Matrimoni e pregiudizi2004

SCHEDA FILM

Matrimoni e pregiudizi

Anno: 2004 Durata: 105 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:COMMEDIA, MUSICALE, ROMANTICO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio"

Produzione:BRIDE PRODUCTIONS, KINTOP PICTURES, PATHE' PICTURES

Distribuzione:BIM

TRAMA

I maneggi per maritare nel migliore dei modi le cinque figlie della signora Bakshi, una ordinaria e pasticciona signora indiana che vive ad Amritsar, una cittadina rurale. La figlia maggiore Jaya conosce uno scapolo angloindiano mentre la secondogenita Lalita si scontra con un miliardario americano che possiede una catena alberghiera. Orgogli e pregiudizi da ambo le parti, viaggi a Londra e Los Angeles della non ricca famiglia Bakshi, finché tutto si aggiusta in salsa bollywoodiana.

CRITICA

"A Gurinder Chadha, regista anglo-indiana di 'Sognando Beckham', piace cambiare i posti a tavola, spostare i soprammobili, mettere in dubbio le sicurezze. Dopo aver fatto calciare le ragazze, questo suo festoso 'Matrimoni e pregiudizi' (in italiano si perde il gioco di parole tra 'Pride e Bride and Prejudice') si ispira al capolavoro ottocentesco di Jane Austen (tendenza: poi arriva Mira Nair con 'La fiera delle vanità' di Tackeray), col gusto di cambiargli segno, rendendolo hindi, musicale e incrocio di razze (così restano anche un po' di pregiudizi). (... Un film vitale, multietnico e multigenere, in cui si balla e si canta con sinuosa eleganza (purtroppo si recita assai meno bene). Oltre ad indugiare sull'ombelico semovente di bellone, l'autrice affida ad Aishwarya Ray, Miss Mondo, il carattere fiero e ribelle di una giovane che vuole scegliersi marito e futuro. Scarta il macchiettistico e ricco promesso sposo caro alla madre e si prende, dopo i capricci edipici della futura suocera, il bel miliardario losangelino inespressivo ma proprietario di alberghi, mentre il suo miglior amico andrà alla sorellina. Sgargiante, luminoso, danzato, lasciando le nevrosi tra le quinte, cantato da mammone pop e figurini british, rispettoso dei piccoli razzismi - il comico sembra Peter Sellers, la gita della famiglia indiana a Londra è un po' Legnanesi, lo yankee è imbranato al gran ballo di Bombay - il film, profondamente frivolo, è farcito di colpi di scena romantici: è una bolla volante con colori e paesaggi, ma ha una tale sincera e contagiosa voglia di piacere che alla fine si accetta volentieri di partecipare al ballo." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 dicembre 2004) "Vano illudersi che il film esplori le divisioni in classe, e relativo declino, nel mondo globalizzato del presente, analogamente a ciò che Austen faceva in quello eurocentrico dei suoi tempi. Fedele alla formula 'ingenua' del cinema di Bollywood, 'Matrimoni e pregiudizi' se ne distingue solo nel carattere dell'eroina: non più remissiva e docile come vuole la tradizione, ma dotata di un'inedita autocoscienza femminista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 dicembre 2004) "Film massimamente prenatalizio, ovvio ma piacevole, distensivo e allegro: proprompenti e colorate scene di danze e canti collettivi, al mercato e alle feste di matrimonio, su romantiche spiagge o nella camera delle sorelle; protagonista di rara bellezza nel ruolo di Lalita è Aisaraya Rai, Miss Mondo per l'India 1994 (...). Altra cosa interessante: la censura, ma anche il pubblico indiano, non vogliono sesso nei film. Quindi, finalmente, sullo schermo una storia d'amore senza neppure un bacio, solo sguardi e parole, un po' d'ombelico nella danza e, provocazione massima, sari bagnati che s'incollano sul corpo." (Natalia Aspesi, D di Republica, 4 dicembre 2004) "La lettera chiave è la 'b'. La 'b' che in originale trasforma il titolo 'Prìde and prejudice', romanzo di Jane Austen (in italiano 'Orgoglio e pregiudizio'), in 'Bride and prejudice', dove 'Bride' significa sposa. E la b che trasforma Hollywood in Bollywood: che è poi la b di Bombay, e che nella parola Bollywood indica l'industria del cinema indiano. (...) 'Matrimoni e pregiudizi' è un film di Bollywood corretto all'Occidentale. Gran parte dei film di Bollywood sono musical: a volte di soggetto fiabesco/religioso/mitologico, come il meraviglioso 'Asoka' passato a Venezia nel 2001, più spesso di argomento contemporaneo. Quasi sempre vertono sul tema, in India ancora assai sentito, dei matrimoni combinati. (...) Per chi non conosce Bollywood, il primo impatto con i suoi musical può essere imbarazzante: è cinema primario, ingenuo, vitale e al tempo stesso ridicolo, come da noi si faceva negli anni 40 e 50 (immaginatevi un musicarello girato da Matarazzo). Per chi sa già tutto, il film è risaputo, ripetitivo: è Bollywood di serie B, è l'India vista in modo folkloristico da una regista che, per quanto indiana, non la conosce. Inolt

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