Million Dollar Baby2004

SCHEDA FILM

Million Dollar Baby

Anno: 2004 Durata: 137 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Clint Eastwood

Specifiche tecniche:-

Tratto da:raccolta di racconti "Lo sfidante" di F.X. Toole (ed. Garzanti)

Produzione:CLINT EASTWOOD PER MALPASO PRODUCTIONS, ALBERT S. RUDDY PRODUCTIONS, LAKESHORE ENTERTAINMENT, WARNER BROS. PICTURES

Distribuzione:01 DISTRIBUTION (2005)

ATTORI

Clint Eastwood nel ruolo di Frankie Dunn
Hilary Swank nel ruolo di Maggie Fitzgerald
Morgan Freeman nel ruolo di Eddie 'Scrap-Iron' Dupris
Jay Baruchel nel ruolo di Danger Barch
Mike Colter nel ruolo di Big Willie Little
Lucia Rijker nel ruolo di Billie 'The Blue Bear'
Brian O'Byrne nel ruolo di Padre Horvak
Anthony Mackie nel ruolo di Shawrelle Berry
Margo Martindale nel ruolo di Earline Fitzgerald
Riki Lindhome nel ruolo di Mardell Fitzgerald
Michael Peña nel ruolo di Omar
Benito Martinez nel ruolo di Manager di Billie
Bruce MacVittie nel ruolo di Mickey Mack
David Powledge nel ruolo di Barista
Joe D'Angerio nel ruolo di Cut Man
Marcus Chait nel ruolo di J.D. Fitzgerald
Morgan Eastwood nel ruolo di Bambina
Ned Eisenberg nel ruolo di Sally Mendoza
Tom McCleister nel ruolo di Avvocato
 

SOGGETTO

Toole, F.X.
 

SCENEGGIATORE

Haggis, Paul
 

MUSICHE

Eastwood, Clint
 

MONTAGGIO

Cox, Joel
 

SCENOGRAFIA

Bumstead, Henry
 

COSTUMISTA

Hopper, Deborah
 

EFFETTI

Riley, Steve

TRAMA

Frankie Dunn è stato per anni allenatore e manager di tanti pugili e ha speso una vita sul ring. Uomo solitario dal carattere duro, Frankie ha un unico amico, Scrap, anche lui ex pugile, con cui gestisce una palestra di boxe a Los Angeles. La vita di Frankie subisce una svolta quando in palestra arriva Maggie, una ragazza determinata a combattere sul ring, che sulle prime lui tenta di scoraggiare ma che poi, vista l'ostinazione della ragazza, decide di aiutare e prende sotto la sua protezione...

CRITICA

"Il più bel film di Clint Eastwood comincia con un'inquadratura che trasforma subito il ring in qualcos'altro, un luogo al di là del tempo e della storia, un'arena in cui ci si gioca ben altro che un titolo o un premio. Ma il vecchio Clint è l'ultimo cineasta classico d'America e non sta certo a ricamarci sopra. Secco, diretto, brutale come i suoi protagonisti, 'Million Dollar Baby' si fa allegoria restando saldamente ancorato alla vita. La vita balorda di un vecchio allenatore di periferia; di una ragazza così testarda che riesce a farsi allenare da quel professionista contrario alle pugilatrici e già segnato dalla fine del rapporto con sua figlia; e di un ex-pugile di colore che commenta il tutto dall'esterno, da narratore. (...) 'Million Dollar Baby', per quanto laico, moderno, razionale, è a suo modo un martirologio. La storia di un Padre chiamato a soccorrere un Figlio agonizzante (qui una figlia, letteralmente rimessa al mondo) cui resta solo lui. O se vogliamo la 'Passione' di una lottatrice che tenta un impossibile riscatto ma viene messa a morte dai filistei. Con un'insistenza sul male, inteso proprio come dolore, che può ricordare un'altra Passione. Anche se Gibson con tutti i suoi effettacci, resta epidermico e profano. Mentre Eastwood dà ai misteri della fede, di cui il suo personaggio fra l'altro discute spesso col parroco, un'evidenza fisica che vale un K.O." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 febbraio 2005) "Mirando al cuore del sottobosco dello sport più frequentato dal cinema, la boxe, Eastwood fa uno dei suoi film più scarni, amari, puri, senza dar conto né far sconti. Un classico, alla Hawks, in cui l'azione non ha luogo né tempo: siamo nell'eternità dei primari sentimenti (americani). (...) Film di poche, essenziali parole, compresa quella, non sempre ascoltata, di Dio: un ritratto impietoso di un angolo sperduto del Grande Paese, in cui Morgan Freeman fa la voce della coscienza e Hilary Swank è ancora sorprendente. Clint ormai è di misura essenziale, gli basta uno sguardo, dentro c'è tutto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 febbraio 2005) "Che grande, struggente, magnifico film è 'Million Dollar Baby'. (...) Clint ci parla di gente vera, che non cerca un posto al sole ma si accontenterebbe di un posto nel mondo. Un'autentica lezione d'economia poetica, dove la macchina da presa (degna di John Ford) indugia su quel che vuole mostrare esattamente per il tempo necessario: non un istante di più. Del personaggio di Frankie, basta dire che non poteva interpretarlo altri che Clint; Freeman è la migliore delle spalle. Quanto a Swank, se non le danno l'Oscar siamo già pronti alla protesta civile." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 febbraio 2005)

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