Prima che sia notte2000

SCHEDA FILM

Prima che sia notte

Anno: 2000 Durata: 125 Origine: USA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM (1:1,85)

Tratto da:autobiografia omonima di Reinaldo Arenas

Produzione:EL MAR PICTURES/GRANDVIEW PICTURES RELEASE

Distribuzione:KEYFILM

TRAMA

E' la storia di Reinaldo Arenas, scrittore e poeta cubano in esilio, nato nel 1943 e morto nel 1990 a New York. Nato poverissimo, vive un'infanzia libera, a 14 anni viene educato dalle istituzioni rivoluzionarie. A 20 vince un premio letterario nazionale e pubblica il primo romanzo: "Celestino antes del Alba" (Singing from the Well) che vinse ill National Book Award. E' il solo libro che pubblica a Cuba. Gli altri otto romanzi, racconti e poesie furono tutti pubblicati all'estero e banditi dal suo paese. Nel 1973 è arrestato. Nel 1980 lascia Cuba, insieme ad altri 125.000, quando Castro autorizza omosessuali, malati di mente ed ex-carcerati a lasciare l'isola. Andrà negli Stati Uniti ma non troverà l'America... Nel 1993, tre anni dopo la sua morte, il suo libro di memorie, "Before Nights Fall", venne incluso tra i dieci migliori libri dell'anno dalla New York Book Review. I suoi manoscritti sono conservati negli archivi dell'Università di Princeton. TRAMA LUNGA Reinaldo Arenas nasce nel 1943 nella provincia di Oriente di Cuba. Dopo un'infanzia di povertà assoluta, a 14 anni viene raccolto ed educato dalla rivoluzione. A venti anni pubblica il suo primo romanzo destinato a restare l'unico uscito nel suo Paese. Il manoscritto del suo secondo romanzo viene censurato, esce da Cuba e arriva in Francia dove vince il premio come miglior romanzo straniero del 1969. La pubblicazione di un libro senza il permesso del governo castrista lo fa diventare un ricercato e un braccato. La condizione di omosessuale, che Arenas non nasconde, aggrava la sua situazione nei confronti delle autorità. Nel 1973 viene arrestato e, dopo la confisca del suo lavoro, portato nella prigione di El Morro. Qui passa due anni, insieme a criminali comuni, scrivendo per gli altri detenuti le lettere alle mogli o alle amanti. Dopo un tentativo di evasione, passano ancora anni difficili, prima che Castro, nel maggio 1980, conceda a omosessuali, malati e detenuti comuni il permesso di lasciare Cuba. Tra i 250.000 che abbandonano l'isola c'è anche lui. Arenas arriva a New York, ma la sua vita è tutt'altro che felice. Ridotto a vivere modestamente e isolato da tutti, consumato dall'Aids, Arenas muore nel 1990.

CRITICA

"(...) Bisognerebbe scegliere, inventare uno stile, privilegiare una dimensione. Schnabel invece ci mette tutto, infanzia, vocazione, passione, morte, piaceri, poesia. E malgrado il talento visivo, l'inventiva, il cast cosmopolita, il film perde mordente, esita fra il pamphlet anticastrista, l'omaggio letterario, la ricostruzione assai colorita dei folli anni '60 visti con gli occhi di un gay fiero e irriducibile". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2000) "Julian Schnabel ha raccontato tutto questo seguendo le tracce di un romanzo autobiografico di Arenas, 'Before the Night Falls', appunto. Così è sempre il punto di vista dello scrittore che ci è proposto, in linea con i suoi ricordi. I due temi, la letteratura e l'omosessualità, si svolgono in parallelo, spesso intrecciandosi. Alla cornice prima colorata poi plumbea e oppressiva di Cuba, segue quella, asettica ma anche contraddittoria, di New York. In cifre narrative che rischiano però spesso di stemperarsi nel'anedottica, senza tensioni, nonostante i dolori che sciorinano". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 settembre 2000). "Se dimenticate che Schnabel è uno dei massimi pittori d'avanguardia e quindi non vi aspettate particolari guizzi dalla sua regia, troverete interessante questa rivisitazione della storia dello scrittore cubano Reinaldo Arenas, perseguitato dal regime castrista di Castro perchè gay e morto in esilio a New York, malato di Aids, nel '90. (M. Laura Giovagnini, Io donna, 28 ottobre 2000). "Non sempre l'anedottica che accompagna questa denuncia delle repressioni castriste e la storia di sofferenze vissuta da Arenas è di prima scelta, e le qualità formali del film sono inferiori a quelle che Schnabel dispiegava in 'Basquiat'. Ma la partecipazione alla storia è autentica, il colore gay limitato all'indispensabile e il supermacho Javier Bardem dà corpo con simpatia e vigore al personaggio di Arenas, che, a giudicare dai suoi versi citati nel film, è un poeta da riscoprire". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 5 settembre 2000)

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