Manifesto1988

SCHEDA FILM

Manifesto

Anno: 1988 Durata: 96 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO

Regia:Dusan Makavejev

Specifiche tecniche:35 MM (1:1.85)

Tratto da:racconto "Per una notte d'amore" di ╔mile Zola (ed. E/O)

Produzione:CANON GROUP, IN COLLABORAZIONE CON JADRAN FILM

Distribuzione:CANNON CINEMA ITALIA

ATTORI

Camilla S°eberg nel ruolo di Svetlana Vargas
Alfred Molina nel ruolo di Avanti
Simon Callow nel ruolo di Hunt, capo della Polizia
Eric Stoltz nel ruolo di Christopher
Lindsay Duncan nel ruolo di Lily Sachor
Rade Serbedzija nel ruolo di Emile
Svetozar Cvetkovic nel ruolo di Rudi Kugelhopf
Chris Haywood nel ruolo di Wango
Patrick Godfrey nel ruolo di Dott. Lombrosow
Linda Marlowe nel ruolo di Stella Vargas
Tanja Boskovic nel ruolo di Olympia
Gabrielle Anwar nel ruolo di Tina
Enver Petrovci nel ruolo di Il Re
Zeljko Duvnjak nel ruolo di Martin
Danko Ljustina nel ruolo di Baker
Rahela Ferari nel ruolo di Nonna
 

SOGGETTO

Zola, ╔mile
 

SCENEGGIATORE

Makavejev, Dusan
 

MUSICHE

Piovani, Nicola
 

MONTAGGIO

Lawson, Tony
 

SCENOGRAFIA

Despotovic, Veljko
 

COSTUMISTA

Allen, Marit
 

TRAMA

Europa, anni Venti. Il re di una piccola nazione ha in programma di visitare un villaggio tranquillo e sicuro. In realtÓ, la sua destinazione Ŕ tutt'altro che sicura in quanto un gruppo di rivoluzionari ha un congegnato piano per assassinarlo...

CRITICA

"BenchÚ dichiarato, il debito a Zola Ŕ abbastanza irrilevante nel quadro complesso di 'Manifesto'. Che comincia e finisce su un treno, dove viaggiano attentatori e poliziotti tanto tipicamente operettistici e principio di secolo che il film (non estraneo forse alla suggestione felliniana) potrebbe intitolarsi 'E il treno va'. I furiosi amori di Svetlana, filmati con divertita competenza da un regista che Ŕ un maestro dell'erotismo ironico, si inseriscono in una trama di congiure e repressioni. (...) I nomi del film sono un divertimento collaterale: il paese si chiama Waldheim (come il presidente austriaco accusato di antisemitismo), il direttore del manicomio si chiama Bergman (come il regista), il professore di ginnastica aspirante terrorista Ŕ Kugelkopf (testa di palla) e la maestra dei bambini Ŕ la signorina Sacher (come la torta austroungarica) (...). 'Manifesto' non Ŕ il film di un regista qualsiasi, ogni tanto si accende di notazioni firmate: ma Ŕ troppo ordinatamente confuso o troppo confusamente ordinato. Non c'Ŕ pi¨ la grinta spiazzante del Makavejev antititoista, mentre affiora un garbo un po' vecchiotto da commedia mitteleuropea e, la satira graffia in tutte le direzioni senza lasciare segni, sulla fantasia vince il manierismo; e chi si aspettava trasgressioni allarmanti rimane deluso." (Tullio Kezich, 'La Repubblica, 9 settembre 1988)

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