Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate2014

SCHEDA FILM

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Anno: 2014 Durata: 145 Origine: NUOVA ZELANDA Colore: C

Genere:AVVENTURA, FANTASY

Regia:Peter Jackson

Specifiche tecniche:RED EPIC, 35 MM, D-CINEMA (1:2.35)

Tratto da:romanzo "Lo Hobbit" di J.R.R. Tolkien

Produzione:CAROLYNNE CUNNINGHAM, ZANE WEINER, FRAN WALSH, PETER JACKSON PER WINGNUT FILMS, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), NEW LINE CINEMA

Distribuzione:WARNER BROS. PICTURES ITALIA

ATTORI

Ian McKellen nel ruolo di Gandalf il Grigio
Martin Freeman nel ruolo di Bilbo Baggins
Richard Armitage nel ruolo di Thorin Oakenshield
Evangeline Lilly nel ruolo di Tauriel
Andy Serkis nel ruolo di Gollum
Lee Pace nel ruolo di Thranduil
Luke Evans nel ruolo di Bard
Benedict Cumberbatch nel ruolo di Smaug
Elijah Wood nel ruolo di Frodo Baggins
Ken Stott nel ruolo di Balin
James Nesbitt nel ruolo di Bofur
Cate Blanchett nel ruolo di Galadriel
Ian Holm nel ruolo di Bilbo anziano
Rob Kazinsky nel ruolo di Fili
Christopher Lee nel ruolo di Saruman
Hugo Weaving nel ruolo di Elrond
Orlando Bloom nel ruolo di Legolas
Billy Connolly nel ruolo di Dain
Aidan Turner nel ruolo di Kili
Dean O'Gorman nel ruolo di Fili
Graham McTavish nel ruolo di Dwalin
Jeffrey Thomas nel ruolo di Thror
Stephen Fry nel ruolo di Mastro di Pontelagolungo
Ryan Gage nel ruolo di Alfrid
Mikael Persbrandt nel ruolo di Beorn
Sylvester McCoy nel ruolo di Radagast il Bruno
Peter Hambleton nel ruolo di Gloin
John Callen nel ruolo di Oin
Mark Hadlow nel ruolo di Dori
Jed Brophy nel ruolo di Nori
Michael Mizrahi nel ruolo di Thrain
William Kircher nel ruolo di Bifur
Stephen Hunter nel ruolo di Bombur
Adam Brown nel ruolo di Ori
Bret McKenzie nel ruolo di Lindir
John Bell nel ruolo di Bain
Conan Stevens nel ruolo di Bolg
Manu Bennett nel ruolo di Azog
John Tui nel ruolo di Bolg
Robin Kerr nel ruolo di Elros
 

SOGGETTO

Tolkien, J.R.R.
 

MUSICHE

Shore, Howard
 

MONTAGGIO

Olssen, Jabez
 

SCENOGRAFIA

Hennah, Dan

TRAMA

L'epica conclusione delle avventure di Bilbo Baggins, Thorin Scudodiquercia e della Compagnia dei Nani di Erebor, che hanno preteso la restituzione delle vaste ricchezze della loro madre patria. Tutti loro devono affrontare le conseguenze del risveglio del terrificante Drago Smaug, la cui ira si è scagliata contro gli uomini le donne e i bambini indifesi di Pontelagolungo. Dopo aver ceduto alla malattia-del-drago, il Re Sotto la Montagna, Thorin Scudodiquercia, sacrifica amicizia e onore nella ricerca della leggendaria Arkengemma. Incapace di aiutare Thorin a trovare la ragione, Bilbo viene costretto a fare una scelta disperata e pericolosa, inconsapevole del pericolo ancor più grande che lo attende. Un antico nemico ha fatto ritorno alla Terra di Mezzo. Sauron, il Signore Oscuro, ha mandato in avanscoperta legioni di Orchi per attaccare la Montagna Solitaria. Mentre cala il buio sul conflitto che cresce inesorabile, le razze dei Nani, Elfi e Umani devono decidere se rimanere uniti o essere distrutti. Bilbo si ritrova a combattere per la propria vita e per le vite dei suoi amici, mentre cinque grandi armate scendono in guerra...

