Piano, solo2006

SCHEDA FILM

Piano, solo

Anno: 2006 Durata: 104 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Regia:Riccardo Milani

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:ispirato al romanzo "Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista" di Walter Veltroni (Rizzoli, 2003)

Produzione:CARLO DEGLI ESPOSTI PER PALOMAR, RAICINEMA, HUGO FILM, CON IL CONTRIBUTO DI MIBAC

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

ATTORI

Kim Rossi Stuart nel ruolo di Luca Flores
Jasmine Trinca nel ruolo di Cinzia
Paola Cortellesi nel ruolo di Baba
Roberto De Francesco nel ruolo di Raffaele
Corso Salani nel ruolo di Pablo
Mariella Valentini nel ruolo di Heidi
Sandra Ceccarelli nel ruolo di Jolanda
Claudio Gioè nel ruolo di Alessandro
Michele Placido nel ruolo di Giovanni
Konrad Podolny nel ruolo di Luca Flores bambino
Alba Rohrwacher nel ruolo di Marta
Maurizio Urbani nel ruolo di Massimo Urbani
Alan King nel ruolo di Chet Baker
Federica Vincenti nel ruolo di Infermiera CIM
Mario Monaci Toschi nel ruolo di Avventore nel locale
Beatrice Maione nel ruolo di Barbara bambina
Kristy McGovern nel ruolo di Heidi bambina
 
 

MONTAGGIO

Spoletini, Marco
 

SCENOGRAFIA

Comencini, Paola
 

COSTUMISTA

Mishra, Sonu

TRAMA

Luca Flores, nato a Palermo nel 1956 ma vissuto in Mozambico per otto anni, da bambino non si stancava di ascoltare ripetutamente un vecchio disco che lui chiamava "il disco del mondo". Si trattava delle "Quattro stagioni" di Vivaldi che lo hanno spinto a dedicarsi alla musica. Dopo il diploma al Conservatorio di Firenze si è dedicato al jazz ed è riuscito ad imporsi sulla scena internazionale arrivando a suonare con Chet Baker e Dave Holland. Ma la sua vita personale era stata devastata quando da bambino aveva assistito alla morte della madre avvenuta in un incidente stradale del quale in qualche modo si sentiva colpevole. La sua estrema sensibilità, che riusciva ad esprimere così bene attraverso la musica, non gli ha permesso però di superare il dolore che continuava a vivere in maniera così straziante da esprimersi con la malattia mentale, che lo portava a compiere su di sé atti autolesionistici. Nel 1995, dopo l'incisione del suo ultimo disco, Luca Flores ha scelto, non ancora quarantenne, di mettere da solo la parola fine alla sua vita.

CRITICA

"Assistito dalla fotografia forte e ravvicinata di Arnaldo Catinari e da una sceneggiatura iper-professionale (Ivan Cotroneo, Claudio Piersanti, Sandro Petraglia), Riccardo Milani entra ed esce dall'emozione, a volte riesce a far combaciare la sua regia con l'intensità del materiale, a volte - più spesso - lo raffredda con una rigidità di linguaggio. Nessun passaggio sbava, la regia mai trema di fronte alla forza dell'immagine rimandata, qualche colpo di coda si coglie nella prima parte (dove del resto è la musica a comandare) ma ogni fantasia scompare nella seconda. Un compito ben fatto per una storia (ed anche per degli interpreti, per una musica, per una passione) che, come si dice, meritava di più." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 21 settembre 2007) "Ecco uno dei tanti film che ci ricordano la dialettica tra il Vero e la sua Rappresentazione. La scommessa era alta, ambiziosa, nobile. Tutto del film dice di una forte e bella tensione al raggiungimento di un risultato convincente, emozionante e di autenticità. Eppure, e malgrado la prova di un attore così carismatico come Kim Rossi Stuart, bisogna dire che non ci si riesce del tutto. Se quell'ultima manciata di minuti prima dei titoli di coda, occupata dal vero filmino della famiglia Flores, fa come almeno al sottoscritto ha fatto un potente effetto di scarto e di schiacciante superiorità emotiva rispetto a tutto ciò che precede, vuol dire forse che la difficile scommessa non è del tutto riuscita." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 settembre 2007) "L'ampia parte musicale del film, spesso composta ed eseguita da Luca Flores, è molto bella. Ma la vicenda sembra troppo esile per nutrire il film: non sono sufficienti flash back e visioni, paesaggi dei luoghi più ammalianti di Firenze, memorie della dispersione della famiglia, album di foto e film domestici. 'Piano, solo' esiste grazie alla bravura di Kim Rossi Stuart." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 settembre 2007) "Con 'Piano, solo' Riccardo Milani sceglie la strada, apparentemente più facile ma non priva di trappole e ostacoli, della musica come specchio dell'anima umana per raccontare la tragica parabola del jazzista fiorentino (ma palermitano di nascita) Luca Flores, suicidatosi non ancora quarantenne nel 1995. (...) E l'ottima prova di Kim Rossi Stuart nei panni del protagonista, capace di esprimere le forti emozioni che attraversano la mente e l'animo di Flores con una encomiabile economia di mezzi espressivi, finisce quasi involontariamente per sbilanciare il film proprio sul versante melodrammatico, a tutto scapito di quello musicale. Il che naturalmente non è un male, se la regia facesse chiarezza delle proprie intenzioni e non cercasse invece continuamente di sfruttare il piano musicale per nobilitare una scelta (melodrammatica) che il film non si decide mai a percorrere fino in fondo. (...) Alla fine, il film finisce per tradire proprio la musica e il suo musicista, entrambi ingabbiati dentro uno schema forse facile da accettare per il pubblico ma lontanissimo da quella urgenza creativa e umana che dovrebbero avere 'i musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come fosse l'ultima'. Era l' ideale di Flores ma il film di Milani sembra dimenticarlo troppo in fretta. Le stelle La vita breve del jazzista Luca Flores, pianista di razza suicidatosi a quarant' anni. Kim Rossi Stuart è bravissimo a farne intuire i tormenti ma la regia esagera in controluce e perde la verità della musica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 settembre 2007) "Ci sarebbero tre modi per approcciare 'Piano, solo': portare una corona all'altare di Walter Veltroni, autore del libro ispiratore; metterlo a confronto con la mediocre media della nostra attuale produzione; inquadrarlo nell'inesausto filone musicale del biopic. Lasciando libero lo spettatore d'infilarsi nella corsia preferita, è meglio, a questo punto, valutare il film da un punto di vista più spontaneo, elastico e insieme funzionale. (...) I troppi flashback e l'overdose di bellurie fotografiche minacciano l'assolo di Rossi Stuart, peraltro tanto intenso e motivato da riuscire a impreziosire le minime sfumature concessegli dal monocorde andirivieni tra genialità e follia. Se 'filmare la musica' si dimostra ancora una volta impossibile, resta interessante il tentativo di rappresentare l'irrappresentabile, quel grumo misterioso d'urgenza creativa che le sta alle spalle." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 settembre 2007)

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