Prima ti sposo, poi ti rovino2003

SCHEDA FILM

Prima ti sposo, poi ti rovino

Anno: 2003 Durata: 100 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA, SENTIMENTALE

Regia:Ethan Coen|Joel Coen

Specifiche tecniche:ARRIFLEX, 35MM (1:1.85)

Tratto da:-

Produzione:BRIAN GRAZER, ETHAN COEN E JOEL COEN (NON ACCREDITATO) PER ALPHAVILLE FILMS, IMAGINE ENTERTAINMENT, MIKE ZOOS PRODUCTIONS

Distribuzione:UIP, DVD: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2004)

ATTORI

George Clooney nel ruolo di Miles Massey
Catherine Zeta-Jones nel ruolo di Marylin Rexroth
Geoffrey Rush nel ruolo di Donovan Donnelly
Billy Bob Thornton nel ruolo di Howard Doyle
Cedric The Entertainer nel ruolo di Gus Petch
Edward Herrman nel ruolo di Rex Rexroth
Allan Trautman nel ruolo di Avvocato alla convention
Alonzo F. Jones
Barbara Kerr Condon nel ruolo di Infermiera di Meyerson
Camille Anderson
Dale E. Turner
Emma Harrison
Emmy Collins nel ruolo di Se stessa
Irwin Keyes
John Bliss nel ruolo di Sig. Mackinnon
Julia Duffy nel ruolo di Sara Sorkin
Kitana Baker
Kristin Dattilo
Mia Cottet nel ruolo di Romona Barcelona
Michael A. Tessiero
Paul Adelstein nel ruolo di Wrigley
Stacey Travis nel ruolo di Bonnie Donovan
Steven Hack nel ruolo di Secondo avvocato
Susan Yeagley
Tamie Sheffield
Wendle Josepher nel ruolo di Segretaria di Massey
 

MUSICHE

Burwell, Carter
 
 

SCENOGRAFIA

McDonald, Leslie
 

COSTUMISTA

Zophres, Mary

TRAMA

Stanco della vita di tutti i giorni Miles Massey, un importante avvocato divorzista di Los Angeles trova, un giorno, in un incontro casuale con una donna affascinante l'occasione di dare una svolta al tran tran quotidiano. Lei, Marilyn Rexroth, ambiziosa e arrivista, grazie a vari matrimoni e separazioni ha raggiunto l'indipendenza finanziaria. L'incontro fra due forze potenzialmente diverse ma convergenti scatena fra i due un vortice di passione a livello personale e professionale.

CRITICA

"Dopo una serie di dispetti reciproci e di vendette private, i due s'innamorano, come imponevano le regole ai tempi della Golden-Age. Però i Coen lo fanno solo in omaggio alla tradizione, senza crederci un attimo: tutto il resto del film è un susseguirsi di gag al vetriolo, divertenti fino alle lacrime, perfette nei minimi dettagli: perfino troppo serrate per riuscire a goderne appieno la sola visione. Così, anche l'happy end romantico prende il sapore della gag beffarda, da far sembrare roba del giurassico non soltanto le vecchie commedie sentimentali con Cary Grant, ma anche quelle con Hugh Grant". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 settembre 2003) "La leggenda della commedia americana si rinnova. Hanno divertito alla Mostra il nervoso Woody Allen, i truffatori di Ridley Scott e Sofia Coppola in viaggio in Giappone (..) Ma i più travolgenti sono stati i Coen che hanno costruito 'Intolerable Cruelty' sui corpi splendenti di Clooney e Zeta-Jones". (Claudio Carabba, Sette', 11 settembre 2003) "Una beffa dal principio alla fine: degli avvocati divorzisti, dei processi che riescono a mettere in scena, delle loro clienti con le loro astute manovre, dei mariti gabbati e, per chiudere, anche un po' di quell'amore che risolve tutto. Con una intelligenza briosa sorretta da dialoghi pronti a scatenare risate. Un divertimento allo stato puro". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 ottobre 2003) "Belle battute, ritmo veloce, brio, comicità e malignità: si ride molto alla commedia dei fratelli Coen intitolata in Italia 'Prima ti sposo poi ti rovino'. (...) La commedia non ideata dai Coen, realizzata 'alla maniera di', sembra ignorare quello stile e quello spirito degli autori tanto ammirato in 'Arizona Junior' o nel 'Grande Lebowski; e risulta socialmente, psicologicamente vecchia nei personaggi convenzionali, stereotipati, che i Coen stessi definiscono 'la donna dal cuore di pietra e l'uomo con la testa di mollica'". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 ottobre 2003) "In generale il film, che in prima battuta si annuncia spassosissimo, perde un po' di grinta nel corso dello svolgimento. Nel contesto di un intrigo pasticciato, con personaggi che non stanno né in cielo né in terra, emerge comunque un quadro parodistico finché si vuole, ma non poco inquietante della giustizia americana in materia matrimoniale. Possibile che nella realtà un famoso avvocato per vincere la causa non esiti a ricorrere all'opera di un assassino a pagamento? Con la scusa di scherzare, i Coen hanno l'aria di dire che le cose stanno proprio così; e a un certo punto viene il sospetto che il furore vellutato di 'Intolerable cruelty' (è il titolo originale) abbia il suo ascendente nell'ironia riformista di 'Divorzio all'italiana' di Pietro Germi". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 ottobre 2003) "E' la prima volta che Joel ed Ethan Coen subentrano in un film. Un po' si vede: il film ha una struttura molto classica, sulla quale i Coen hanno innestato trovate brillanti legate soprattutto al personaggio di Clooney, il super-avvocato Miles Massey. La regia di Joel è meno mirabolante del solito, e restano nell'ombra alcune possibilità di trama che avrebbero potuto essere sviluppate in modo più folle". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 ottobre 2003) "Come sempre in questo tipo di commedie, il meglio è nel tono acre dell'inizio, il peggio in quello dolciastro della fine. Qui si aggiunge la presenza statuaria - in ogni senso, a cominciare dall'inespressività - della Zeta-Jones. E, soprattutto, la presenta statuaria della Zeta-Jones si giustifica solo per il contratto prematrimoniale che la lega, nella realtà, a Michel Douglas". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 17 ottobre 2003) "Giù il cappello davanti ai fratelli Coen, a George Clooney, a Catherine Zeta-Jones e a tutti i comprimari di 'Intolerable Cruelty', ribattezzato senza sprechi di finezza 'Prima ti sposo poi ti rovino'. Da anni non si vedeva una screwball comedy all'antica così scintillante e al tempo stesso incredibilmente attuale, forse perché dagli anni '30 a oggi la guerra dei sessi ha fatto passi da gigante, specie nel codice civile. Dopo tanti tour de force, stavolta i Coen sono forse meno inventivi, un poco più seduti su dialoghi e caratterizzazione dei personaggi. 'Intolerable Cruelty' insomma non sarà geniale come 'Il grande Lebowski', urticante come 'Fargo', inquietante come 'L'uomo che non c'era'. Ma la sapienza cinefila, il mix strepitoso di calco e reinvenzione, lo sguardo cinico-divertito su un'umanità che è ormai la parodia di una parodia, è inconfondibilmente il loro". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2003)

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