Simon Konianski2009

SCHEDA FILM

Simon Konianski

Anno: 2009 Durata: 100 Origine: BELGIO Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Micha Wald

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:-

Produzione:JACQUES-HENRI BRONCKART, OLIVIER BRONCKART PER VERSUS PRDUCTION, CAROLE SCOTTA, RICHARD LALONDE, ARLETTE ZYLBERBERG PER HAUT ET COURT, FORUM FILMS, RTBF

Distribuzione:FANDANGO (2010)

ATTORI

Jonathan Zaccaï nel ruolo di Simon
Nassim Ben Abdeloumen nel ruolo di Hadrien
Abraham Leber nel ruolo di Maurice
Irène Herz nel ruolo di Mala
Judka Herpstu nel ruolo di Ernest
Marta Domingo nel ruolo di Corazon
Popeck nel ruolo di Ernest
Ivan Fox nel ruolo di Jorge
David Bass nel ruolo di Tevie
Lise De Henau nel ruolo di Sonia
Michel Laubier nel ruolo di Dan Salik
Jean Lescot nel ruolo di Rabbi Berger
Stefan Liberski nel ruolo di Samy Rebenski
Gustavo Miranda nel ruolo di Karl
Mohamed Ouachen nel ruolo di Signor Timour
Lise Roy nel ruolo di Dottoressa Lalonde
Denyse Schwab nel ruolo di Signora Hirschfeld
Nicolas Fellner nel ruolo di Poliziotto tedesco
Stanislaw Kyryllov nel ruolo di Musicista ucraino
 

SOGGETTO

Wald, Micha
 

SCENEGGIATORE

Wald, Micha
 

MONTAGGIO

Rossberg, Susana
 

SCENOGRAFIA

Falguères, Anna
 

COSTUMISTA

Nadia Chmilewski

TRAMA

Simon ha 35 anni e un figlio di 6, ma per un caso del destino si trova a dover tornare a vivere per un periodo a casa di suo padre Ernest, un anziano ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio. Sin da subito la convivenza risulta difficile e a complicare le cose ci si mettono gli zii Maurice e Mala, onnipresenti e decisi a trovare una brava ragazza ebrea per Simon. Quando però Ernest muore, Simon decide di esaudire le sue ultime volontà: essere sepolto nel suo villaggio natale. Il viaggio nel cuore dell'Ucraina rurale, con a seguito il paranoico zio Marcel, il suo figlioletto e il fantasma 'conviviale' di suo padre, sarà pieno di sorprese...

