Split2017

SCHEDA FILM

Split

Anno: 2017 Durata: 117 Origine: USA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:M. Night Shyamalan

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MARC BIENSTOCK, JASON BLUM, M. NIGHT SHYAMALAN PER BLINDING EDGE PICTURES, BLUMHOUSE PRODUCTIONS

Distribuzione:UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY

ATTORI

James McAvoy nel ruolo di Kevin
Anya Taylor-Joy nel ruolo di Casey Cooke
Betty Buckley nel ruolo di Dott.ssa Karen Fletcher
Haley Lu Richardson nel ruolo di Claire Benoit
Jessica Sula nel ruolo di Marcia
Brad William Henke nel ruolo di Zio John
Izzie Coffey nel ruolo di Casey bambina
Sebastian Arcelus nel ruolo di Padre di Casey
Rosemary Howard nel ruolo di Madre di Kevin
Neal Huff nel ruolo di Sig. Benoit
Robert Michael Kelly nel ruolo di Joe
Jerome Gallman nel ruolo di Vince
M. Night Shyamalan nel ruolo di Jai
Jon Douglas Rainey nel ruolo di Dott. Clerque
Junnie Lopez nel ruolo di Geraldo
Kim Director nel ruolo di Hannah
 

SCENEGGIATORE

Shyamalan, M. Night
 

MUSICHE

 

MONTAGGIO


Ciarrocchi, Luke
 

SCENOGRAFIA

LePere-Schloop, Mara
 

COSTUMISTA

Delgado, Paco
 

TRAMA

Anche se Kevin ha mostrato ben 23 personalità - ognuna delle quali con una propria particolare fisicità - alla sua psichiatra di fiducia, la dottoressa Fletcher, ne rimane ancora una nascosta, in attesa di materializzarsi e dominare tutte le altre. Costretto a rapire tre ragazze adolescenti guidate da Casey, giovane molto attenta ed ostinata, Kevin inizia una guerra per la sopravvivenza sia nella sua mente - tra tutte le personalità che convivono in lui - che intorno a lui, mentre le barriere delle sue varie personalità cominciano ad andare in frantumi.