CRITICA

"Fine. (...) Jackson, anche in questo caso, riempie ogni casella, dispiega radici e conflitti del mito, sfrutta ogni effetto speciale e dilata secondo i bisogni d'incasso, anche qui, come nel penultimo 'La desolazione di Smaug', incrollabile davanti alla noia di battaglie farraginose e siparietti da filodrammatica. Nell'insieme, 14 anni di lavoro e 7 di preparazione prima del 2001, ottimi momenti di cinema epico in pachidermico modello kolossal e cast 'tera'. Meglio l'Anello dell'Hobbit." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 19 dicembre 2014) "Cercando di rigare dritto senza lasciarsi distrarre dal significato che ha assunto - povero Tolkien - l'espressione 'terra di mezzo', eccoci al compimento della più monumentale delle saghe cinematografiche. Interamente realizzata da Peter Jackson: prima i tre film del 'Signore degli anelli' e poi i tre dello 'Hobbit'. L'azione del secondo precede quella del primo: come è accaduto con 'Guerre stellari', vediamo un prequel. (...) Il titanico confronto intorno ai principi di lealtà, onore, coraggio soccombe sotto il peso di uno spettacolo fastoso e noioso." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 dicembre 2014) "«Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate», oltre a mobilitare la sterminata compagnia degli adepti (il botteghino ringrazia), porta a compimento l'impresa di Peter Jackson, che riuscito, contro i pregiudizi culturali e politici che denigravano l'alto valore letterario di Tolkien, a rianimare, rimodellare ed esaltare le potenzialità dell'epica fantasy al cinema. (...) Anche se niente e nessuno, secondo noi, potrà eguagliare l'immensa trilogia di «Il Signore degli anelli», questa conclusione della trasposizione della saga scritta 17 anni prima del capodopera rinnova l'imponenza emotiva e visionaria della Terra di Mezzo gremita di gobbi, elfi, orchi, draghi, guerrieri e donzelle accentuando i toni oscuri e attenuando quelli comici; inciampando su qualche situazione o personaggio inventati, ma riconquistando il decisivo vigore grazie all'interminabile battaglia del sottotitolo, che convoca frotte d'inaudite creature sulla passerella d'inquadrature e sequenze da applausi a scena aperta. Un caos stupefacente per uno degli esempi più limpidi della maestria tutta grazia e brutalità di un cinema che a taluni spettatori continuerà a sembrare superfluo, mentre in realtà sta operando per la sopravvivenza stessa dell'ex arte chiave del Novecento." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 dicembre 2014) "Con 'La battaglia delle cinque armate' l'avventura di 'The Hobbit' si conclude; e subito verrebbe voglia di tirare le somme sulla cine-trilogia, rivedendo i film uno via l'altro come fossero gli atti di un'opera. Ma per il momento a imporsi all'attenzione è questo capitolo finale che traspone in 144 minuti di pellicola un centinaio scarso di pagine, introducendo cupi, epici risvolti appena sfiorati da J.R.R. Tolkien. (...) Per quanto paghi il suo pedaggio di blockbuster ipertecnologico inteso a frastornare le folle, 'La battaglia delle cinque armate', al pari dell'intera saga, regala uno spettacolo di indimenticabile suggestione visiva: terre desolate e acque plumbee, siderali ghiacciai e vette impervie, orchi di pietra e leggiadri elfi, stregoni e gnomi, è tutto un esplodere di arte e fantasia che sarebbe piaciuto a Méliès; mentre il racconto corre sul filo della fiaba, ma arricchito di inquietanti scorci da tragedia elisabettiana. Nell'eccellente stellare cast, accanto al trepido/intrepido Bilbo di Martin Freeman spicca lo shakespeariano Thorin di Richard Armitage." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 dicembre 2014) "Fine. Dopo 'II Signore degli anelli', Peter Jackson conclude il secondo trittico 'Lo Hobbit', con buona pace dei residui fan e, soprattutto, del fu Tolkien, qui strapazzato come non mai. Comunque 'La battaglia delle cinque armate' passerà alla storia, perché se non ha quasi soluzione di continuità per 145 minuti, riesce a non versare sangue: spottone antibellico o anti-Avis, chissà? (...) Rimangono negli occhi potenti coreografie marziali in cerca di epos, e i soliti pezzi forti, ovvero gli orchi e gli animaloni immaginifici: sì, non tutti i diorami CGI a 48 fotogrammi al secondo vengon per nuocere. Eppure, fuori dalla sala questa Terra di Mezzo è già superata: Mondo di Mezzo vi dice qualcosa?