THE FAMILY MAN2000

SCHEDA FILM

THE FAMILY MAN

Anno: 2000 Durata: 125 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:BEACON COMMUNICATIONS, BEACON PICTURES, HOWARD ROSENMAN PRODUCTIONS, RICHE-LUDWIG PRODUCTIONS

Distribuzione:MEDUSA

TRAMA

Jack Campbell è un broker di successo. Un giorno gli viene offerta l'opportunità di vedere la sua vita futura, scopre così che la sua macchina sportiva si è trasformata in una familiare e la sua bella fidanzata in una classica moglie. TRAMA LUNGA Nel 1987 Jack e Kate, studenti, sono molto innamorati. Lui però decide di partire per l'Europa con una borsa di studio, e lei pensa che il rapporto non debba in questo caso continuare. Tredici anni dopo. Nel 2000 Jack Campbell è un ricchissimo uomo d'affari, scapolo. E' quasi Natale, ma c'è un contratto da chiudere e una riunione la si può comunque convocare. Jack esce sotto la neve, entra in un negozio, salva un ragazzo di colore che veniva minacciato con la pistola, torna a casa e si addormenta. La mattina dopo, si sveglia in una casa nuova. Accanto a lui ci sono la moglie Kate e i figli. Jack va in ufficio ma nessuno lo conosce e viene respinto brutalmente. Accompagna i figli piccoli a scuola e poi va al suo reale posto di lavoro, impiegato in un magazzino di gomme. Non sa come organizzarsi, e allora guarda le videocassette sul loro passato familiare. Poi, rimproverato da Kate perché ha dimenticato il loro anniversario di matrimonio, porta la moglie a cena in un locale di lusso, e lì si baciano. Incontra Peter Lassiter, che era suo collega d'affari, si mette con lui in evidenza e viene assunto nella sua vecchia ditta. Propone allora di trasferire la famiglia in un casa più grande. Kate prima dice di no, poi a malincuore accetta. Ma a questo punto il suo tempo è scaduto. Jack torna ad essere il Campbell ricco e solo. Chiede allora l'indirizzo di Kate. Va a trovarla. Lei è in partenza per Parigi, dove vuole trasferirsi. Jack non si rassegna. Corre all'aeroporto, le dice quello che gli è successo e che l'ama come tredici anni prima. Kate accetta di restare.

CRITICA

"Il film consolatorio, naturalmente, sostiene che l'esistenza da padre di famiglia, più calda, semplice, affettuosa, campagnola e buona, è senz'altro quella migliore: alla melensaggine non c'è mai limite, neppure in questa imitazione di certe classiche commedie del cinema americano Anni Trenta-Cinquanta con figure magiche (vecchio, bambino, vecchietta), dove i 'se' non erano ipotesi ma realtà parallele. La fotografia di Dante Spinotti è bellissima; Nicolas Cage, nonostante tutti i suoi annosi sforzi, non è ancora riuscito a diventare simpatico; la storia che dovrebbe essere lieve, fantasiosa, ha invece un andamento piatto e greve quasi angoscioso". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 gennaio 2001). "Sono patetici il terribile sforzo di Nicolas Cage per diventare un seducente primo attore e gli errori che compie sistematicamente nello scegliere i film. 'The family man', di Brett Ratner, pretende di sostenere questo: l'esistenza da scapolo elegante, finanziere di massimo successo, circondato dal lusso, è molto peggiore e più infelice dell'esistenza da padre di famiglia dei suburbia con brutto lavoro, villetta, bambini, suoceri, cane e moglie risentita". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 1 febbraio 2001) "(??) Quando le idee scarseggiano in sceneggiatura, è sempre meglio avere una possibilità di 'doppio' in serbo. Risolve tanti guai, ma non tutti, perlomeno nel caso di 'The Family Man'. L'impatto iniziale di Jack con il suo nuovo, terrificante mondo familiare è raccontato con molti equivoci, parecchie risate, e raggiunge punte irresistibili quando la deliziosa figlia lo crede rapito dagli alieni. Ma in seguito gli arditi sceneggiatori gettano la spugna, mentre noi restiamo seduti a chiederci: e adesso come la risolveranno? Semplice, non la risolvono: al momento di interrompere l'incursione di Jack nel suo mondo parallelo, le idee precipitano in un delirio dove tutto è possibile e, francamente, ben poco torna. Peccato anche per Nicolas Cage, la cui recitazione sbalordita qui funzionava meglio che in casi precedenti". (Piera Detassis, 'Panorama', 8 febbraio 2001)

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