Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi2006

SCHEDA FILM

Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi

Anno: 2006 Durata: 120 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Giovanni Veronesi

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:AURELIO DE LAURENTIIS & LUIGI DE LAURENTIIS PER FILMAURO

Distribuzione:FILMAURO, DVD: FILMAURO HOME VIDEO

ATTORI

Carlo Verdone nel ruolo di Ernesto ("L'amore estremo")
Monica Bellucci nel ruolo di Lucia ("L'eros")
Riccardo Scamarcio nel ruolo di Nicola ("L'eros")
Antonio Albanese nel ruolo di Filippo ("Il matrimonio ")
Sergio Rubini nel ruolo di Fosco ("Il matrimonio ")
Fabio Volo nel ruolo di Franco ("La maternità")
Barbora Bobulova nel ruolo di Manuela ("La maternità")
Claudio Bisio nel ruolo di Fulvio, il radioDJ
Elsa Pataky nel ruolo di Cecilia ("L'amore estremo")
Dario Bandiera nel ruolo di Dario
 

MUSICHE

Buonvino, Paolo
 

MONTAGGIO

Di Mauro, Claudio
 

SCENOGRAFIA

Gobbi, Luca
 

COSTUMISTA

Lettieri, Alfonsina
 

EFFETTI

Napoli, Claudio

TRAMA

La trasmissione radiofonica "Manuale d'amore Capitoli successivi", condotta dal dj Fulvio, è il sottofondo di quattro storie d'amore: "L'eros" - Nicola è un affascinante 25enne, paraplegico, travolto da una passione viscerale per Lucia, la sua fisioterapista, una donna più grande d'età che diventerà per lui una vera e propria ossessione erotica. "La maternità" - tragicomica odissea di Franco e Manuela, il cui desiderio di un figlio è tale da far affrontare a entrambi una serie di stressanti prove fisiche e morali. "Il matrimonio" - Fosco e Filippo hanno deciso di sposarsi e stanno organizzando il loro matrimonio in Spagna, ma i fantasmi di un'educazione troppo conformista sono difficili da sconfiggere. "L'amore estremo" - L'esistenza noiosa e ordinaria del 50enne Ernesto viene sconvolta dall'incontro con Cecilia, una bella 28enne vitale e passionale, che lo porterà a riscoprire le gioie della vita ma con estreme conseguenze.

