Quando la notte2011

SCHEDA FILM

Quando la notte

Anno: 2011 Durata: 108 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Cristina Comencini

Specifiche tecniche:PANAVISION CAMERAS AND LENSES, 35 MM, D-CINEMA

Tratto da:romanzo omonimo di Cristina Comencini (ed. Feltrinelli)

Produzione:RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI E MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA CON LA COLLABORAZIONE DI FIP E LUMIQ STUDIOS

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

ATTORI

Claudia Pandolfi nel ruolo di Marina
Filippo Timi nel ruolo di Manfred
Thomas Trabacchi nel ruolo di Albert
Denis Fasolo nel ruolo di Stefan
Michela Cescon nel ruolo di Bianca
Manuela Mandracchia nel ruolo di Luna
Franco Trevisi nel ruolo di Gustav
 
 

MUSICHE

Farri, Andrea
 

MONTAGGIO

Cavelli, Francesca
 

SCENOGRAFIA

Basili, Giancarlo
 

COSTUMISTA

Sartori, Francesca

TRAMA

Manfred è una guida alpina, chiuso e sprezzante da quando sua moglie se ne è andata con i due figli. Marina ha preso in affitto l'appartamento sopra quello di lui, per trascorrere un mese di vacanza con il suo bambino. Una notte, qualcosa succede nell'appartamento di Marina e Manfred interviene. Da quel momento lui si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile mente lei riuscirà ad intuire l'origine della rabbia e dell'odio di Manfred per lei e per tutte le donne...