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 dicembre 2014) "Piacerà anche più dei precedenti. Perché stavolta la storia non si perde nel tema del «viaggio» ma è azione dalla prima sequenza all'ultima (e nessuno come Jackson sa giostrare le battaglie in digitale)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 dicembre 2014) "Azione e ritmo frenetico sono gli ingredienti vincenti dell'ultimo atto della trilogia. Con l'attacco iniziale del drago Smaug che, in 3D, è da togliere il fiato." (A.S., 'Il Giornale', 18 dicembre 2014) "Finito! Dopo 1.032 minuti di proiezione (e non considero le extended version), la saga tolkeniana chiude i battenti con l'ultima parte dedicata allo Hobbit, il volume con cui l'autore inglese aveva sfruttato il successo del 'Signore degli anelli' immaginandosi un prologo e che il regista Peter Jackson ha diluito e «integrato» per trame altri tre film, forte degli oltre tre miliardi di dollari incassati con la trilogia dedicata a Frodo e alla sua odissea. Adesso sappiamo (più o meno) tutto sull'origine del celebre anello dai magici poteri, sulle rivalità tra nani ed elfi, sul potere corruttivo dell'oro, sul drago Smaug e persino sull'amore che può infrangere leggi considerate eterne (mai amori interrazziali tra nani e elfi, e invece...). Ma soprattutto possiamo cercare di esprimere un giudizio più meditato su un universo immaginario che ha avuto l'ambizione di «colonizzare» la fantasia degli spettatori, come già 'Star Wars' o 'Harry Potter'. 'Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate' (curiosamente il più corto di tutti i film della saga: «solo» 144 minuti). (...) Ridotto così ai minimi termini, la storia lascia immaginare l'esplosione di effetti speciali messi in campo da Jackson per raccontare prima lo scontro col drago e poi la battaglia finale delle cinque armate (con una lunga appendice di duelli individuali tra orchi, nani ed elfi) ma non la lunga parentesi «shakespeariana» dove l'avidità trasforma Thorin in una specie di incrocio tra Macbeth e Shylock. Sono le scene più originali del film perché interrompono il flusso fantastico avventuroso del racconto e fanno di Thorin un personaggio tragico, talmente ossessionato dalla sua missione (recuperare le ricchezze del vecchio regno di Thrór) che dimentica amicizie, onore e dignità. Sono anche le scene che sembrano rivolgersi a un pubblico più adulto, quelle più lontane dalle forzature comiche che stonavano in 'Un viaggio inaspettato' (il primo film della trilogia dello Hobbit) e che qui sono affidate al solo personaggio del viscido Alfrid (Ryan Gage), usato come puro intermezzo di alleggerimento e che non a caso a un certo momento scompare nel nulla. Ci vorrà del tempo per valutare l'impatto (scommetto notevole) che questi film hanno avuto sull'evoluzione delle tecniche digitali. Mi sembra però che a livello di mitologia cinematografica Jackson non sia riuscito a toccare i vertici di 'Star Wars'. Ha illustrato con abilità e in certi casi con maestria il mondo di Tolkien, «sdoganandolo» da una lettura politica che lo soffocava, ma ha fatto opera originale solo a tratti, spesso per forza recitativa (penso al Gandalf di McKellen, all'Aragorn di Mortensen e al Gollum di Serkis) o per maestria digitale (sempre il Gollum ma anche il drago Smaug). Altre volte fermandosi solo a un buon livello di illustrazione." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 dicembre 2014) "Dominato da una battaglia che inizia verso il settantesimo minuto del film e che continua quasi fino alla fine, 'Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate' è il capitolo delle trilogia che più si avvicina, per tono, scala e colori, a 'Il Signore degli anelli' - il disegno di Peter Jackson quello che i suoi sei film tratti dai libri di J.R.R. Tolkien vengano visti seguendo il corso cronologico della storia, quindi a partire dalla seconda trilogia di film, quella dedicata a 'The Hobbit'. La battaglia delle cinque armate è anche, per Jackson, la conclusione di una full immersion nell'epica e nella geografia tolkeniani durata più di sedici anni (iniziò a pensare a un film nel 1997), una gran finale in cui mette un po' di tutto, come in un programma di fuochi d'artificio. Al termine di questi sedici anni - e lo si sente nell'emozione e nella cura dei particolari con cui il regista neozelandese ha realizzato anche questo capitolo - sono cambiate molte cose. Intanto, questa Terra di mezzo popolata di hobbit, elfi, nani, orchi, maghi e dei