CRITICA

"Benvenuti nel mondo beffardo ma commovente di 'Simon Konianski', il film rivelazione del 34enne belga Micha Wald, che applica allo schema sempre cauto del cinema-sulla-Shoah una cura esplosiva. Gag perfette da cinema muto, irresistibili musiche tropicali, energia contagiosa da videoclip. E un'irriverenza che non risparmia niente e nessuno. (...) Un divertimento, un ritmo, una golosità (in filigrana si sente il cinema dei fratelli Coen e di Wes Anderson), che non escludono affatto la serietà dell'impresa e testimoniano tutta la vitalità di una cultura in continua trasformazione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2009) "Siamo già ben disposti, la commedia yiddish belga non delude. Più tardi una lapide sarà riciclata, una jewish princess verrà rifiutata, un nipote ascolterà le storie dei lager che il figlio non ha voluto sentire. Dopo 'Up in the Air', con George Clooney, il film più bello del festival." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 20 ottobre 2009) "Il risultato è una commedia insolita e dissacrante, che riesce a farci ridere anche dei kapò e che alterna momenti di pura comicità slapstick a una «scorretta» (ma mai offensiva) lettura dell'ebrietudine." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 ottobre 2009) "Film di finzione paragonabile alla splendida scoperta dell'anno scorso 'Louise Michel'. La bellissima opera di Micha Wald è un'antologia dell'ebraismo presente, passato e futuro, dalla diaspora all'ortodossia, dal laicismo filo palestinese allo scontro generazionale che in una cultura in guerra diventa un fattore antropologico e politico esplosivo. Un romanzo di formazione, una saga familiare grottesca, uno scalcagnato road movie che ti lavora dentro, dissacrando dogmi, orgogli e pregiudizi con irriverente e incosciente genialità. All'altezza di un alfiere del cine-ebraismo critico e comico di Dany Levy." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 ottobre 2009) "Buffa, ma non troppo originale, nè abbastanza spiritosa commedia del carneade ebreo belga Micha Wald, che sbeffeggia, senza tanti complimenti, riti, usanze e manie yiddish. (...) Troppo lungo il prologo per farci conoscere la famigliola, né spassoso né commovente il tormentato pellegrinaggio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 aprile 2010) "Frontale con coppia su panchina. Padre e figlio, nonno e nipote, su un divano, su un letto. Istantanee familiari da 'Simon Konianski', secondo lungometraggio del trentacinquenne belga Micha Wald. Film in cui ci si può amorevolmente, dignitosamente, festosamente perdere. (...) Ricordandoci che in 'Simon Konianski' l'atmosfera è dissacrante: rispetto alla morte, rispetto all'ebraismo di supporto e riporto. Il conflitto, tanto per intenderci, che si sviluppa è, almeno per mezz'ora, di malcelata ribellione di Simon (Jonathan Zaccai) nei confronti dei luoghi comuni che accompagnano la tradizione ebraica, rappresentati dall'arcigno papino (interpretato dallo one man show franco ebraico Popeck). (...) Così il classico on the road post mortem, countryside ridanciano con piume d'oca svolazzanti, serve per una riconciliazione laica del protagonista rispetto ad un'invadente e rigida tradizione familiare. Più importante è ciò che accade in itinere, rispetto alla meta/sepoltura. Visivamente lo spazio si apre e senza ridondanti barocchismi benigniani si sfiora l'architettura e la simbologia del campo di concentramento. La fisionomia della verità storica passa attraverso il filtro interpretativo di un regista trentacinquenne con un alter ego scenico dagli occhialini alleniani (Woody Allen poi non c'entra più nulla) spaccati e riscocciati di continuo. Conta il silenzio, mirabile, quando serve, sinuoso; nuove pause; nuove rielaborazioni eticamente rispettose del passato. Vedi il bordone musicale che mescola Louis Prima, Nino Ferrer, Alan Sorrenti, gli Ugly Duckling. O la felpa con stampato Bagdad. Rispettosamente scorrettissima." (Davide Turrini, 'Liberazione', 9 aprile 2010) "Siamo in zona 'Ogni cosa è illuminata', ma 'Simon Konianski' trova la sua cifra originale nella descrizione esilarante della complessità del rapporto fra generazioni. Il regista 36enne Micha Wald omaggia la tradizione yiddish facendo ridere anche delle tragedie: memorabile la scena in cui lo zio si fa togliere una multa da un poliziotto tedesco citando i familiari morti nell'Olocausto." (Paola Casella, 'Il Sole 24 Ore', 9 aprile 2010) "Ma ogni cosa non è illuminata nel film di Micha Wald, che spesso non trova il registro giusto per appassionarci a una storia che ha momenti di sana acidità di matrice culturale yiddish su affetti in panne." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 aprile 2010) "Digerire un padre che riversa ogni aspettativa sul proprio figlio non è mai impresa semplice e se poi il padre è quello di Simon, adulto sospeso fra utopie alla Peter Pan rigurgiti rivoluzionari, tutto si complica perché di mezzo c'è una storia grande come l'olocausto, il desiderio di raccontare l'indicibile e insieme di fuggire lontano dal passato. A separare i due universi sentimentali e conflittuali c'è per Hadrien, a sua volta figlio e nipote, bambino pronto a ascoltare lo scomodo nonno con lo stupore tipico dell'infanzia e la capacità di trasformare anche l'onore in una avventura immaginaria. Sono queste le premesse per assaporare la commedia yiddish 'Simon Konianski' (...), diretta da Micha Wald, classe 1974, belga, al suo secondo lungometraggio dopo 'Voleurs de chevaux'. (...) La sua commedia è stata accostata a film come 'La vita bella di Roberto Benigni' o alle performance di Woody Allen." (Arianna Di Genova, 'Il Manifesto', 8 aprile 2010) "Letteralmente da non perdere . Tra i Coen e 'Little Miss Sunshine', un road movie picaresco, esilarante e commovente, all'insegna della memoria dolorosa, della sferzante autoironia, della brillante intelligenza della cultura ebraica. (...) Un film perfetto." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 aprile 2010)

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