CRITICA

"I serial killer secondo un autore sempre singolare, appassionato di fobia, paranormale, psichiatria sociale e colpi di scena. Più che al Norman Bates di 'Psycho', assassino nei vestiti della madre, il multi trasformista Kevin assomiglia al micidiale Milligan, criminale da 24 personalità e omicidi di adolescenti negli Usa fine 70. (...) Shyamalan interviene nei film di genere come Kubrick quando voleva e poteva dire la parola definitiva. Ma non è Kubrick. McAvoy mattatore da Oscar. Qualche giochino di troppo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 febbraio 2017) "Dopo un avvio ottimo, Shyamalan, che non rinuncia al sesto senso, non riesce a superare il ridicolo della situazione psichiatrica (...) il film mantiene i doni professionali del regista che però sembra aver perso i contatti con i generi e nel fare un film claustrofobico sotterraneo (il perché alla fine) non crea suspense. James McAvoy si moltiplica ma non agguanta il mistero di un male incurabilmente velato in ciascuno di noi. L'accumulo degli ego, certo pure coi tacchi, porta a una psycho sazietà senza altri indizi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 gennaio 2017) "Shyamalan (...) dopo un incessante susseguirsi di cadute e risalite, torna fedele a Filadelfia e agli scantinati come set, ai ribaltamenti a sorpresa, all'interesse per la paura umana e per i tormenti religiosi in versione ossessiva. (...) Coinvolto a qualche titolo nei progetti di dare seguito a saghe e serie, imprevedibile contaminatore di generi, suggestioni e magisteri (Hitchcock di 'Psycho', De Palma e Polanski, Stephen King, 'Il silenzio degli innocenti'), il regista realizza la missione impossibile di far coabitare horror, thriller e fantastico con le inquietudini bergmaniane. Virtuosistica prestazione dell'attore scozzese James McAvoy." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 26 gennaio 2017) "Si sa che sul disturbo dissociativo d'identità, i pareri della scienza sono divisi, ma questo non è certo un problema per M. Night Shyamalan, un regista che ama il registro del soprannaturale e qui firma un horror dei suoi migliori (...). Nei panni del protagonista James McAvoy arpeggia con istrionico virtuosismo, ma penalizzato dal fatto di incarnare un personaggio privo di centro." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 gennaio 2017) "Se non fosse firmato da Shyamalan, il regista di «Il sesto senso» che in seguito si è espresso tra luci e ombre a dispetto dell'indiscutibile talento, «Split» rischierebbe d'essere percepito come un thriller qualsiasi. Basterebbe, peraltro, il flash in extremis (non lasciate la sala prima dei titoli di coda) a dimostrare che si tratta di un prodotto insolito, in grado di destabilizzare gli spettatori già tramortiti da un traliccio narrativo inquietante e soprattutto dalla performance del protagonista McAvoy. (...) un percorso di grana grossa ma terribilmente angoscioso, sia quando tende la canonica tensione, sia quando atterrisce con docce di pura adrenalina, sia quando sceglie inopinatamente di allestire duelli mentali modello «Psyco». Le forzature non mancano, ma la perversione sullo schermo risponde benissimo ai requisiti del genere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 gennaio 2017) "A volte ritornano. Dopo un lungo periodo di appannamento, il regista (...) M. Night Shyamalan si rimette in sesto: costato 9 milioni di dollari già ampiamente ripagati nel primo weekend Usa (...), il suo 'Split' dimostra che i soldi non fanno i buoni film e che il talento, se c'è, prima o poi riemerge. Nulla per cui gridare al miracolo, ma il film mantiene quel che promette: tensione, divertimento e qualche gustoso MacGuffin. Non bastasse, c'è pure una buona prova d'attore: sebbene l'inteso Joaquin Phoenix, un pazzo vero, avrebbe probabilmente fatto meglio, la seconda scelta James McAvoy inscena le ventitré differenti personalità del protagonista Kevin, più l'insorgente ventiquattresima, con istrionismo e palese soddisfazione. (...) Aderenza al genere, ricorrenze autoriali e facilità registica, il thriller sembra barattare il voltaggio metafisico caro al primo Shyamalan con il disagio psichico, eppure i cultori del regista indiano non rimarranno delusi, anzi. Sì, 'Split' ha personalità da vendere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 gennaio 2017) "Piacerà a patto che seguiate due buoni consigli. Uno, è che alla visione di 'Split' ci andiate in buona disposizione d'animo (e di stomaco). Perché altrimenti metterete in moto la reazione di rigetto. Non senza motivi. Le smanie autoriali non hanno abbandonato M. Night Shyamalan anche se i flop degli ultimi dovrebbero avergli fatto scendere l'autostima. E quindi le due ore sono fitte di compiacimenti direttoriali, di riferimenti agli altri film precedenti, di tentativi di andare oltre quello che son riusciti a fare i precedenti registi di 'Split'. Altra raccomandazione. Scordatevi che Night 18 anni fa ha diretto 'Il sesto senso' e 16 or sono ha dato 'Unbreakable' e nel 2004 fece 'The Village'. No, Night non è più quello, e probabilmente non lo sarà più (chi ha detto che le vene creative sono inesauribili?). Ma non è nemmeno il mestierante fiaccato che in tempi recenti ci ha annichilito con 'After Earth' e 'L'ultimo dominatore dell'aria'. No, il Night odierno avrà perso il tocco geniale, ma la suspense la sa costruire eccome. Calandosi per una volta non nella mente del buono, ma in quella (anzi in quelle) del cattivo. Che è la sua prima vittima. (...) Orchestrati da un Night ormai decisamente ringalluzzito, i colpi di scena arrivano sempre puntuali (coi tempi cinematografici) ma sempre inaspettati. Compreso quello del finale, anzi del sottofinale. Non abbiate fretta a lasciare la sala, perdereste un cameo con Bruce Willis che ribalta tutto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 gennaio 2017) "La rinascita di Shyamalan passa da questo thriller che ti tiene inchiodato per quasi tutto il film. Peccato che una delle personalità non gli abbia scritto un finale più decente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 26 gennaio 2017) "Il serial killer secondo un autore sempre singolare, appassionato di fobia, paranormale, psichiatria sociale e colpi di scena. Più che al Norman Bates di 'Psycho', assassino nei vestiti della madre, il multi trasformista Kevin assomiglia al micidiale Milligan, criminale da 24 personalità e omicidi di adolescenti negli Usa fine 70. (...) Shyamalan (...) interviene nei film di genere come Kubrick quando voleva e poteva dire la parola definitiva. Ma non è Kubrick. McAvoy mattatore da Oscar. Qualche giochino di troppo." ('Nazione-Carlino-Giorno', 26 gennaio 2017)

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