CRITICA

"Seguito del primo film di gran successo, 'Manuale d'amore 2' di Giovanni Veronesi è riuscito soltanto a metà. Il primo e il secondo episodio sono drammaturgicamente insoluti, pesanti, sgradevoli. Il terzo episodio mette insieme due attori bravi, l'equilibrato Albanese e il timoroso Sergio Rubini benissimo truccato e pettinato, e segue la loro vicenda con una certa leggerezza. Nel quarto episodio Carlo Verone (...) è grande soltanto quando è assalito dall'ansia o quando la moglie, scoperto il tradimento, ripete precipitosamente: 'Ti perdono, ti perdono'. (...) Almeno due sketches sono critici verso le nostre leggi manchevoli o arretrate. Tutti gli episodi sono, se non drammatici, poco comici: più che l'amore, il film ne racconta le varianti fastidiose." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 gennaio 2007) "'Manuale d'amore 2' vorrebbe ripetere, non solo nel titolo, il successo inaspettato di 'Manuale d'amore'. Glielo auguriamo, anche se questo secondo capitolo sembra aver perso molta della freschezza della prima esperienza. (...) I primi due episodi sono veramente mosci, nonostante il tema. Si riemerge alla fine, grazie anche al gran talento di Verdone, l'unico con cui si ride."(Dario Zonta, 'L'Unità', 19 gennaio 2007) "Dopo alcuni tentativi senza seguito, il film a episodi la sua nostalgia, la sua tentazione si riaffaccia in versione lusso. Attori di nome, tema importante sia pur trattato con massima leggerezza, regista unico e anche un po' invadente. Come a dire: sarà solo una commedia ma dietro questi personaggi, i loro sogni, le loro peripezie, c'è un autore che sfrutta il tono leggero per contrabbandare qualche idea o almeno qualche sensazione su ciò che siamo diventati forse senza accorgercene. Il primo 'Manuale d'amore' tastava il terreno, il secondo alza il tiro e tenta la commedia di costume. Con ambizioni così sfacciate (le battute rivolte verso la macchina da presa) da andare a discapito di personaggi che sarebbero più credibili se fossero meno calcolati e caricaturali, ma più spontanei e sorprendenti. (...) Più lieve, meno ambizioso, il primo Manuale non alimentava attese sproporzionate. Era il suo limite, ma anche il suo pregio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 gennaio 2007). "Ci piacciono le commedie, quelle italiane soprattutto. E apprezziamo il nuovo corso di De Laurentiis che, mentre si tiene stretta la cassaforte dei film natalizi, alimenta parallelamente una produzione leggera - di qualità - di cui i film affidati a Giovanni Veronesi sono il fiore all'occhiello. E allora? Non per fare gli incontentabili ma proprio per attenzione e rispetto ci diciamo non convinti da 'Manuale d'amore 2'. (...) Veronesi e i suoi bravi attori vogliono innalzare, per così dire, la loro materia, preoccupati che non si capisca che la loro non è una farsaccia qualsiasi ma una commedia 'italiana' con il pedigree. Modesto, 'seduto' è il risultato di Fabio Volo e Barbora Bobulova, coppia stressata dalla fecondazione assistita. Arranca Verdone tardivo amante di una ragazza giovane malgrado le incontaminate simpatia e umanità di colui che è stata la vera bandiera del 'Manuale 1'. Più funzionale la coppia in cerca di Pacs formata da Sergio Rubini e Antonio Albanese, anche se la componente toccante e commovente prende la mano rischiando la deriva piagnona. Il migliore è l'episodio con Monica Bellucci fisioterapista cui ognuno desidererebbe affidarsi senza riserve e Riccardo Scamarcio incidentato grave bisognoso di riabilitazione motoria. E' quello dove migliore è il dosaggio fra drammatico e comico, secondo l'immortale ricetta dei padri. Anche se la cosiddetta scena bollente lo è meno di quanto promesso. Insomma, darsi importanza fa ridere di meno e non è garanzia di efficacia. " (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 19 gennaio 2007) "I film a episodi italiani talora sono migliori dei film monoblocco: sono tanti gli spunti che reggono dieci-quindici minuti e un pretesto per cucirli insieme si trova. Appunto questa è la struttura di 'Manuale d'amore 2' di Giovanni Veronesi. Ma le quattro storielle da un quarto d'ora sono gonfiate a storie di mezz'ora. Aggravante: 'Manuale d'amore', sempre di Veronesi, almeno aveva un episodio solido, il primo, che reggeva il resto, barcollante. 'Manuale d'amore 2' è invece fiacca e scontata fin dall'inizio, politicamente corretto. Solo Dario Bandiera convince - è il miglior attore del film - nell'episodio dei paraplegici, debellando un Riccardo Scamarcio il cui amplesso con Monica Bellucci è acqua fresca e, peggio, offusca il dettaglio più importante della partecipazione di lei: che la dea e l'attrice ormai coincidono.(...) Tonfo per Verdone, che capovolge il ruolo di 'Manuale d'amore', ma fa quel che fa sempre. Eppure il quasi sessantenne abbandonato del 'Manuale', se non divertiva, inteneriva; il quasi sessantenne abbandonatore del 'Manuale 2' non diverte e non intenerisce: somiglia solo al tipico vecchio porco, tanto più che non lo tenta un'irresistibile Claudia Gerini, ma una resistibile Elsa Pataky." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 gennaio 2007) "Il successo del primo, uscito circa un anno fa, non solo ha trascinato con sé l'inevitabile seguito, ma ha fatto alzare anche le ambizioni. 'Manuale d'amore 2 (capitoli successivi)' non vuole solo affrontare col sorriso e un po' d'ironia le disavventure amorose degli italiani (come succedeva appunto con il primo film), ma dichiara apertamente l'intenzione di affrontare alcuni dei nodi politici e sociali che con quelle disavventure sono collegati. Come la procreazione assistita e il matrimonio tra omosessuali. Il problema, però, è che alle intenzioni non corrispondono una sceneggiatura e una regia all'altezza. (...) Non è un problema di facile soluzione: la commedia - e 'Manuale d'amore 2' lo vuole essere - col sesso può far ridere, altre volte riesce anche a far sorridere e insieme riflettere (Wilder era un genio sull' argomento: 'Quando la moglie è in vacanza', 'A qualcuno piace caldo', 'L'appartamento'), quasi mai a eccitare (vedi lo strip della Loren in 'Oggi ieri domani', ma solo in quella scena, perché l'episodio è tutto meno che conturbante). Forse era meglio lasciare che i sogni restassero tali, indistinti e inafferrabili. (...) Per il resto, per vedere l'erotismo declinato in una commedia più briosa e meno banale, meglio aspettare i prossimi capitoli. Ne sono annunciati altri tre." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 gennaio 2007) "Aurelio De Laurentiis è l'unico della compagnia che non ha bisogno di manuali: il suo mestiere lo sa fare benissimo ed è quasi solo grazie a lui che il Fort Apache del cinema italiano si regge in piedi. Poi, certo, si creano le imprevedibili alchimie che a ciascun film assegnano un posto nella storia dell'arte e del mercato, dell'intrattenimento e del costume. In questo caso il successo del prototipo ha indotto il vulcanico patron a procedere con 'Manuale d'amore 2 (capitoli successivi)', che nel quadro di una confermata gradevolezza inserisce tasselli buoni e meno buoni... La struttura a episodi si addice all'infrangibile tema dell'amore, come ci ricordano molti titoli della commedia all'italiana. Resta, però, da scontare l'implicito pericolo che la frammentarietà provochi bruschi dislivelli fra spunti, svolgimenti e conclusioni. Stavolta fila come un treno l'apologo del maturo maître Carlo Verdone (...) Più che decoroso il balletto di orgogli e pregiudizi che si scatena a spese della coppia omosex Sergio Rubini-Antonio Albanese (...) Decisamente gracile il connubio tra il temporaneo paraplegico Riccardo Scamarcio e la sensuale fisioterapista Monica Bellucci. Pollice verso senza appello per l'odissea dei coniugi Fabio Volo e Barbora Bobulova (...) A esclusione dei belli senz'anima (espressiva) Scamarcio & Bellucci, i coristi se la cavano al meglio. Con punte d'eccellenza per Dario Bandiera dell'episodio ospedaliero, la Bobulova a dispetto del ruolo sconnesso, i sempre più brutti (per esigenze di copione) e più bravi Rubini e Albanese e il solito Verdone. (...) Giovanni Veronesi possiede una mano scorrevole e quel pizzico d'improntitudine che giova a chi vuole frugare negli identikit della porta accanto. Per i futuri capitoli sarà, però, indispensabile togliersi il grembiulino da chierichetto progressista e lasciarsi andare a un culto più brado ed estroso del grottesco quotidiano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 gennaio 2006)

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