MATILDA1990

SCHEDA FILM

MATILDA

Anno: 1990 Durata: 90 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:ANGIO FILM, SO.CO.F.IMM.PARTECIPAZIONI

Distribuzione:MIKADO FILM (1990) - EMPIRE VIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

TRAMA

A Napoli Matilda Punzo, trentenne, volendosi sposare si vede morire ben tre fidanzati uno dopo l'altro. Messo allora un annuncio su un giornale, conosce Torquato, amante di musica e pittore dilettante del genere astratto, che lavora presso la biblioteca di un Istituto culturale cittadino. I due simpatizzano subito, ma sia il marchese Manfredi (padre di uno dei fidanzati defunti), sia Alex, fratello di Matilda, scoraggiano il candidato: la ragazza sembra portare sfortuna. A Torquato in effetti qualche incidente capita (un ruzzolone dalla bicicletta, giusto quando va a presentarsi ai futuri suoceri; un mancato affogamento mentre rema nella prediletta barca). Ma Matilda è testarda e non demorde: prepara la sorpresa di una esposizione delle opere (sottratte all'amato bene), nelle quali una gallerista ha individuato, ribattezzando il giovanotto per il "vernissage" con il nome d'arte di Thor, un talento genuino. Eppure l'iniziativa non va a genio al pittore, che dà della ladra a Matilda e la invita a scomparire dalla propria vita. La mostra ha grande successo e il ricavato delle vendite è donato da Torquato all'Istituto, che, in mancanza di finanziamenti, sta per chiudere. Ma ora il giovane vuol fare le proprie scuse all'innamorata, che è fuggita. Con il fratello ne insegue la macchina e qui scopre che il colpevole della fine dei precedenti pretendenti e della sinistra fama che aleggia su Matilda è proprio costui, bizzarramente desideroso che il nucleo familiare dei Punzo rimanga intatto. Un sorpasso azzardato fa precipitare su una scarpata l'auto di Alex, che muore, mentre Torquato finisce tutto ingessato in ospedale. Non tanto, tuttavia, da non poter abbracciare teneramente quella cocciuta Matilda, vogliosa di amore e ormai sicuro che di sfortuna non si dovrà parlare mai più.

CRITICA

Fra i comprimari c'è un attore di alta statura, Tino Schirinzi, utilizzato troppo poco dal cinema. E c'è finalmente la Napoli della cultura, non quella del folclore o della camorra. (Giovanni Grazzini, Il Messaggero). Il film è avvolto in un clima poco convenzionale: napoletano senza invadente napoletanità, giovane senza compiacimento giornalistico; strutturato intorno ad una traccia thrilling senza rinunciare a valorizzare le minuzie comportamentali, ad essere termometro dei sentimenti nella società contemporanea: come ci si aspetta da un film d'autore. (Paola D'Agostini, La Repubblica). Una storiellina cui due registi giovani, Antonietta de Lillo e Giorgio Magliulo, non sono riusciti mai a dare i toni giusti. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo). Il film prende lo spunto da un espediente tipicamente meridionale, la "patente" pirandelliana della jella, traducendola in una commedia non folkloristica, anzi anche un pochino americana nei tempi stretti, nel montaggio rapido, nei punti ni di sospensione sulle psicologie. (Maurizio Porro, Il Corriere della sera). Già l'abbrivo del film, quasi alla Truffaut, è di folgorante ironia e tenerezza. Non poco merito hanno i due interpreti. Carla Benedetti un'esordiente già matura con larga gamma di registri interpretativi, e Silvio Orlando con quella sua recitazione falsomelensa così vera.

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