N Io e Napoleone2006

SCHEDA FILM

N Io e Napoleone

Anno: 2006 Durata: 110 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:STORICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:romanzo "N" di Ernesto Ferrero (ed. Einaudi - Premio Strega 2000)

Produzione:RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, MEDUSA FILM, BABE FILM, ALQUIMIA CINEMA

Distribuzione:MEDUSA

TRAMA

Isola d'Elba, 1814. Napoleone, esiliato sull'isola toscana, viene accolto con entusiasmo dal popolo e dai nobili locali, ad eccezione del giovane maestro Martino Papucci, ultimogenito di una famiglia di commercianti di Portoferraio. Idealista e libertario poeta in erba, amante della bella Baronessa Emilia, Martino ha il segreto desiderio di uccidere il tiranno che ha tradito la rivoluzione e che ha mandato a morte sui campi di battaglia di tutta Europa tanti giovani che credevano in lui. L'occasione si presenta grazie ad un posto come scrivano e bibliotecario presso la dimora di Napoleone che il ragazzo accetta con entusiasmo convinto di poter portare a termine il suo progetto. Tuttavia, l'impresa si rivela più complicata del previsto...

CRITICA

"Misurandosi per la prima volta con il film in costume, e con un personaggio storico della grandezza di Napoleone, Virzì sembra voler mettere le carte in tavola a partire dalle scelte narrative: non soltanto non vuole allontanarsi troppo da casa ma soprattutto sente il bisogno di non tradire il genere che ha frequentato fino a oggi con profitto e successo, la commedia all'italiana. Come se una dichiarazione d'appartenenza finisse per trasformarsi anche in una dichiarazione d'intenti: l'occhio della commedia è l'unico con cui il regista riesce ad affrontare non solo il nostro presente ma anche il nostro passato, perché i caratteri nazionali sono sempre gli stessi e la posizione di chi ridendo castigat mores è l'unica che il pubblico è sempre disposta ad accettare. I meriti ed in problemi del film di Virzì discendono da qui prima ancora che dalle sue scelte di regia; (...) Ancora una volta, e non è certo un difetto, si apprezza la capacità di Virzì di scegliere gli attori e di dirigerli al loro meglio, da una Bellocci rigenerata dall'uso dell'accento umbro a un Mastandrea che non diresti mai nato a Roma. Così come si ammira l'abilità della squadra di sceneggiatori (Scarpelli padre e figlio, Francesco Bruni e lo stesso regista) nell'intrecciare i tanti piani di una storia che ci restituisce l'eterno presente di un'Italia provinciale e troppo condizionabile, ma che finisce per usare il personaggio di Napoleone più come una lente (per guardare dentro di noi) che come uno dei grandi della storia." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 15 ottobre 2006) "Che bella sorpresa una commedia popolare come se ne facevano una volta, piena di battute ad effetto e di allusioni al presente, di attori al diapason e di idee abilmente sciolte nella vicenda, il tutto all'insegna del garbo e dell'acutezza che una volta erano moneta corrente e che oggi invece sono quasi un effetto di stile. Si vede che un certo modo di dirigere si addice ormai al film in costume. O forse è il nostro presente che vuole 'lenti' speciali e prospettive deformanti. Ben venga dunque questo Napoleone visto da vicino, anzi 'dal basso', in un film che sa di cucina e di inchiostro, di pettegolezzi e di vernacolo. (...) Tutti, dalla Bellucci, amante umbra finto ingenua, all'intraprendente Valerio Mastandrea, che vorrebbe vivere e si ritrova a scrivere (un rovesciamento che porta la firma evidente di Furio Scarpelli), dalla sorella che si ritrova promessa al più impresentabile degli isolani (Sabrina Impacciatore e Massimo Ceccherini), alla servetta Francesca Inaudi, all'ex-cospiratore Omero Antonutti, al cacciatore Carlo Monni, protagonista di una scena di inattesa e simbolica crudeltà, tutti hanno diritto al loro pezzo di bravura o alla loro battuta memorabile. Citiamone almeno due: 'Si comincia leccapiedi e si finisce assassini'. Ovvero: 'A voi le cose giuste le si è dette e ridette, è che avete la testa dura come un sasso. Ubbidite dunque, è l'unica cosa che sapete fare". A buon intenditor...' (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 settembre 2006) "Tra le miserie dell'uomo pubblico sbandierate dal punto di vista del cameriere e le sfumature segrete di una personalità rivelate dall'accanito scandaglio del comportamento privato corre la stessa distanza che c'è tra il gossip dozzinale e la grande letteratura biografica. 'N (Io e Napoleone)', liberamente tratto da un già discutibile libro di Ernesto Ferrero, proponeva, dunque, una scelta obbligata alla vena di Paolo Virzì, per la prima volta in carriera alle prese con un film in costume: ne è risultato un prodotto ambizioso e irrisolto, ibrido e frammentario e, soprattutto, solo a tratti sospinto dalla vis grottesca patrimonio della migliore commedia di costume. A vantaggio del giovane e brillante regista toscano pesa, certo, la confezione che ricava il massimo dal generoso budget, dal ritmo disinvolto e dalle preziose rifiniture a cura di accurati artigiani come il fotografo Alessandro Pesci, lo scenografo Francesco F

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