Le Idi di Marzo2011

SCHEDA FILM

Le Idi di Marzo

Anno: 2011 Durata: 102 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:George Clooney

Specifiche tecniche:PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, 2K/SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35) - DE LUXE

Tratto da:liberamente tratto dalla pièce teatrale "Farragut North" di Beau Willimon

Produzione:GEORGE CLOONEY, GRANT HESLOV, BRIAN OLIVER PER SMOKE HOUSE, APPIAN WAY, CROSS CREEK PICTURES, EXCLUSIVE MEDIA GROUP, CRYSTAL CITY

Distribuzione:RAI CINEMA/01 DISTRIBUTION (2012) - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2012)

ATTORI

Ryan Gosling nel ruolo di Stephen Myers
George Clooney nel ruolo di Governatore Mike Morris
Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Paul Zara
Paul Giamatti nel ruolo di Tom Duffy
Marisa Tomei nel ruolo di Ida Horowicz
Evan Rachel Wood nel ruolo di Molly Stearns
Jeffrey Wright nel ruolo di Senatore Thompson
Max Minghella nel ruolo di Ben Harper
Talia Akiva nel ruolo di Beth Morris
 

SOGGETTO

Willimon, Beau
 
 

MONTAGGIO

Mirrione, Stephen
 

SCENOGRAFIA

Seymour, Sharon
 

COSTUMISTA

Frogley, Louise

TRAMA

Stephen Myers, un giovane e idealista addetto stampa che sta collaborando alla campagna elettorale di Mike Morris, candidato democratico alle elezioni presidenziali americane, verrà a contatto con la dura realtà di una politica fatta di trucchi, inganni e pugnalate alle spalle.

CRITICA

"Le seduzioni e i compromessi della politica tra lealtà e vendette, ambizione e tradimenti, verità e menzogne. George Clooney inaugura ufficialmente la 68esima Mostra di Venezia con 'Le idi di marzo', un film 'morale' tratto dall'opera teatrale 'Farragut North' che denuncia non i grandi scandali destinati a occupare le pagine dei giornali, ma le piccole porcherie quotidiane di chi inevitabilmente rinuncia al proprio idealismo per abbracciare il cinismo necessario a sopravvivere ai giochi di potere dietro le quinte. Niente di nuovo, intendiamoci, ma l'amarezza del film sta proprio in questo e Clooney che si conferma un regista con idee e talento, onestà e rigore, costruisce un film classico, solido e appassionato anche grazie a uno straordinario cast che vede tra i protagonisti lo stesso George (in un ruolo più contenuto), l'astro nascente Ryan Gosling, due mostri sacri del calibro di Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, Evan Rachel Wood e Marisa Tomei. (...) Tra i grandi temi del film c'è quello della seduzione: tutti i personaggi la usano come arma per ottenere ciò che vogliono, recitando un copione preciso. Inevitabile dunque una riflessione sull'analogia tra attori e politici." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 1 settembre 2011) "George Clooney rimette in carreggiata il Festival con un film decisamente buono, di solida struttura narrativa (non a caso all'origine c'è una pièce di Beau Willimon) e con un cast di attori che si vorrebbe non finissero mai di recitare. 'Le idi di marzo' del titolo non sono quelle in cui Cesare fu ucciso, ma poco ci manca. Anche qui si sprecano le pugnalate, e molti personaggi potrebbero dire: «tu quoque...». Nel film, come nella storia romana e nella tragedia shakespeariana, il tema che tiene unito tutto è quello del potere. (...) Dopo l'entusiasmo della prima parte, il film diventa una specie di percorso di iniziazione al contrario, dove il cinismo e la sopraffazione portano in luce le vere facce delle persone. (...) Anche noi poveri spettatori avremmo voglia di credere nei sogni, specialmente in quelli della politica, e quando qualcuno ci fa aprire gli occhi allora siamo pronti a trasformarci in tanti Marco Giunio Bruto. Nos quoque..." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 1 settembre 2011) "Troppo bravo lui, troppo bello il film di cui è regista, sceneggiatore, interprete e che ieri sera - con lunghi applausi in sala grande - ha aperto la corsa al Leone d'oro. Si intitola 'Le Idi di marzo', in Italia uscirà a gennaio e parla dello scandalo in cui è coinvolta la giovane stagista di un candidato alle elezioni presidenziali. Più americana di così si muore, eppure la pellicola parla a tutte le democrazie del mondo, quella italiana compresa, perché parla di politica, del suo fascino irresistibile e del suo lato oscuro, mefistofelico. Parla, soprattutto, della 'macchina del fango', quell'arma impropria con cui viene distrutto un avversario usando una campagna di stampa ben orchestrata (e poco importa se è vera). George Clooney si nasconde dietro a un dito, quando afferma che non è un film politico. Lo è, invece, e fino in fondo. (...) È un'analisi nitida e implacabile, dolorosamente coerente nei bisturi che squartano le piaghe del potere e nei fili che ne suturano le ferite. C'è dentro tutto: Shakespeare, Faust, Macbeth e Otello con Cesare, Bruto e Cassio. Davvero esiste un prezzo per vendere l'anima al diavolo? Chiedere, per informazioni, a chi frequenta le stanze dei bottoni. (...) Nella pellicola c'è tutto il teatrino della politica cui siamo abituati: sondaggi da decriptare, nemici da affossare, tradimenti, alleanze imbarazzanti. E soprattutto il sesso, più o meno torbido, più pericoloso di un serpente a sonagli. Assediato dai giornalisti (sala stampa piena al di là di ogni ragionevole misura di sicurezza) Clooney è bravo a destreggiarsi tra le insidie della cronaca." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 1 settembre 2011) "Una democrazia fondata sul ricatto, sulla corruzione; su un potere dal fascino talmente perverso da manipolare anche le convinzioni e gli ideali apparentemente più radicati, forgiandoli e plasmandoli a seconda della convenienza. Clooney non scopre certo l'acqua calda ma il fatto che la usi, in piena era Obama, per metterci in guardia su quanto sia falso e cinico il carrozzone della politica, oltre che sorprendere, fa riflettere. Se un progressista doc come lui sente il bisogno, in pieno «Yes, we can», di sceneggiare (su ispirazione di un testo teatrale di Beau Willimon) una storia simile, siamo proprio ai titoli di coda. Il tutto servito non con qualunquismo (il rischio era grosso) ma con piglio shakesperiano, mettendo in scena, nell'arena della vita, passioni e, soprattutto, vizi capitali di uomini e donne. Il risultato è un film di una bellezza sconvolgente. Perfetto nei meccanismi, straordinariamente interpretato (ogni attore, anche di supporto, si supera in bravura), con una sceneggiatura impeccabile. Un thriller politico maestoso, che parte lento ma che, dopo venti minuti, ti aggancia alla poltrona e non ti molla più." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 16 dicembre 2011)

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