Rocky Balboa2006

SCHEDA FILM

Rocky Balboa

Anno: 2006 Durata: 102 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, SPORTIVO

Regia:Sylvester Stallone

Specifiche tecniche:35 MM, TECHNICOLOR

Tratto da:personaggi ideati da Sylvester Stallone

Produzione:MGM, ROGUE MARBLE, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, REVOLUTION STUDIOS, CHARTOFF-WINKLER PRODUCTIONS, UNITED ARTISTS

Distribuzione:20TH CENTURY FOX ITALIA (2007) - DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

ATTORI

Sylvester Stallone nel ruolo di Rocky Balboa
Burt Young nel ruolo di Paulie
Milo Ventimiglia nel ruolo di Rocky Balboa Jr.
Geraldine Hughes nel ruolo di Marie
Antonio Tarver nel ruolo di Mason 'The Line' Dixon
James Francis Kelly III nel ruolo di Steps
Tony Burton nel ruolo di Duke
Henry G. Sanders nel ruolo di Martin
Tim Carr nel ruolo di Buddy
A.J. Benza nel ruolo di L.C. Luco
Angela Boyd nel ruolo di Ragazza ubriaca al banco del bar
Frank Bednarz nel ruolo di Tifoso al bordo del ring
Frank Hansen nel ruolo di Proprietario del bar
James Binns nel ruolo di Procuratore
Marvin Beck nel ruolo di Uomo d'affari nel pub irlandese
Michael Ahl nel ruolo di Proprietario del ristorante
Michael Buffer nel ruolo di Se stesso
Nancy de Zutter nel ruolo di Proprietaria del ristorante
Peter Defeo nel ruolo di Venditore
Rick Collum nel ruolo di Impiegato nell'ufficio
Ron Borges nel ruolo di Reporter
Tony Devon nel ruolo di Vicino di casa
 
 

SCENEGGIATORE

Stallone, Sylvester
 

MUSICHE

Conti, Bill
 

MONTAGGIO

Albertson, Sean
 
 

COSTUMISTA

Patch, Gretchen

TRAMA

Il leggendario campione di pugilato Rocky Balboa dalla morte dell'amata Adriana conduce una vita solitaria e gestisce un piccolo ristorante nella natia Filadelfia, dove gli avventori passano il tempo ascoltando le storie del suo glorioso passato. Tuttavia, per il 50enne Rocky il richiamo del ring diventa molto forte dopo la visione di un suo vittorioso incontro virtuale contro il giovane Mason Dixon, campione in carica dei pesi massimi. Mosso più dall'amore per i guantoni che dalla smania di vittoria, Rocky decide di riprendere a boxare con l'aiuto degli amici di un tempo e del figlio Rocky Jr., e arriva ad accettare la sfida 'reale' lanciata dallo stesso Dixon...