loro valori mitici è diventata «sua» quasi quanto di Tolkien. Inoltre, certi stilemi visivi - a partire dall'uso congiunto di maestosi panorami naturali e Cgi e di drammatiche riprese dall'alto che precipitano vorticosamente verso il suolo per poi riprendere quota, sono entrati nel lessico visivo abituale del grosso cinema d'azione. Ma quello che più di tutto si deve a Jackson è di aver cambiato per sempre, nobilitandola, la fantasy cinematografica. Dopo i suoi adattamenti di 'The Hobbit' e 'II Signore degli anelli', per fantasy non si intenderà mai più solo un'avventura camp popolata di uomini in calzamaglia e di donne che sembrano la parodia di un quadro preraffaelita. Più dark e ricco d'azione dei due film che lo hanno preceduto, 'La battaglia delle cinque armate', inizia esattamente dall'istante con cui si era concluso 'La desolazione di Smaug'. (...) Forzando taglia e limiti narrativi del romanzo di Tolkien (scritto dal punto di vista dell'hobbit Bilbo Baggins ) ai fini di trarne tre lungometraggi, Jackson ha trasformato 'The Hobbit' in un'esperienza molto più epica e corale di quella descritta sulla pagina. Tutte le voci e i temi che ci ha messo confluiscono e si scontrano in questo terzo film, con la fragorosa potenza di una sinfonia di Mahler o di un'opera di Wagner, ai piedi della Montagna solitaria. Meno preoccupato delle digressioni sui personaggi, di introdurre momenti comici (come aveva fatto in 'Lo Hobbit' un viaggio inaspettato) o di acrobazie visive quasi a sé stanti (...), 'La battaglia delle cinque armate' è il film più vicino a un pezzo di musica, quindi in un certo senso il più astratto. (...) Per celebrare il suo addio a Tolkien, in onore di cui tornano anche Sauron il bianco (Christopher Lee), Gandalf (Ian McKellen), la regina degli elfi Galadriel (Cate Blanchett) e l'arciere Legolas (Orlando Bloom), Jackson non risparmia nulla inscenando uno scontro finale in cui un'inesauribile serie di creature e guerrieri sembrano scaturire dalla terra e calare come cascate dalle pendici delle montagne. Tra le scene più belle e ricche di fantasia quella ambientata sul ghiaccio." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2014) "La differenza tra opera e operazione? È quella che corre tra la prima trilogia de 'Il Signore degli anelli' e questo secondo trittico 'Lo Hobbit', partito benissimo con il primo capitolo 'Un viaggio inaspettato' e chiuso in modo non memorabile da questo 'La battaglia delle Cinque Armate'. Le prime pellicole che Peter Jackson trasse tra il 2001 e il 2003 da 'Il Signore degli anelli' di Tolkien sdoganarono il famigerato genere fantasy (non esisterebbe l'acclamato 'Trono di spade' senza quei film), vinsero Oscar, lanciarono la Nuova Zelanda come paradiso terrestre, rivoluzionarono gli effetti speciali (la 'motion capture' di Gollum), innovarono la produzione (tre film girati contemporaneamente per risparmiare e mantenere alta l'energia sul set), emozionarono i tolkienani e intrigarono gli scettici. E i tre film da 'Lo Hobbit', libello più corto, leggero e garrulo scritto da Tolkien ben diciassette anni prima rispetto al Signore degli anelli? Meno belli ed epocali perché più cinici e meno ispirati. In primis: non era necessario trarre tre film da un romanzo lungo meno di un quarto de 'Il Signore degli anelli'. Soprattutto in questo terzo capitolo gli sceneggiatori allungano il brodo, annaspano alle prese con storie totalmente inventate rispetto a Tolkien (molto stucchevole l'amorazzo tra l'elfo Tauriel e il nano Kili), compaiono personaggi insopportabili come il vicegovernatore di Pontelagolungo Alfrid (assente sulla pagina) e la grande battaglia finale tra i cinque eserciti (uomini, elfi, nani, orchi e mannari... anche se questi ultimi non sono mai menzionati) è parecchio più confusionaria rispetto ai magistrali scontri de 'Le Due Torri' e 'Il Ritorno del Re'. (...) La diabolica creatura è protagonista dei primi splendidi minuti del film dove si diverte a sputare fiamme e battute perfide su Pontelagolungo, la città lacustre che per Jackson sembra uscita da un Rembrandt. Peccato che, dopo l'abbattimento di Smaug, anche il film precipiti nell'acqua. È il business, bellezza. Si voleva lucrare ancora su Tolkien. Ma questa è la copia trash di quella sublime e rivoluzionaria trilogia che fu 'Il Signore degli anelli'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 dicembre 2014)

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