Psycho III1986

SCHEDA FILM

Psycho III

Anno: 1986 Durata: 90 Origine: USA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM, PANAVISION

Tratto da:BASATO SUL TESTO DI ROBERT BLOCH

Produzione:HILTON A. GREEN PER UNIVERSAL PICTURES

Distribuzione:UIP - CIC VIDEO

TRAMA

Norman Bates, dopo 22 anni di carcere, torna al suo motel apparentemente guarito e desideroso di riprendere una vita normale. Ma a turbare il suo instabile sistema nervoso e il suo strano rapporto con la "madre", intervengono due insoliti personaggi: Dwane, un giovanotto aspirante artista rock, squattrinato e voglioso di ragazze disponibili e carine, e Maureen, ex suora in preda ad una profonda crisi depressiva. Verso quest'ultima Norman prova simpatia ed anche Maureen si sente attratta da lui. Ma il destino incombe: è misteriosamente scomparsa l'anziana Emma Pool e una giornalista intraprendente, Tracy, è convinta che Norman sia implicato nella sua sparizione. Quindi inizia a tenerlo d'occhio, facendosi aiutare anche da Dwane, che si è fatto assumere da Norman come portiere nel motel. In esso giungono alcuni giocatori di baseball con le rispettive compagne: sarà proprio una di queste la vittima di Norman che, nelle vesti della "mamma" la ucciderà. E' poi la volta di una ragazza che ha trascorso una notte d'amore con Dwane. Anche Maureen sta per essere uccisa dallo psicopatico ma ella ha tentato il suicidio e sarà proprio Norman a salvarla chiamando l'ambulanza. Ma il cerchio si sta chiudendo intorno al titolare del motel: la giornalista è sicura ormai che Norman è malato e più che mai pericoloso. Dwane scopre la "mamma" del pazzo, una vecchia imbalsamata, e la trascina in una stanza dove vorrebbe attirare Norman e ricattarlo. Ma questi si difende e uccide il giovane. Anche Maureen, che ama Norman e vorrebbe aiutarlo a guarire, dall'ospedale torna da lui nonostante il divieto dello psichiatra e per un malaugurato incidente rimane uccisa davanti agli occhi di Norman, che rimane sconvolto. Per lui (che aveva tentato di uccidere anche la giornalista) è la fine, lo sceriffo viene a prenderlo per portarlo in prigione: stavolta non ne uscirà più.

CRITICA

"Perkins è, come regista, più furbo del previsto: ha stacchi veloci, scene di essenziale espressività, gioca nel torbido tenendosi aperta qualche volta la porta del grottesco, ma nello stesso tempo punta molto sugli effettacci di sangue, che mantiene nel registro della suspense, con in omaggio il corredo delle psico-nevrosi intentate dal genio Hitchcock. (...) Nel calderone c'è spreco di coltelli e di inquadrature sghembe (quindi gotiche, secondo la fantasia popolare), mentre il nostro Perkins è compreso, soffre, ci guarda con complicità, fa la voce chioccia, cambia personalità veloce come le porte girevoli dei film muti, insulta la mamma, si rattrappisce e, alla fine, finalmente sorride: ora potrà pensare a un altro film. La monaca Maureen che l'inizio, poverina, cerca di uccidersi da sola, per evitare complicazioni è Diana Scarwid, che già molto patì qualche tempo fa come figliastra di Joan Crawford in 'Mammina cara'. All'attivo del film, cui la sagra degli orrori non toglie alcune zone morte, c'è l'atmosfera un po' lugubre della provincia dei motel, c'è la puzza di hamburger e patatine, c'è la sporca e bella fotografia di Bruce Surtees. Ripeto, trattasi di macelleria: ma a Perkins, che ci aveva serviti bene nel '60, siamo affezionati." (Maurizio Porro ,'Il Corriere della Sera', 20 settembre 1986) "E' in questo spazio, esiguo, che un film come 'Psycho III' trova una sua ragion d'essere, e bisogna riconoscere che l'esordiente Anthony Perkins si muove con gran disinvoltura fra il dovere dell'omaggio e la necessità della trasgressione, grazie anche all'aiuto di un ottimo direttore della fotografia come Bruce Surtees. (...) Più che i poco prevedibili sviluppi della vicenda converrà però sottolineare la chiave scelta da Perkins. Intervistato da Truffaut, Hitchcock rimpiangeva il reggiseno che per motivi di censura Janet Leigh indossava nella famosa scena iniziale. Venticinque anni più tardi invece Norman Bates vive nell'epoca della permissività incondizionata: ed eccolo collezionare foto porno, ecco che nel suo motel si tiene un party easy sex, ecco soprattutto che il Perkins regista spruzza di 'blood and gore' il suo film (la trovata migliore, che non vi racconteremo, è quella della ghiacciaia). Per insaporire il tutto, d'accordo. Ma a rischio di qualche banalizzazione di troppo." (Fabio Ferzetti ,'Il Messaggero', 7 settembre 1986) "Nell'affrontare una simile storia Anthony Perkins regista non poteva dar fiato alla sua creatività: tutto era già stato meravigliosamente immaginato e creato da Hitchcock. Perkins, allora, dichiara apertamente la sua, per così dire, impotenza all'originalità: e affastella, nell'intento di cercare almeno un'atmosfera horror, oggetti, inquadrature, voci, rumori mutuati dal suo grande maestro. Dove Hitchcock suggeriva alludeva, tormentava, Perkins ha bisogno di forzare i toni e se talora ricorre, con intelligenza, a qualche battuta ironica sulla sua fatica di imitatore, il più delle volte deve usare effettacci di bassa macelleria degni di Dario Argento; scene porno - soft tirate da 'China Blue' (nel quale Perkins era il morboso prete); macabre e debordanti sceneggiate (la sequenza nella stanza, della suora uccisa). Non mancano, naturalmente momenti felici e di bella tensione (...) ma nel complesso non ci si toglie un'operazione furbastra e null'altro." (Vittorio Spiga, 'Il Resto del Carlino', 8 settembre 1986)

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