Ninfa plebea1996

SCHEDA FILM

Ninfa plebea

Anno: 1996 Durata: 110 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Lina Wertmüller

Specifiche tecniche:SCOPE

Tratto da:romanzo omonimo di Domenico Rea

Produzione:CIRO IPPOLITO E FULVIO LUCISANO PER EUROLUX PRODUZIONI E ITALIAN INTERNATIONAL FILM

Distribuzione:ITALIAN INTERNATIONAL FILM - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

ATTORI

Stefania Sandrelli nel ruolo di Nunziata
Lucia Cara nel ruolo di Miluzza
Raoul Bova nel ruolo di Pietro
Rino Marcelli nel ruolo di Nonna Miluzza
Isa Danieli nel ruolo di Gesummia
Luisa Amatucci nel ruolo di Nannina
Ennio Coltorti nel ruolo di Gioacchino
Lorenzo Crespi nel ruolo di Dino
Giuditta Del Vecchio nel ruolo di Annuzza
Peppe De Rosa nel ruolo di Don Peppe
Massimo Bellinzoni nel ruolo di Tunin
Adriana Bruni nel ruolo di Donna Teresa
Antonio Conte nel ruolo di Misurino
Mariano D'Amora nel ruolo di Ciro
Lola Pagnani nel ruolo di Lucia
Simona Patitucci nel ruolo di Margherita
Davide Marengo
Francesca Rettondini
 

SOGGETTO

Rea, Domenico
 
 
 
 

SCENOGRAFIA

Job, Enrico
 

COSTUMISTA


Baiocchi, Patrizia
 

EFFETTI

Ricci, Paolo

TRAMA

Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale. Miluzza, una adolescente semplice e spontanea ma curiosa di tutto e vitalissima, conduce una vita tranquilla a Nofi, un paesello del Salernitano situato in una zona collinosa. La madre Nunziata è una donna sensualissima e piacente. Suo marito Gioacchino è al corrente di essere tradito ma, timido, fa solo proteste e allusioni per l'andirivieni in casa soprattutto di soldati. In famiglia c'è anche il vecchio nonno, che ama molto la nipotina. Miluzza passa le giornate scherzando con le amiche o con un giovane soldato, e spesso va a fare delle medicazioni al vecchio parroco. In sostanza, nulla di grave accade in quel paese piuttosto severo, che tuttavia abbonda di piaceri occulti e di complicità varie. La tenera Miluzza finisce presto additata da tutti quando, assunta in una fabbrica, subisce le angherie di un principale eternamente in foia. Per la ragazza è il crollo del suo mondo ancora infantile e ad aggiungere dramma alla tragedia sopraggiunge la morte di tutti i suoi familiari. Trasferitasi a casa di un'amica, Miluzza incontra Pietro, un disertore ferito i cui parenti vivono in una frazione non troppo lontana in una bella villa-casale. Loro sono gente agiata e Pietro, pure sporco e lacero com'è, appare alla povera Miluzza, affascinata dalla sua bellezza, come il principe delle favole. Tanto lei è passionale e timida, quanto lui è discreto e affettuoso. Lei lo accompagna fino alla villa dove la madre di lui si mostra diffidente e non poco nei confronti di Miluzza. Tuttavia, di fronte al forte sentimento di Pietro, la madre sarà costretta a capitolare e acconsentire alle loro nozze...

CRITICA

"Ninfa plebea" è un film imbarazzante nella sua continua altalena tra realismo e fiaba, squarci lirici e momenti di epica contadina, melodramma a freddo e ricostruzione antropologica, di un Sud così remoto e diverso, ma in qualche misura ancora attuale, tra inferno e paradiso. La Wertmüller insegue i miti della purezza e le sue contraddizioni già vagheggiati da Rea (pura naturalità, puro istinto, puro candore e così via) senza raggiungerli mai. Non ci si crede, ai suoi personaggi e alle loro peripezie, pur apprezzando la scelta delle facce e dei corpi, compresi quelli dell'esordiente Lucia Cara, ninfa plebea dalla bocca ridarella e dagli occhi profondi." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 13 aprile 1996) "Nei 'tableaux vivants' della Wertmüller non si respira l'odore dei corpi, la commistione fra pratiche pagane e ritualità cattoliche, quel passare da bestialità a dolcezze che sono propri di Rea. Vi manca anche quel senso di 'movimento' che, pur fra i clamori dovuti a un temperamento eccessivo, si rinviene in altri film della regista. In questo scenario falso e morto la stessa sessualità - l'unica zattera a cui si attaccano i diseredati, i dannati della terra di Rea - acquista una coloritura sfatta come se fossimo davanti a cadaveri dalla faccia vistosamente tinta di belletto. E di cadaveri è tutta una sfilata nei capitoli iniziali e centrali di 'Ninfa plebea': dalla madre che se la fa con un militare fino a uscirne dissanguata (ma perché Stefania Sandrelli che pure ha numerose frecce nel proprio arco si ostina a ripetere il ruolo della mai sazia di amplessi?) al di lei marito e, nel corso di un bombardamento risolto con una simulazione da sagra paesana, al nonno." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 21 aprile 1996)

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