Marciando nel Buio1995

SCHEDA FILM

Marciando nel Buio

Anno: 1995 Durata: 105 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Massimo Spano

Specifiche tecniche:-

Tratto da:UN'IDEA DI MASSIMO SPANO

Produzione:ZEUDI ARAYA CRISTALDI PER ZEUDI E FRANCO CRISTALDI FILM

Distribuzione:ZEUDI E FRANCO CRISTALDI FILM

ATTORI

Flavio Albanese nel ruolo di Saro
Jean-Marc Barr nel ruolo di Capitano Silvio Roatta
Massimo Dapporto nel ruolo di Vittorio Scarpa
Thomas Kretschmann nel ruolo di Gianni Tricarico
Roberto Citran nel ruolo di Antonio Marsili
Mariella Valentini nel ruolo di Paola
Antonella Fattori nel ruolo di Laura
Franco Interlenghi nel ruolo di Sindaco
Bruno Corazzari nel ruolo di Colonnello
Emilio Bonucci nel ruolo di Mario
Nicola Russo nel ruolo di Fabrizio Scarpa
Ottavia Piccolo nel ruolo di Gabriella Scarpa
Fabrizio Pioda nel ruolo di Cau
Lorenzo De Pasqua nel ruolo di Trane
Gabriella Saitta nel ruolo di Giudice Tribunale
Mattia Sbragia nel ruolo di Maresciallo Poli
Mimmo Mancini nel ruolo di Maresciallo Carabinieri
Giorgio Crisafi nel ruolo di Avvocato di Scarpa
Lauro Versari nel ruolo di Avvocato di Scarpa
Francesca Fenati nel ruolo di Avvocato di Saro
Riccardo Perrotti nel ruolo di Avvocato di Roatta
Bruno Marinelli nel ruolo di Avvocato di Roatta
Stefano Abbati nel ruolo di Parroco
Maximilian Nisi nel ruolo di Luca
Riccardo Babbi nel ruolo di Granelli
Federica Ferrati nel ruolo di Ragazza in discoteca
Vittorio Vannutelli nel ruolo di Commesso Concessionaria
Roberto Andreucci nel ruolo di Ufficiale Corpo di Guardia
Franco Trevisi nel ruolo di Maresciallo Poli
Nando Murolo nel ruolo di Avvocato di Roatta
 
 

MUSICHE

Donaggio, Pino
 

MONTAGGIO

Fraticelli, Franco
 

SCENOGRAFIA

Forletta, Enzo

TRAMA

Chiamato a compiere il servizio militare, il 20enne Saro Franzese entra a far parte del 14° battaglione fanteria d'assalto elitrasportato. Un battaglione operativo e altamente specializzato, di stanza in Piemonte. Saro è un ragazzo solare ed è divertito dalla nuova esperienza e dall'ambiente militare. In particolare, è affascinato dal suo sergente istruttore, Gianni Tricarico, che in breve diventa il suo migliore amico. Tuttavia, quando Tricarico gli rivela la propria omosessualità, per Saro è un colpo inaspettato ed è l'inizio di una serie di drammatici eventi che vedranno il ragazzo coinvolto in un vortice fatto di violenza e sopraffazione, soprattutto da parte del capitano Silvio Roatta, uomo di punta del battaglione e ufficiale destinato a una carriera folgorante. Per Saro ha inizio infatti una lotta durissima per ottenere giustizia, in cui si troverà costretto a scontrarsi con il peggio delle istituzioni militari, arroccate in difesa del capitano Roatta. All'interno delle istituzioni stesse, però, troverà anche persone decise ad aiutarlo a portare avanti la sua causa, apparentemente persa in partenza.

CRITICA

"Il film è eccessivo come si conviene alle nevrosi in causa, mettendo in conto, lo sbudellamento finale: tanto che nel gioco del se fosse si potrebbe pensare a un ministero della Difesa retto da Tennessee Williams con sottosegretario Truman Capote. In questo caso l'amore molesto del graduato verso il soldatino, che sarà baciato in ospedale, meriterebbe una medaglia al merito. L'effettismo di forma e sostanza non toglie la potenza spettacolar-sessuale, anche se parte del gay power accusa il ritratto dell'omosessuale colpevole, diritto sulla china dell'inevitabile suicidio. Gli attori sono bravissimi: Flavio Albanese, Jean Merc Barr, Thomas Kretschmann. L'unico eterosessuale è il caporale (Fabrizio Pioda). Roberto Citran fa pulizia morale. Con i limiti del caso limite, ma con sincero messaggio civile, avvolto nella carta stagnola della fiction, da recapitare al mittente." (Maurizio Porro, "Il Corriere della Sera", 30 Aprile 1996) "Il compito e le intenzioni sono alte: siamo in un film-cronaca di denuncia sulla violenza nelle caserme italiane. E non soltanto. Si raccontano anche le sfumature del gioco di potere nel sistema gerarchico: il regime di seduzione virile, i ricatti sulla personalità, le sfide e le punizioni che è costretto ad affrontare un soldato in una microsocietà chiusa in cui chi comanda divise prova il diritto-piacere di comandare uomini. Il confine tra militare e persona, ruolo ed esistenza, compito e persona, compito collettivo e libertà individuale, è un bersaglio centrato nel film, che purtroppo perde il controllo dei personaggi quando deve lasciare che la cronaca si dispieghi come tragedia." (Silvio Danese, "Il Giorno", 4 Maggio 1996) "Il solo meccanismo che potrebbe funzionare è, appunto quello della suspense che si tenderebbe a far nascere dalle difficoltà che la recluta incontra prima per arrivare in tribunale e dopo per ottenere giustizia. Lo guastano subito, però, oltre alla sua intrinseca fragilità, dei modi di rappresentazione impacciati che non riescono mai a ricreare un ambiente, sono insensibili a delle voci doppiate in modo incongruo, accettano musiche mediocri e dialoghi non di rado spinti fino alla soglia del ridicolo e, soprattutto, non raggiungono mai i climi voluti. Non tanto all'interno del cinema di denuncia quasi del tutto assente, nonostante certe velleità, ma nemmeno in quello sulle tensioni processuali, invano mediato da 'Codice d'onore'. Gli interpreti fanno quello che possono, ma con scarsi risultati. Il capitano è il francese Jean Marc Barr, il sergente è il tedesco Thomas Kretschmann, la recluta è Fulvio Albanese, diviso solo fra teatro e Tv. A difenderlo c'è Roberto Citran, un ufficiale pulito e probo." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 19 Maggio 1996)

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