Noi e la Giulia2015

SCHEDA FILM

Noi e la Giulia

Anno: 2015 Durata: 115 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Edoardo Leo

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo "Giulia 1300 e altri miracoli" di Fabio Bartolomei (Ed. E/O, coll. Dal mondo)

Produzione:FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA

Distribuzione:WARNER BROS. PICTURES ITALIA

ATTORI

Luca Argentero nel ruolo di Diego
Edoardo Leo nel ruolo di Fausto
Stefano Fresi nel ruolo di Claudio
Claudio Amendola nel ruolo di Sergio
Anna Foglietta nel ruolo di Elisa
Carlo Buccirosso nel ruolo di Vito
 

SCENEGGIATORE

Bonini, Marco
Leo, Edoardo
 
 

MONTAGGIO

Marone, Patrizio
 

SCENOGRAFIA

Meduri, Paki
 

COSTUMISTA

Minesso, Elena
 

TRAMA

Diego, Fausto e Claudio sono tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie vite, che da perfetti sconosciuti si ritrovano uniti nell'impresa di aprire un agriturismo. A loro si unirà Sergio, un cinquantenne invasato e fuori tempo massimo, ed Elisa, una giovane donna incinta decisamente fuori di testa. A ostacolare il loro sogno arriverà Vito, un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Questa minaccia li costringerà a ribellarsi a un sopruso in maniera rocambolesca e lo faranno dando vita a un'imprevista, sconclusionata e tragicomica avventura.

CRITICA

"(...) non è un capolavoro, ma è difficile dimenticare le bizzarre avventure in cui vengono mano a mano invischiati quarantenni sfigati, ragazze fuori di testa, camorristi da burletta e braccianti neri più che integrati. L'approccio iniziale del progetto d'agriturismo permette agli attori di dimostrarsi in forma, poi l'arrivo del come al solito impagabile Buccirosso dà il via a una serie di trovate e trovatine divertenti, a battute di dialogo alquanto frizzanti e al dilagare di atmosfere tra l'allucinato e l'amaro mai pretenziose e quindi funzionali. Peccato che sulla via di un finale non trovato (...) perda di mordente e rischi di sperperare quanto di buono aveva offerto allo spettatore non troppo accigliato. In ogni caso due-tre siparietti (a cominciare dal pletorico comunista Amendola che attacca a testa bassa con la falce e martello in mano) meritano d'essere inclusi nel manuale di resistenza al degrado della neo-commedia all'italiana." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 febbraio 2015) "C'era una volta il Puerto Escondido. Oggi non si scappa da nessuna parte. Ecco la commedia del frantumato presente (...). Mettiamola un po' sul ridere, con qualche paradosso (...) un cast brillante, davvero capace di divertirsi e divertire (...). Siamo sempre i soliti noti, noi italiani. Una banda, una cosca simpatica, una compagnia di reduci dell'arte di arrangiarsi. Perché no? Ma perché se il punto di vista di chi scrive e chi gira è ancora questo alimenta la superficialità estetica. Però gli attori valgono il biglietto." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 20 febbraio 2015) "Al netto di un pugno di stereotipi di troppo, di un water inutilmente intasato e di un avvio un poco lento, il terzo film di Edoardo Leo (...) è una commedia intelligente, superiore al livello medio e mediocre. Modello Monicelli (...) il film migliora strada facendo, finisce con la didascalica tirata sui mali morali e si avvale di un gruppo di ottimi attori tra cui spicca la misura di Carlo Buccirosso e Claudio Amendola, ma anche di Stefano Fresi, dello stesso Leo e Anna Foglietta gravida, mentre Luca Argentero, yuppie di serie B, sfoggia una collezione di cravatte di seta: nell'insieme fanno simpatia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 febbraio 2015) "L'attore, sceneggiatore e regista romano Edoardo Leo (...) si conferma come risorsa della nuova commedia italiana. (...) Un manipolo di quattro disgraziati - tema molto caro alla nostra commedia: archetipo 'I soliti ignoti' - compra una masseria malandata in una pericolosa terra campana per farne un agriturismo. (...). Ma hanno fatto i conti senza il pizzo. Barbarie contro la quale, pur non essendo attrezzati da eroi, ingaggeranno una guerra ( quasi) all'ultimo sangue. Dal romanzo (...) di Fabio Bartolomei, dove forse risultava più calcata sia pur in tono tragicomico l'intenzione di impegno civile. Qui preservata soprattutto attraverso il personaggio di Claudio Amendola, comunista non pentito ma troppo caricaturale." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 febbraio 2015) "(...) l'opera terza di Edoardo Leo è la migliore commedia italiana del 2015, se non della stagione: nulla di eclatante, sia chiaro, ma interpretazioni (Buccirosso è superbo), ritmo (ma 20 minuti in meno avrebbero giovato) e 'la morale della favola', ovvero l'elegia scanzonata di rischio, coraggio e libera intrapresa nell'Italia sdraiata e bambocciona, mettono nel motore della Giulia cavalli inediti per il nostro cinemino. Bravo Leo, dunque, mala prossima volta... più coraggio!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 febbraio 2015) "Piacerà a chi ormai ha imparato a fidarsi di Edoardo Leo, dopo i decisi successi di 'Diciotto anni dopo' e 'Buongiorno papà' (come regista) e 'Smetto quando voglio' (da attore). Nelle due incombenze, Leo non è (o non è ancora) un erede della grande commedia all'italiana, ma il prodotto di consumo ha dimostrato come si fa ad allestirlo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 febbraio 2015) "Tutto molto divertente e fresco ma il finale meritava forse un happy ending dove nel non luogo del casale, lontano dall'Italia di collusione e disfattismo, i nostri simpatici eroi potevano massacrare la Camorra. Viviamo un'epoca di totale 'criminalofilia' dove film e serie tv ci presentano un malaffare sexy, solido, indistruttibile. Proprio a causa di ciò, tutta la parte del film di Leo in cui si picchiano i gangster regala una sensazione di sorprendente esaltazione che va ben oltre il mero intrattenimento cinematografico. L'enorme carisma 'spenceriano' di Amendola può giustificare questo favolistico sogno di rivalsa? Ma certamente sì. Come si può resistere a un energumeno che insegue dei camorristi brandendo, letteralmente, falce e martello? Leo conferma di saper fare buona nuova commedia all'italiana e come regista è sempre più bravo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 febbraio 2015) "Simpatica anche se scombinata e troppo lunga, commedia surreale, quasi parente di 'Smetto quando voglio'. (...) Si ride con inattesa parsimonia." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 febbraio 2015) "(...) non è un caso che negli ultimi anni il cinema italiano abbia spostato sempre di più l'obiettivo sui temi legati all'occupazione. Più degli amori romantici, spesso scontati e ripetitivi, funziona la commedia che gioca con la realtà. E la realtà, sempre più spesso, parla di invenzioni, acrobazie, bugie per guadagnarsi da vivere. (...) Come in 'Smetto quando voglio' di Sydney Sibilla, 'Noi e la Giulia' (girato tutto «in sequenza») mette il dito in problemi cardine della società italiana contemporanea, disoccupazione, mestieri precari, criminalità organizzata, ma lo fa unendo ritmo, profondità leggerezza (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 17 febbraio 2015)

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