Racconto d'inverno1991

SCHEDA FILM

Racconto d'inverno

Anno: 1991 Durata: 117 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Eric Rohmer

Specifiche tecniche:PANORAMICA, 35 MM

Tratto da:.E

Produzione:MARGARET MENEGOZ PER LES FILMS DU LOSANGE, CER, CON LA PARTECIPAZIONE DI SOFICAS, INVESTIMAGE, SOFIARP, CANAL+

Distribuzione:ACADEMY PICTURES (1992) - RCS FILMS & TV

ATTORI

Charlotte Véry nel ruolo di Félicie
Frédéric van den Driessche nel ruolo di Charles
Michel Voletti nel ruolo di Maxence Michael Voletti
Hervé Furic nel ruolo di Loïc
Ava Loraschi nel ruolo di Elise
Christiane Desbois nel ruolo di La madre
Rosette nel ruolo di Amélie, la sorella
Jean-Luc Revol nel ruolo di Il cognato
Haydée Caillot nel ruolo di Edwige
Jean-Claude Biette nel ruolo di Quentin
Marie Rivière nel ruolo di Dora
Roger Dumas nel ruolo di Léontès
Danièle Lebrun nel ruolo di Paulina
Diane Lepvrier nel ruolo di Hermione
Edwige Navarro nel ruolo di Perdita
François Rauscher nel ruolo di Florizel
Daniel Tarrare nel ruolo di Polyxènes
Eric Wapler nel ruolo di Un lord
Gaston Richard nel ruolo di Un altro lord
Maria Coin nel ruolo di La flautista
 

SOGGETTO

Rohmer, Eric
 

SCENEGGIATORE

Rohmer, Eric
 
 

MONTAGGIO

Stephen, Mary
 

TRAMA

La giovane Félicie, che lavora in un salone di bellezza parigino di proprietà del parrucchiere Maxence, trascorre talvolta la notte dal suo Loïc, un bibliotecario, che abita nella periferia ovest della città, e talvolta nella periferia sud, dalla madre a cui ha affidato Elise, la piccola figlia che ha avuto quattro anni prima dal giovane Charles, un cuoco incontrato in Bretagna durante l'estate e del quale ha perso le tracce poiché al momento di separarsi, ha sbagliato a scrivere il suo indirizzo e non si è fatta dare il suo. Non sopportando l'intellettualità di Loïc, di cui si sente inferiore, Félicie accetta la proposta di Maxence, che si è innamorato di lei, di trasferirsi a Nevers con lui. In realtà la donna non è innamorata di nessuno dei due, mentre è ossessionata dal vivido ricordo di Charles. Ha perduto la speranza di ritrovarlo, ma immagina di vederlo ovunque e giunge perfino a correre dietro una figura di uomo in cui ha creduto di riconoscere colui che per lei è sempre stato e sempre sarà l'unico grande amore della vita. Dopo quattro giorni, Félicie torna da sua madre a Parigi e va da Loïc. Non accetta però di andare a vivere da lui: non è tornata per lui e non vuole legarsi a nessun uomo. Saranno soltanto amici perché Félicie ha deciso di sacrificare la sua esistenza, perché un giorno, se dovesse ritrovare Charles, quello sarebbe la più grande gioia della vita. Un giorno mentre si trova sulla metropolitana con Elise, incontra per caso Charles. Forse i suoi sogni diventeranno realtà.

CRITICA

"Nel film di Rohmer tutto ha sempre origine da un incidente. Qui ci sono addirittura due contrattempi concomitanti: lei sbaglia il proprio indirizzo nel darlo all'amato partente, lui non pensa a darle un suo recapito in America. 'Racconto d'inverno' non pare una delle opere migliori del celebre regista. La vicenda è imperniata su Felicie, una ragazza inquieta, che nel suo intimo spera ancora, in maniera del tutto irrazionale, di ritrovare dopo alcuni anni il suo grande amore, intanto però ha due amanti, fra i quali non sa decidersi, cosicché finiscono col diventare irritanti i continui passaggi della protagonista dal parrucchiere Maxence al filosofo Loic, e viceversa, i quali, del resto, si rassegnano molto facilmente ad essere lasciati da lei improvvisamente. Solo la figura della ragazza è credibile, perché presenta una creatura realmente reperibile nella società d'oggi, che, coi suoi cambiamenti di decisione, è capace di distruggere la vita degli altri, senza darsene pensiero. E' positivo però il fatto che Felicie non abbia neppure pensato di abortire, pur non avendo notizie del padre della sua bambina, e che la meditazione fatta in chiesa abbia fatto capire al suo spirito confuso che per unirsi ad un uomo per sempre deve amarlo di un immenso amore, e non di un amoretto. Quindi nel film si alternano parti positive ed efficaci e molte altre piuttosto ripetitive e noiose. Ciò che però turba veramente l'equilibrio del lavoro è il finale, così edulcorato da provocare una grossa caduta di tono." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 114, 1992)

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