CRITICA

"Cominciamo dall'autocritica. Se quella che ha accolto con un'indecente gazzarra 'Quando la notte' di Cristina Comencini è davvero la 'critica' (alla proiezione per la stampa il film è stato sbeffeggiato) allora urge un qualche ripensamento da parte di tutti: di chi fa questa professione ma anche di chi organizza i festival. Altrimenti il 'pensiero unico' scacciato dalla porta rientra dalla finestra del gusto preconfezionato e conformista (vedi i fischi a Garrel e alla Bellucci). Detto questo, non si può negare che il film in questione, secondo italiano in concorso, non convinca. Per un problema, soprattutto: quello di non riuscire a far entrare lo spettatore in empatia coi suoi personaggi. (...) La scommessa del film è quella di raccontare in maniera fredda la freddezza sentimentale, di adeguarsi stilisticamente e narrativamente all'aridità e alle paure dei due protagonisti (...). Con un rischio: concedere troppo poco allo spettatore per coinvolgerlo. Almeno fino al momento in cui la tensione tra i due diventa qualcos'altro. Ma questo cambiamento non viene sostenuto da una diversità di passo o di recitazione (sempre contratta la Pandolfi, sempre rabbioso Timi) ed è invece sottolineato da dialoghi e immagini fin troppo espliciti e significativi. Così che anche il difficile riconoscimento del sentimento che li lega finisce per sembrare stonato e gratuito." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 8 settembre 2011) "L'immagine delle due funivie che si incrociano, una che sale, l'altra che scende con a bordo in una Marina e nell'altra Manfred, è molto bella. Peccato però che arrivi dopo quasi due ore di un film che non ha saputo costruire l'emozione che quella sequenza avrebbe potuto esaltare. 'Quando la notte', che Cristina Comencini ha tratto dal suo romanzo omonimo (edito da Feltrinelli), secondo film italiano passato in concorso qui alla Mostra del Cinema di Venezia, è infatti stato sonoramente fischiato alla fine della proiezione dedicata alla stampa. Proiezione durante la quale alcuni momenti particolarmente drammatici della vicenda avevano oltretutto strappato qualche risata ironica alla platea degli addetti ai lavori. (...) il film non emoziona veramente quasi mai e gli attori non sembrano realizzare a pieno l'intento di una regia forse più attenta all'insieme che ai particolari." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 8 settembre 2011) "Archiviato il 'binario triste e solitario', arrivano le funivie. E' l'ultima corsa causa cattivo tempo, una cabina va su e una va giù, lui sale e lei scende, rapido sguardo, lo spettatore dovrebbe struggersi per l'infelicità degli amanti. Ridacchia invece - e non eravamo solo noi - per Claudia Pandolfi che sbarca dalla corriera con la creatura e già ha la faccia da tragedia. E per l'incolpevole Filippo Timi, che dovrebbe scegliere meglio i copioni. Peggio c'è solo il romanzo (da Feltrinelli). Inutili, e costosissime, riprese aeree. Ma non c'era la crisi?" (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 8 settembre 2011) "Se quello della Comencini fossero due film il primo sarebbe silenzioso, audace, segreto e appassionante (le qualità di un'autrice mai banale) nel rapporto odio amore della mamma non angelicata verso il suo piccino, con la Pandolfi che va in vena. Quando arriva il montanaro edipico Filippo Timi e inizia il mélo tra i due con sosta in baita e funivie in sliding doors, il racconto perde quota e chiude sbrigativo su un dolore tronco. Il cast riserva ottimi assolo, come la Cescon, la meteorologia è complice." (Maurizio Porro, "Il Corriere della Sera", 28 ottobre 2011) "Non si può dire che un film sia, o non sia, 'riuscito', è un verbo che si usa per la maionese. Eppure vien voglia di usarlo a proposito di 'Quando la notte', che Cristina Comencini ha tratto dal suo romanzo e diretto. Ci sono temi importanti (la solitudine, il peso della maternità...), suggestivi paesaggi dell'anima, un attore intenso ed espressivo come Filippo Timi, e tuttavia il 'composto' non funziona; anzi, andando verso l'epilogo 'impazzisce' anche un po'. Troppi sguardi truci? Un eccesso di silenzi che finisce per essere concettoso? Una dose 'over' di sentenziosità? Voler additare le cause per cui un'opera (pur sentita dall'autrice, come questa) non è 'riuscita', certe volte risulta sgradevole, presuntuoso." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 ottobre 2011) "Quando si adombra il caso Cogne, i nervi saltano sempre. (...) Il nuovo film di Comencini, tratto dal suo romanzo, edito da Feltrinelli, prodotto dalla Cattleya del marito Riccardo Tozzi in collaborazione con Raicinema, e sceneggiato assieme a Doriana Leondeff (tra le nostre migliori cine-penne) è stata stroncata alla prima veneziana. Strepiti e scandali fanno sempre bene ai film estremamente strani, fin dall'epoca di 'Nostra Signora dei Turchi'. Girato a Macugnaga, sotto il monte Rosa, 7 mesi di riprese, in un panorama alpino mozzafiato, con incursioni folk evitabili, 'Quando la notte' è quasi un tributo al melodramma calligrafico, tra Soldati, bimbi che muoiono, sapori dark e Adriana Benetti...È la qualità del lavoro creativo alle immagini sonore e visive e al loro flusso (Petriccione, Calvelli, Martinelli) pronta a intraprendere qualsiasi sentiero narrativo, a ricordarci Poggioli e Lattuada. Entreremo in un horror, o noir, o mélo, o situation-tragedy tv o nell'apologo filosofico-vettista? Ma la love story tra Marina (Pandolfi), mamma psicolabile e danzante del pupo frignante di 2 anni, in vacanza lì dove lo jodio non c'è, per ordine del medico, e Timi, legnoso e rude montanaro, padrone di casa solitario e occhialuto che fa la guida alpina, ma dall'oscura repulsione misogina, stampatagli troppo sul viso, vien fatta rientrare a forza di disciplina e egemonia letteraria, nel testo, recitato come in un oratorio. Comencini è più scultrice di parole che di immagini. Ma nel cinema, che è scultura a levare, le parole è meglio toglierle, e affidarle alle consonanze o dissonanze tra corpi, luci e movimenti di macchina... Se si sbaglia un tempo o un piano, oppure ci si ostina a conservare battute troppo care al romanziere, si deraglia." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 28 ottobre 2011) "'Quando la notte' - che la Comencini ha tratto dal proprio omonimo romanzo (Feltrinelli) - è coraggioso nel suo modo di affrontare il tema dell'ambivalenza del sentimento materno in forma di dramma interiore, intrecciandolo a quello di un'attrazione uomo-donna di viscerale naturalità. La regia tesa e forte, l'aspro paesaggio montano, le musiche di Andrea Farri: tutto concorre a creare una suspense da thriller delle emozioni. E se Claudia Pandolfi si dimostra interprete matura, Filippo Timi conferisce monolitica, selvatica cupezza a Manfred." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 ottobre 2011) "Che la censura sul film di Cristina Comencini 'Quando la notte' sia stata revocata è una bella notizia e non si può che esserne lieti. Ciò nonostante conviene soffermarsi sul perché questo film sia stato oggetto, alla proiezione per la critica a Venezia, di una gazzarra indegna di un luogo che dovrebbe ospitare persone tecnicamente esercitate ad esprimere il loro pensiero con le parole e non con lazzi e fischi. (...) Cos'è che turba, cos'è che fa scattare gesti liquidatori invece che parole? È che il film parla della figura della madre, ma anche della paternità, in un modo che sconvolge le immagini consuete, retoriche e fittizie. Racconta l'esperienza concreta di una giovane donna che sfiora la tragedia per un concorso di circostanze che fanno emergere fragilità e solitudine e di un uomo tormentato da abbandoni e rifiuti che con il suo intervento li salva e apre se stesso all'amore. (...) È un film che dice a tutti noi che veniamo al mondo da una donna, che siamo debitori e debitrici del miracolo della nostra vita a una donna, al suo amore, al suo desiderio e al suo libero volere di accogliere e curare come alle sue sofferenze e fragilità. E che tutto ciò richiede una profonda e nuova 'educazione sentimentale'. Suggerisce alle donne che la libertà, l'autonomia non può essere solipsismo, anzi che proprio la consapevolezza di essere pienamente se stesse, soggetti liberi nell'esperienza della maternità, importa la necessità della presenza e dello sguardo dell'altro, dell'uomo, del padre. (...) Allora viene da dire che disturba un film che invita a pensare che c'è bisogno di un'etica della relazione tra uomini e donne e che sarebbe il caso di cominciare ad insegnarla ai ragazzi e alle ragazze, piuttosto che proteggerli dalle 'inquietudini' e consegnarli invece alla quotidiana volgarità di corpi di donne esposti come merce." (Francesca Izzo, 'L'Unità', 28 ottobre 2011) "Se siete mamme, soprattutto alle prime armi, è il film che fa per voi. Scoprirete che vostro figlio non è l'unico a non dormire quando voi crollate dal sonno. È quello che accade a Claudia Pandolfi il cui bimbo di due anni non vuole saperne di fare la nanna. Al punto che, esasperata, commette un atto inqualificabile. Per fortuna che la guida alpina Filippo Timi arriva in tempo... Drammone sentimentale (per il quale era stato messo il divieto ai minori di 14 anni, tolto ieri) rovinato da una seconda parte involontariamente comica." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 28 ottobre 2011)

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