Piccoli crimini coniugali2016

SCHEDA FILM

Piccoli crimini coniugali

Anno: 2016 Durata: 85 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA, NOIR

Regia:Alex Infascelli

Specifiche tecniche:DCP

Tratto da:romanzo omonimo di Éric-Emmanuel Schmitt (Edizioni E/O)

Produzione:NICOLA E MARCO DE ANGELIS PER FABULA PICTURES, 102 DISTRIBUTION, GIANLUCA CURTI PER MINERVA PICTURES, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA

Distribuzione:KOCH MEDIA (2017)

 

MONTAGGIO

Infascelli, Alex
 

SCENOGRAFIA

Pinzuti, Marina
 

COSTUMISTA

Lattieri, Alfonsina

TRAMA

Dopo aver subito un incidente domestico, un uomo torna a casa completamente privo di memoria, non riconosce più neppure la moglie, la quale tenta di ricostruire la loro vita da coppia tassello dopo tassello, cercando di oscurarne le ombre. Man mano che si riportano alla luce informazioni dimenticate, iniziano a manifestarsi delle crepe: sono molte le cose che cominciano a non tornare. Come mai lei mente? Per quale motivo lui - che afferma di essere completamente privo di memoria - si ricorda certi particolari del viaggio di nozze? Sono alcuni dei misteri di questo giallo coniugale in cui la verità non è mai come sembra, dove la memoria (e la sua supposta mancanza), la menzogna e la violenza vengono completamente riviste per assumere dei significati nuovi, inaspettatamente vivificanti.

