

"Si prende sin troppo sul serio anche il maestro ungherese Béla Tarr, riuscito in capo a mille difficoltŕ a terminare l'agognato kolossal d'autore tratto da 'L'uomo di Londra' di Georges Simenon. Agli attoniti festivalieri si č, perň, manifestato un magniloquente, intarsiato, lentissimo e soporifero saggio di estetica autoreferenziale che assomiglia poco o nulla alla scattante essenzialitŕ romanzesca del grande scrittore. (...) Ogni sequenza č rifinita come se fosse un quadro, ogni espressione č dettagliata nel vuoto pneumatico d'azione, ogni passaggio riflessivo si frantuma nell'interminabile surplace tra delitto e castigo, innocenza e complicitŕ: bello, bellissimo, ma molto prima che terminassero le due ore e dodici della proiezione la sala Debussy risultava mezza vuota." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 maggio 2007) "Il titolo, 'L'uomo di Londra', invita: viene da un romanzo di Simenon. Ma il film di Béla Tarr stronca per lentezza, che la bella fotografia in bianco e nero non riesce a bilanciare. Le continue, lunghe inquadrature - con la loro monotonia assecondata dalla colonna sonora - devono rendere la monotonia della vita del personaggio principale (Miroslav Krobot). Perché sprecare un bel lavoro di ricostruzione e ambientazione? Il porto di Bastia, che si offre come sfondo, č meritevole di una seconda opportunitŕ." (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 24 maggio 2007) "Una vera e propria fuga dalla sala č avvenuta durante la proiezione di 'The Man from London', un elegante ma lunghissimo noir in bianco e nero diretto dall'ungherese Béla Tarr e tratto dall'omonimo romanzo di Georges Simenon." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 maggio 2007) "Non č niente male 'The man from London' di Bela Tarr, tratto da un romanzo di Georges Simenon: formalmente magnifico, in bianco e nero, con piani-sequenza lunghi anche 10-15 minuti; ma assai punitivo, perché lo stile di Bela Tarr - un grande talento misconosciuto del cinema ungherese degli anni '70 in poi - prevede che siano necessari tempi lunghissimi per 'raccontare' ciň che altri registi sintetizzerebbero in pochi secondi. Un suo vecchio film, 'Satantango', durava 7 ore!." (Alberto Crespi, 'L'Unitŕ', 24 maggio 2007) "Il film in concorso diretto dall'ungherese Béla Tarr, tratto dal romanzo di Georges Simenon 'L'uomo di Londra' ricalca lo stile dello scrittore francese pure nelle immagini: la notte oscura, lo sciacquio del mare contro le strutture del porto, la nebbia, gli sconosciuti che parlano a fatica, gli scontri coniugali, le domande sulla propria sorte, le barchette dondolanti, la semplicitŕ proletaria, il silenzio attraversato da colpi ritmati, truci. Le tragedie di Simenon erano piů benevole, il film č d'una lentezza estrema, perň bello." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 maggio 2007) "L'ossessione in questo caso č come se avesse finito per cancellare il regista, risucchiandolo in un'estetica di sé assoluta dove la compassione necessaria perché un film abbia vita non ha spazio. Tutto č perfetto, l'estraneitŕ che pervade in ogni fotogramma toglie il respiro, libera un paesaggio umano desolato, un conflitto sotterraneo, invisibile, stridente come le parole dal suono duro, netto che uomini e donne si lanciano addosso. (...) Per ritrovare l'urgenza del piano sequenza, l'utopia negata del fare cinema." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 24 maggio 2007) "Un Simenon assai anomalo č quello che Bela Taq l'autore del fluviale 'Satantango' (durata di ben 8 ore), ci regala con 'The man from London', storia di un uomo che affoga e di un guardiano del faro che osserva tutto, trova la fatidica valigia piena di soldi e se la intasca. I primi sette minuti praticamente fissi sulla prua della nave che porta il londinese dall'altra parte della Manica sono un po' troppo ossessivi, ma anche pieni di un fascino che regala all'immagine cinematografica una ricchezza di significati a cui non siamo piů abituati. La pazienza di scoprire le pieghe di un volto, una figlia che sciacqua il pavimento in uno squallido sobborgo dove un bambino rimbalza la sua palla contro il muro, c'č Simenon ma c'č anche uno sguardo dolente e partecipe." (Giancarlo Mancini, 'Il Riformista', 30 novembre 2007)

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