SCHEDA FILM

Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno

Anno: 2001 Durata: 90 Origine: FRANCIA Colore: B/N

Genere:DOCUMENTARIO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM DOLBY SR

Tratto da:-

Produzione:ROBERTO CICCUTTO E CARLO DEGLI ESPOSTI PER PALOMAR - STREAM - MC4 - ARTE, CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES

Distribuzione:MIKADO FILM

TRAMA

TRAMA BREVE Le parole e l'immagine di Pier Paolo Pasolini sono accostate ai temi più irrisolti della nostra società nel tentativo di far capire come il generoso pensiero pasoliniano sia stato relegato ai margini. TRAMA LUNGA Materiali di montaggio sulla vita e l'opera di Pier Paolo Pasolini. Un'intervista ad alcuni bambini, una lezione universitaria in cui parla del padre, il periodo di Casarsa, l'esperienza religiosa. Eccolo a Gerusalemme, durante i sopralluoghi per il "Vangelo secondo Matteo". Un'intervista ad alcuni calciatori del Bologna nella prima metà degli anni Sessanta. Dichiarazioni sul cinema, contaminazione della poesia. E ancora momenti e occasioni in cui parla del teatro, del terzo mondo emergente, della rivoluzione mancata, del suicidio dell'intellettuale. Il sole arriva a coprire tutto. E l'ultima frase é : "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto?".

CRITICA

"Film di montaggio molto ben fatto, pudico, toccante, evoca insieme con Pasolini un clima culturale e una società letteraria belli e spariti, che forse non torneranno mai. La scelta di immagini e citazioni è originale, affettuosa". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 ottobre 2001). "Il film resta un grido di dolore, la testimonianza, per chi l'avesse scordato, del valore profetico di Pasolini. E quelle immagini finali di immigrati, neri, barboni, illustrano bene ciò che in un verso augurale definì 'l'incendio di una nuova preistoria'". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 ottobre 2001) "C'è molto amore nel documentario 'Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno'. E' un amore che traspare dal modo in cui sono accostati i materiali di repertorio, dalla colonna sonora malinconica, dalla struggente nostalgia che Laura Betti proba e che intende trasmettere allo spettatore, riuscendo a trovare più di un momento di poesia in forma di cinema. Ma c'è anche molta lucidità, la lucidità di un profeta che ci annunciò con largo anticipo, e con l'acre consapevolezza di non poterlo evitare, quel che stava per capitarci: la trasformazione antropologica del cittadino in consumatore, l'omologazione culturale, la produzione o l'acquisto di beni superflui, lo sviluppo senza il progresso".(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 ottobre 2001) "Montando interviste e brani di film, delegando al grande amico di PPP e grande poeta e scrittore Paolo Volponi il racconto del PPP più privato e più intimo, scegliendo e organizzando o, talora, disorganizzando i suoi materiali, la Betti va con mano sicura al dunque, all'essenziale, senza requisitoria, perché immagini e parole dicono da sé". (Goffredo Fofi, 'Film Tv', 14 ottobre 2001)

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