The constant gardener - La cospirazione2005

SCHEDA FILM

The constant gardener - La cospirazione

Anno: 2005 Durata: 129 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:Fernando Meirelles

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:romanzo "Il giardiniere tenace" di John Le Carré (Arnoldo Mondadori Editore, 2001)

Produzione:FOCUS FEATURES, POTBOILER PRODUCTIONS LTD., SCION FILMS LIMITED

Distribuzione:BIM (2006)

ATTORI

Ralph Fiennes nel ruolo di Justin Quayle
Rachel Weisz nel ruolo di Tessa Quayle
Danny Huston nel ruolo di Sandy Woodrow
Bill Nighy nel ruolo di Sir Bernard Pellegrin
Pete Postlethwaite nel ruolo di Marcus Lorbeer
Hubert Kounde' nel ruolo di Arnold Bluhm
Daniele Harford nel ruolo di Miriam
Ben Parker nel ruolo di Ispettore Deasey
Ainea Ojiambo
Andre Leenheer
Ann Achan nel ruolo di Ana
Anneke Kim Sarnau nel ruolo di Birgit
Archie Panjabi nel ruolo di Ghita Pearson
Ben Gardiner nel ruolo di Harry Woodrow
Bernard Otieno Oduor nel ruolo di Journo
Brigid M. Kakenyi
Chris Lightburn-Jones
Chris Payne nel ruolo di Mike Mildren
Christopher Okinda
Claire Simpson nel ruolo di Maude Donohue
Damaris Itenyo Agweyu nel ruolo di Moglie di Journo
Dang Wuor Dew
Donald Apiyo nel ruolo di Kioko
Donald Sumpter nel ruolo di Tim Donohue
Edgar Nicholas Rhode nel ruolo di Karl
Eva Plackner nel ruolo di Guardia
Gerard McSorley nel ruolo di Sir Kenneth Curtiss
Jacqueline Maribe nel ruolo di Wanza Kiluhu
Jeffrey Caine
Joe Christopher Rhode nel ruolo di Karl
John Keogh nel ruolo di Ufficiale immigrazione
John Moller
John Sibi-Okumu nel ruolo di Dottor Joshua Ngaba
Juliet Aubrey nel ruolo di Gloria Woodrow
Katherine Damaris
Keith Pearson nel ruolo di Porter Coleridge
Lydia M. Manyasi
Mumbi Kaigwa nel ruolo di Grace Makanga
Ng'Ang'A Kirumburu
Nick Reding nel ruolo di Crick
Nyajima Jial nel ruolo di Esmerelda
Packson Ngugi nel ruolo di Ufficale obitorio
Peter King Nzioki
Richard McCabe nel ruolo di Arthur Hammond
Rupert Simonian nel ruolo di Guido Hammond
Samuel Otage nel ruolo di Mustafa
Sidede Onyulo nel ruolo di Jonah Andika
Steenie Njoroge nel ruolo di Giornalista
Stuart Wheeler nel ruolo di Giornalista
Teresa Harder nel ruolo di Segretaria di Birgit
Thomas Chemnitz
 

SOGGETTO

le Carré, John
 

SCENEGGIATORE

Caine, Jeffrey
 
 

MONTAGGIO

Simpson, Claire
 

SCENOGRAFIA

Tildesley, Mark
 

TRAMA

L'attivista politica Tessa Quayle viene trovata morta in una remota area del Kenya del Nord. All'apparenza il movente del crimine sembra quello passionale, ma Justin Quayle, il marito della vittima, non crede alle insinuazioni di infedeltà da parte di sua moglie e decide di investigare per conto suo. Le indagini che lo porteranno a scoprire la verità sulla morte di Tess metteranno però in pericolo anche la sua stessa vita...

