Monster's Ball - L'ombra della vita2001

SCHEDA FILM

Monster's Ball - L'ombra della vita

Anno: 2001 Durata: 111 Origine: CANADA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, ROMANTICO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANAVISION, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35) - DE LUXE

Tratto da:-

Produzione:LEE DANIELS ENTERTAINMENT, LIONS GATE FILMS INC.

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

TRAMA

In una cittadina di provincia del profondo sud degli Stati Uniti, Hank, un agente di custodia bianco, nel braccio della morte di un penitenziario, accompagna un uomo di colore all'esecuzione. Suo figlio Sonny, anche lui guardia carceraria, non resistendo alla tensione e al conflitto con il padre e con il nonno, razzista e ottuso, si suicida. Mentre Leticia, la bella moglie del condannato cerca di affrontare le difficoltà insieme a Lawrence, il figlio adolescente obeso, che però muore investito da un'auto pirata. Hank che si trova per caso a passare di lì al momento dell'incidente, superato l'iniziale momento di diffidenza, lentamente decide di riappropriarsi della sua vita e di prendersi cura di Leticia.

CRITICA

"E' una bellissima sorpresa 'Monster's Ball', diretto da Marc Forster (un trentenne premiato nel 1996 al Sundance) e interpretato da due attori tra i più hot del momento (...) Intenso ed equilibrato allo stesso tempo, il film è come racchiuso da due scene di sesso esplicito tra le meno gratuite e le più significative degli ultimi anni. Nella prima il sesso è merce, alienazione, solitudine; nella seconda scena, estremamente coinvolgente, gli attori rappresentano il desiderio e la passione con un trasporto più vero del vero". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 febbraio 2002) "'Monster's Ball' è un film imbastito sui silenzi, dove a contare sono gli sguardi, le espressioni, i piccoli gesti ricorrenti. (...) La prigione, che è anche prigione esistenziale, la solitudine, il lutto, il senso di colpa, il dramma del razzismo e della pena di morte sullo sfondo del profondo Sud, la forza catalizzatrice dell'amore: tutto questo vive sullo schermo grazie al toccante realismo dell'ambientazione, all'emozionalità della regia e all'intensa, a tratti esplosiva interpretazione della Berry molto ben controbilanciata da un imploso Thornton". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 aprile 2002) "'Monster's Ball' non è 'Dead Man Walking' e tantomeno 'Il miglio verde', ma un melodramma truce ed insolito malgrado certe rozzezze di regia, ripagate in parte da un racconto che non ha paura di niente. (...) S'è detto che l'esordiente Marc Forster non teme nulla, nemmeno il ridicolo: e 'Monster's Ball', col suo passo lento, i personaggi semicatatonici, il gusto per l'iperbole, rischia grosso. Perché per accumulare la tensione destinata a sfogarsi nella lunga, iperrealistica e ormai celebre scena d'amore fra il boia e la vedova del condannato, il film concentra sulla testa della povera donna, proletarizzata ma sempre molto bella e spesso poco vestita, una quantità di sciagure da Guinness. Troppi colpi bassi, insomma, e un sospetto di retorica della sgradevolezza, impediscono di crederci fino in fondo. Sarebbe ingeneroso liquidare 'Monster's Ball', non fosse che per la bravura dei due protagonisti. Ma una materia simile richiedeva ben altro stile e finezza". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 aprile 2002) "Per la prima volta nella storia dell'Oscar, un'attrice nera, Halle Berry, ha preso il premio destinato alla migliore interpretazione femminile. (...) La protagonista è molto bella, molto sensuale, molto brava, una delle rare attrici capaci di esprimere le emozioni e le furie della passione carnale". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 aprile 2002) "Il film sfida la retorica e non sempre vince la partita, si sparpaglia spesso e volentieri, coccola fin troppo la recitazione sottotraccia di Billy Bob. E soprattutto non sa bene come e quando chiudere. Il suo pregio, però, sta nell'atmosfera lenta e depressa, che riesce a costruire, e dentro cui gli esseri umani si muovono sospesi e pesanti, in debito di ossigeno. Un film a tratti esibizionista, un pochino volgare e gonfio di vero malessere". (Piera Detassis, 'Panorama', 11 aprile 2002) "Premiato a Berlino e con l'eccessivo Oscar alla protagonista nera Halle Berry, è l'esordio di un cineasta già maturo, consapevole dell'evoluzione tragica di un 'mood' americano e del respiro, anche spaziale, che quella stessa società riesce a 'liberare per liberarsi'. Anzi, il sistema di facce-anime e luoghi-traccia per cui il cinema americano raggiunge senza mediazioni il cuore dello spettatore, per Forster non ha quasi misteri". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale, 12 aprile 2002) "Con questo film indipendente affascinante nei 'fondamentali', dalla fotografia (Roberto Schaefer) alla musica, dalla recitazione (in originale) all'orchestrazione e al fraseggio (il montatore è Matt Chesse) e che maneggia più generi senza mai fare esplicite dichiarazioni cinefile, Forster ha dimostrato di saper fare a pezzi la 'cannibalistica mascolinità Southern' che brutalmente e visivamente irrompe fin dalla prima scena.

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