SCHEDA FILM

Risate di gioia

Anno: 1960 Durata: 106 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:racconti 'Risate di Gioia' e 'Ladri in chiesa' di Alberto Moravia

Produzione:SILVIO CLEMENTELLI PER TITANUS

Distribuzione:TITANUS - MONDADORI VIDEO

TRAMA

"Tortorella" è una generica di Cinecittà, che per vivere fa delle piccole parti, ma si dà delle arie da diva. L'ultimo giorno dell'anno riceve un invito a cena da una comitiva di conoscenti che, essendo in tredici, vogliono evitare il numero infausto. Quando l'arrivo di altri ospiti rende inutile la sua presenza, Tortorella viene piantata in asso. Per non restare sola, s'accompagna ad Umberto, un ex attore di infimo ordine, che le fa la corte. Questi però ha promesso la sua collaborazione a Lello, un borseggiatore, che vuole approfittare della confusione della notte di San Silvestro per tentare qualche colpo. Accade così che la donna, che non sa nulla di tutto questo, si trovi immischiata nei maneggi di Umberto e Lello. Quest'ultimo per evitare che Tortorella scopra la verità, finge di essere innamorato di lei, e la donna finisce col ricambiare sinceramente l'affetto. Ma la sua presenza manderà regolarmente all'aria i disegni del ladro e del suo rassegnato compare. All'alba, i tre vengono cacciati in malo modo da una casa nella quale s'erano introdotti. Umberto vorrebbe aprire gli occhi a Tortorella, ma la donna è troppo innamorata per poter ammettere che Lello si prenda gioco di lei. Quando lo vede entrare in chiesa, lo crede in preda al rimorso: lo sorprende invece nell'atto di rubare una preziosa collana dal collo della statua della Vergine. Scoperto il furto, Tortorella s'addossa la colpa e finisce in prigione. Uscirà il giorno di Ferragosto: Umberto, il suo vecchio amico e corteggiatore, sarà lì ad attenderla.

CRITICA

"Il film, che ha desunto il soggetto da due racconti di Moravia, ha sul principio un tono leggero e sorridente: man mano che la narrazione si sviluppa, il lavoro evolve tentando accenti drammatici, ma in questo trapasso rivela sensibili lacune. Lo studio psicologico dei personaggi si perde troppo spesso in inutili notazioni; il racconto è reso frammentario da non necessarie parentesi." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 48, 1960)

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