CRITICA

"Davanti all'ennesimo film di genere in concorso, qualcuno storceva il naso. Ma il cinema angloamericano ha sempre fatto spettacolo usando le grandi cause (in questo caso le malefatte compiute in Africa da Big Pharma, nome generico della grande industria farmaceutica). E va detto che Meirelles, pratico di orrori (erano sue le spaventose favelas di 'City of God'), non solo garantisce uno spettacolo di prim'ordine, ma incrocia informazioni ed emozioni partendo dall'inferno di Nairobi per dipanare col suo protagonista Ralph Fiennes, ingenuo diplomatico inglese, il vergognoso intreccio di interessi che ha portato al barbaro omicidio di sua moglie Rachel Weisz. Con tutti i thriller fumettistici o assurdi che si vedono, non saremo noi a fare i preziosi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2005) "Girato con qualche sovrabbondanza, ma con un'ambientazione dal vero che in una sola panoramica abbraccia i verdi campi da golf dei britannici e le baraccopoli dei dannati della terra, il film di Meirelles è l'unico che abbia coinvolto emotivamente il pubblico alla pari con il favorito 'Good Nighit, and Good Luck'. Basterà per contendergli il Leone?." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 10 settembre 2005) "Il film non è nulla di speciale, ma rimangono molto interessanti l'intervento di tipo documentaristico compiuto dal direttore della fotografia César Ciarlone sul paesaggio e sulla popolazione africana e l'effetto sociale della vicenda." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 settembre 2005) "Adattando il gran romanzo di Le Carrè (Mondadori), il brasiliano Meirelles intreccia con molta abilità epoche e livelli narrativi come già faceva in 'City of God'. Lo stupore e il dolore privati di Ralph Fiennes aggiungono concretezza personale all'indignazione per gli abusi delle multinazionali, sostenute dall'alto in Africa come in Europa. Il prima e il dopo-delitto si mescolano trascinati da un flusso di immagini sempre molto seducenti che fondono l'effetto-verità di riprese mobilissime, stile documentario, a un senso smagliante dei colori. Morale: l'Africa non è mai stata più bella e più atroce. Un occhio alla denuncia, uno allo spettacolo (la moglie è l'incantevole Rachel Weisz) , 'The Constant Gardener' è solo un film di genere . Ma nel suo genere è raro trovare di meglio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 marzo 2006). "Passato senza echi all'ultima Mostra veneziana, 'The Constant Gardener - La cospirazione' (tratto dal romanzo di un ormai senile John Le Carré) racconta con indignata partecipazione il complotto di una multinazionale farmaceutica ai danni del popolo africano. Interpretato da un Ralph Fiennes al di sotto della sua classe e diretto dal brasiliano Fernando Meirelles che aveva dato ben altra prova di sé nell'avvincente 'Cidade de Deus', il film si barcamena tra le parole d'ordine terzomondiste, i volteggi documentaristici sulle favelas e una love story alquanto convenzionale. Del resto con un occhio (troppo) puntato sulla denuncia e l'altro (troppo) affascinato dallo spettacolo, il quadro non poteva che risultare strabico: come dimostrano le numerose finezze stilistiche (panorami cartolineschi, ritmo sovreccitato, musica etnica a base di percussioni, riprese con la camera a mano, montaggio ellittico tempestato di flashback) che a poco a poco fagocitano il film e lo rendono farraginoso, prevedibile e ordinario." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 marzo 2006). "Nello stile della rappresentazione, meticcio quanto la storia che racconta, Meirelles sposa la fiction con la forma documentaristica, traducendo l'urgenza della denuncia in atteggiamenti da 'cinema diretto'. Nello stesso tempo, però, si lascia andare a esercizi di stile, come nel precedente 'City of God'. Senza rendersi conto che la mescolanza di realismo e stilizzazione si fagocita, poco a poco, la denuncia di una realtà miserabile, somma dello strapotere delle multinazionali, della corruzione dei governi post-coloniali, delle condizioni di vita dei sudditi; rendendo il tutto un po' artificioso e irritanti alcuni dei momenti di maggiore tensione drammatica. E poi, diciamolo: vedere volti di star mischiati a volti di bambini africani affamati produce quell'effetto di 'abiezione' di cui parlava Serge Daney. Anziché dare visibilità agli 'invisible children', le star vi si sovrappongono, li sostituiscono, finiscono per cancellarli." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 marzo 2006)

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