SCHEDA FILM

Mio figlio Nerone

Anno: 1956 Durata: 90 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMICO

Regia:Steno

Specifiche tecniche:CINEMASCOPE EASTMANCOLOR

Tratto da:-

Produzione:FRANCO CRISTALDI PER LA TITANUS (ROMA), VIDES CINEMATOGRAFICA, LES FILMS MARCEAU (PARIGI)

Distribuzione:TITANUS - MONDADORI VIDEO, DVD: MEDUSA HOME ENTERTAINMENT

ATTORI

Agnese Dubbini nel ruolo di Ugolilla
Alberto Sordi nel ruolo di Nerone
Amalia Pellegrini nel ruolo di Acerronia
Amedeo Trilli
Anna Maria Del Pra'
Arturo Bragaglia
Barbara Shelley
Brigitte Bardot nel ruolo di Poppea
Ciccio Barbi nel ruolo di Aniceto
Eugenio Galadini
Eura Teodori
Furlanetto nel ruolo di Segimanio
Giorgia Moll nel ruolo di Lidia
Giulio Calì
Gloria Swanson nel ruolo di Agrippina
Irene Gail
Maria Luisa Rolando
Mario Carotenuto nel ruolo di Creperio
Mario Mazza nel ruolo di Tacito
Memmo Carotenuto nel ruolo di Crepeio
Mimmo Poli
Mino Doro nel ruolo di Corbulone
Nino Vingelli
Renato Terra
Rina De Liguoro
Sandra Milo
Sergio Parlato
Sonia Moser
Vittorio De Sica nel ruolo di Seneca
 

SOGGETTO

Sonego, Rodolfo
 

SCENOGRAFIA

Filippone, Piero

TRAMA

L'imperatore Nerone, imbelle, dissoluto, vano, cultore infelice della poesia e del canto, nulla teme al mondo più degli interventi della madre Agrippina, che cerca invano d'infondergli un po' di energia guerriera, spingendolo a riprendere la guerra in Britannia. Nerone ha cercato più volte di farla uccidere, senza però riuscirvi. Mentre l'imperatore si diverte a Baia in compagnia di Poppea, che si è sbarazzata di due mariti per dedicarsi tutta a lui, e improvvisa canti sulla cetra davanti alla frivola corte, arriva Agrippina. Ella fa ogni sforzo per indurre l'imperiale figliolo a mandar via Poppea e a riprender le armi. Seneca, con molto tatto, cerca di appianare le divergenze: ma contemporaneamente contribuisce alla preparazione di un nuovo attentato contro Agrippina, che però fallirà come sempre. Dopo un succedersi di equivoci e di vicende varie, Agrippina lascia la villa imperiale. Nerone ha ordinato al fido Aniceto di far affondare la nave, sulla quale è salita la madre, cosicché dopo la di lei partenza, certo di essersene sbarazzato, s'abbandona con la corte a sfrenata allegria. Ma Agrippina, salvatasi ancora una volta, fa improvvisamente la sua apparizione, seminando il terrore tra i cortigiani gozzoviglianti. Ancora una volta Nerone deve fingere di sottomettersi ai voleri materni. Ma col tempo l'imperatore riesce a sbarazzarsi di tutti quelli che in qualche modo gli danno fastidio. Cosicché dopo alcuni anni, mentre Nerone continua imperturbato nelle sue abitudini, di Seneca, di Agrippina, di Poppea restano soltanto i busti marmorei che fanno bella mostra di sé nel palazzo imperiale.

CRITICA

"(...) Partendo da Tacito e dai suoi "Annali" si è presa in giro bellamente la storia romana (...) ma ci si è mantenuti (...) su un piano di farsa allegrona, di pagliacciata generica e colorata. Lo spettacolo c'è, comunque, è orchestrato con dovizia di mezzi (...) e qualità di interpreti (...)".(P. Pintus, "Gazzetta Sera", 20/9/1956).

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