CRITICA

"Arrendersi all'emozionante ultima puntata della vita di Rocky Balboa non è cosa di cui vergognarsi. Con sincero slancio Stallone ripresenta il suo eroe, bolso oltre ogni immaginazione, a torso nudo davvero inguardabile. Eppure la vicenda funziona come racconto popolare, irrealistico ma ricco di simpatia, di sentimenti emarginati da una nuova società, di un calibrato sentimentalismo che non esclude l'ironia. Sceneggiato e diretto da Stallone, 'Rocky Balboa' si consegna al pubblico nella speranza che i sacerdoti della 'kultura' d'élite vadano a trastullarsi con altre vicende. Qui c'è solo un déjà vu rassicurante, rozzo e travolgente. (...) del rockysmo e con un po' di commozione e un salto di adrenalina si esce dalla sala soddisfatti." (Adriano Di Carlo, 'Il Giornale', 12 gennaio 2007) "Il bello è tutto qui, un piccolo miracolo. La terra è stata devastata da guerre, l'America e il mondo dall'11 settembre, anche il pugilato è spesso videogame per bambini rincretiniti ma lo 'stallone italiano' non ne viene scalfito. Accade agli eroi senza tempo. Ha il coraggio granitico di John Wayne, il sentimento paterno di Spencer Tracy, l'altruismo selvaggio di Weissmuller. Nulla cambia nella struttura del racconto perchè così è giusto che sia: compassione, adrenalina da sfida anche contro lo scetticismo dei suoi comprensibili detrattori. Infine il match improbabile contro il giovane campione dei pesi massimi, i minuti più riusciti del film confezionato da uno Stallone in stato di grazia. Il resto sono spruzzate di intelligente autoironia, un po' di retorica, pugni, attesa. A sessant'anni Stallone tiene ancora sulla corda." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero, 12 gennaio 2007) "Sembrava che avesse appeso i guantoni al chiodo, Rocky Balboa, nella quinta puntata di una delle saghe più lunghe e popolari della storia del cinema, iniziata trent'anni fa. E invece a diciassette anni di distanza da 'Rocky V', Sylvester Stallone ha voluto tornare sul ring e rimettersi dietro la macchina da presa per prolungare l'eroica vicenda del pugile dei bassifondi che ha trovato il riscatto sociale abbattendo temibili campioni dei pesi massimi. (...) Con 'Rocky Balboa' Stallone, che è anche sceneggiatore, torna alle atmosfere realistiche degli episodi iniziali (e cita esplicitamente il primo, con la corsa sulle scale di Philadelphia), ricorre spesso a brevi flash-back e punta con modestia alla credibilità della storia e del personaggio. E alla fine si ha soprattutto la sensazione che, come diceva Morin, la star e il personaggio si contaminano a vicenda." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 13 gennaio 2007) "Un film all'insegna della semplicità. Semplice nella realizzazione, semplice nelle emozioni che comunica e nei valori che propone. Che sono due. Il primo: non bisogna mai rinunciare ai propri sogni. Il secondo: ci vogliono cuore e passione nella vita, e il vero coraggio è quello di resistere. Come dice Rocky al figlio Robert: non è tanto importante colpire quanto resistere ai colpi. Sapersi rialzare in piedi e continuare a combattere." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 12 gennaio 2007) "Si avvera la profezia dell''Aereo più pazzo del mondo': 'Rocky 28'. Stallone, a 60 anni, è irriconoscibile nei connotati: sembra Gassman nel finale dei 'Mostri' del grande Risi, quello dei pugili suonati. Lasciato il suo mitico boxeur Oscar '76 al quinto capitolo flop del '90, lo riprende ora contando sull'effetto 'che importano le candeline se si crede in se stessi' e lo rimette sul ring contro Dixon (il pugile Antonio Tarver). Ha il pudore di non farlo vincere, dopo molto sangue e sudore al ralenti, ma quasi: gli dà vittoria morale. (...) Stallone scrive senza spirito, produce, recita (ha la palpebra molle da cartone, ma è l'unico attore che con occhi aperti o chiusi fa lo stesso) ed elogia la propria umanità per tre quarti di film. Tampinando, nell'ordine, il figlio oscurato dalla leggenda paterna, l'ex ragazza madre Marie con rampollo rapper e altri vari ed eventuali malcapitati tra cui il vecchio complice Burt Young. Questo suo 'Rocky Balboa' senza numero progressivo, 98 kg e 400 di italian stallion, è un inno alla retorica, e non manca neppure il cane randagio e il finale sulla tomba della moglie. In match con lo stucchevole modello, Stallone manca d' autoironia, firma una storia fiacca e inerte in cui diventa cult la rievocazione di un falso mito cinematografico. Ci si accontenta di poco. Ma è tutto così falso, così spot per maggioranze rumorose, che diventa molesto e soprattutto noioso. E viene minacciato anche un 'Rambo IV'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 gennaio 2007) "Ormai ai margini della Hollywood che conta, Stallone riprende il suo personaggio più celebre non per aggiornarne l'immagine ma per riflettere sul mito e rivendicare il diritto a un cinema che sia l'opposto delle regole oggi alla moda: personaggi senza glamour, marginalizzazione sociale, e urbana (ma senza la rabbia degli esclusi), solidarietà che nasce dalla rassegnazione, più che una polemica una rivendicata lontananza dai valori inseguiti dal figlio. E un masochistico aggiornamento del mito Hemingwayano del "cadere in piedi" che lo porterà a farsi massacrare di pugni per scoprire di essere ancora capace di rialzarsi. Identificandosi in maniera totale con il suo personaggio, Stallone-Rocky racconta se stesso e il suo cinema con una sincerità disarmante e le scene finali (...) sembrano il commovente testamento di un dinosauro conscio del suo imminente addio. " (Paolo Mereghetti,' Io Donna', 20 gennaio 2007)

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