CRITICA

"Il film di Infascelli rispetta le convenzioni del dramma da camera borghese, che al cinema si traduce in opere claustrofobiche teatrali per definizione, a pochi personaggi e svolte in unità di luogo e di tempo. Se non tutti le amano, vale la pena di ricordarne le declinazioni migliori: come quelle del cinema di Ingmar Bergman o 'Chi ha paura di Virginia Woolf?', dal dramma di Edward Albee, con Richard Burton e Liz Taylor. Ebbene: nel filone, delicato da maneggiare, Infascelli non demerita affatto. Se certi dialoghi e l'ambiente risultano artificiosi, il pregio di 'Piccoli crimini' è proprio l'artificiosità, che diventa cifra stilistica. Una volta tanto un film italiano non adotta, per mettere in scena i regolamenti di conti tra le coppie, la chiave compiacente della commedia, scegliendo invece la crudeltà e una dose sottile d'ironia. I soli due attori in scena, Margherita Buy e Sergio Castellitto, assecondano la scelta in stato di assoluta grazia, spingendo volta a volta lo spettatore all'identificazione per poi respingerlo, rimandandolo al 'via'. Sboccata e fragile, remissiva e sarcastica, Buy s'immerge fino al collo in un ruolo che la riscatta - finalmente - da tanti personaggi forzati al buonismo. Quanto a Castellitto, il film gli ritaglia una scena genialmente straniante in cui accenna passi di danza sulle note della celeberrima canzone di Donna Summer 'I Feel Love'. L'algida, perfetta, fotografia di Arnaldo Catinari fa il resto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 aprile 2017) "(...) 'Piccoli crimini coniugali' risulta un elegante gioco al finto massacro, dove i colpi - anche quelli fisici, in testa - non lasciano un segno traumatico, semmai provvedono a mandare avanti il dialogo. (...) Tradotto sullo schermo da Alex Infascelli nel rispetto dell'originario impianto teatrale, il film si dipana tutto all'interno di un appartamento arredato con gusto modernista che diventa un terzo protagonista della storia; e gli attori Sergio Castellitto e Margherita Buy - memori anche della loro esperienza paziente/psicoterapeuta nella nuova serie di 'In Treatment' - appaiono bravi e affiatati. Ma resta che stiamo più dalle parti di una scaltra suspense psicologica che di una danza di morte." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 aprile 2017) "(...) Alex Infascelli torna nelle sale cinematografiche con 'Piccoli crimini coniugali' ed ancora una volta è difficile capire che pesci dobbiamo prendere: da una parte siamo di fronte ad un'operazione di adattamento tutt'altro che rivoluzionaria - il libro omonimo di Eric-Emmanuel Schmitt ha venduto milioni di copie - e ad un'opera messa in mano a una coppia d'attori - Margherita Buy e Sergio Castellitto - di quelli che fanno 'sbigliettare' sempre e comunque. Dall'altra il prodotto in questione è semplicemente l'esatto contrario di un film piacione e questo è il motivo principale per cui chi scrive ritiene sia giusto dargli una chance. (...) L'impianto di 'Piccoli crimini coniugali' è quello di una pièce e potrebbe ricorda re il Roman Polanski di 'Carnage' o 'Venere in pelliccia', ma, come già accennato in precedenza, ci pensa Alex Infascelli a ribaltare la situazione, aggiungendo sia valore che problemi: il regista rinuncia a priori alla pretesa di realismo che ci si aspetterebbe, rifiuta l'idea di farci empatizzare con un uomo ed una donna verosimili e sceglie piuttosto di sbatterci in faccia non solo un ambiente che più finto non si pub (il 90% del girato va in scena all'interno di una casa davvero poco canonica, resa quasi sovrannaturale da scelte di fotografia mirate), ma addirittura una coppia di attori al limite della consapevolezza di essere guardati. (...) conclusa la visione, ci si trova a fare i conti con sensazioni apparentemente inconciliabili: un mix di gioia e dolore che forse acquista senso proprio perché provocato da un regista costantemente in equilibrio tra il genio e la sregolatezza, capace di fondere gli opposti e di fare tutto ed il contrario di tutto. Uno che ami perché ti dà l'impressione di volere davvero spaccare il mondo in ogni istante e che odi perché a volte sembra avere bisogno di ricordarti quanto è bravo. Uno che come lui in Italia non c'è nessuno. Purtroppo, per fortuna, o tutte e due." (Gabriele Blandamura, 'L'Unità', 6 aprile 2017) "Una delle tante storie stile 'guerre dei Roses', di matrimoni feroci che deflagrano in ambienti familiari ipocriti. (...) I due, i soli protagonisti del film, che dialogano senza interruzione e senza risparmiarsi nei ricatti affettivi e nei depistaggi sentimentali, sembrano irreversibilmente andare alla deriva. A meno che le fiamme del cammino che si sollevano alte alla fine non preludano a una purificazione e allo sbocciare di nuove passioni." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 7 aprile 2017) "(...) radiografia con lucido umorismo dell'amore a partire dalle sfilacciature del tempo e della vita di coppia. (...) Il corpo a corpo è orchestrato tra Margherita Buy e Sergio Castellitto entrambi esaltati e diretti da una macchina da presa sontuosa ma con la giusta presa di distanza, tra accuse, molte giravolte, qualche mezza verità. Nel dialogo, che attraversa gli anni, il vissuto, il presente e l'ipotesi di un futuro - che chissà se accadrà - la coppia si massacra, si rivela senza quasi toccarsi, lasciandosi andare nel trasporto dei ricordi, fino a scoprire come in un 'Rashomon' a due cosa è accaduto la sera dell'incidente. All'origine c'è il libro di Eric-Emmanuel Schmitt (...), sceneggiato dallo stesso regista (con Francesca Manieri), che Infascelli prova a scomporre scommettendo sulla prova difficilissima di dare una forma visibile ai flussi del sentimento oltre la parola. Gli stati d'animo, quanto rimane opaco, affiorano nella messinscena, den gioco visivo di luci e ombre (la fotografia è di Arnaldo Catinari) e sulla superfice della casa: interni assurdi che nemmeno possono dirsi borghesi che riflettono la relazione tra i due, spigoli e superfici lisce, uno scompiglio che li riaccenda." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 11 aprile 2017)

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