SCHEDA FILM

L'UOMO DEI SOGNI

Anno: 1989 Durata: 106 Origine: USA Colore: C

Genere:FANTASY

Regia:-

Specifiche tecniche:NORMALE

Tratto da:TRATTO DAL ROMANZO "SHOELESS JOE" DI W.P. KINSELLA

Produzione:GORDON COMPANY

Distribuzione:PENTA DISTRIBUZIONE (1989) - VIVIVIDEO

TRAMA

Medio agricoltore, trentaseienne, Ray Kinsella vive con la moglie Annie e la piccola Karin in una graziosa fattoria immersa nel mais. Da molto tempo ha perduto il padre (morto alla sua età attuale e amantissimo del base-ball), con il quale era già in rotta. Un giorno Ray sente chiaramente una voce misteriosa ripetergli la frase "se lo costruisci, lui tornerà". La voce si fa ancora sentire e Ray vende una buona parte della terra e si indebita con la banca pur di costruire un magnifico campo da gioco, rosso, tra il verde del granoturco ancora acerbo. Annie crede che il marito abbia delle curiose visioni (tra l'altro a caro prezzo), finchè una sera nel campo illuminato si vede un uomo in tenuta da giocatore e Ray riconosce subito in lui un battitore celebre: Joe Jackson detto "Shoeless" (lo Scalzo). In seguito il fantasma, che però appare vivo e prestante, si ripresenta con altri otto giocatori, un po' attempati e chiassosi e così la famiglia Kinsella assiste ad un allenamento, mentre non vedono nessuno il cognato Marc nonchè la sorella e la madre di Annie, che considerano le follie di Ray come tali, e, in più, un incredibile sperpero di denaro. Poi echeggia nell'aria un'altra frase: "lenisci il suo dolore". A fatica Ray riesce ad individuare e contattare un altro "vecchio"; un negro, scrittore contestato e bollato come comunista (Terence Mann), che vive deluso e scorbutico dopo essere stato anche lui un fan del base-ball e che aveva fatto oggetto Kinsella senior di un suo scritto. Portato da Ray su di un campo cittadino, Mann vede insieme a Ray un nome improvvisamente apparso su di un tabellone luminoso, mentre Kinsella sente per la terza volta la voce incitatrice, che gli impone di "andare fino in fondo". I due si dirigono allora in Minnesota per ritrovare un anziano e noto giocatore - "Moonlight" Graham - diventato medico e benefattore dell'infanzia. Ray si trova ora praticamente vent'anni indietro nel tempo, con un uomo cui resta un solo, grande desiderio: quello di poter giocare ancora. Egli rifiuta, tuttavia, l'offerta di Kinsella di andare al suo "campo dei sogni". Ad una telefonata di Annie assai preoccupata (la banca vuole i soldi e intanto ha ceduto a Marc l'ipoteca sulla fattoria) Ray torna a casa. Lo accompagna Mann perchè vuole rivedere Joe Shoele, e per strada i due imbarcano un ragazzo che cerca un ingaggio in qualche squadra (si chiama Archibald Graham). Grande partita nel campo dei Kinsella, con Mann felice, lo "Scalzo" in piena forma e Graham che fa un colpo importante. La piccola Karin cade da una impalcatura ed il vero Graham, comparso tra il mais come per sortilegio, la salva da un possibile soffocamento, salutando poi i vecchi compagni e scomparendo fra le canne. E' li che sparisce anche Terence Mann, affascinato da quei giocatori tutti in bianco, per tornare all'entusiasmo ed allo scrivere di una volta. Allo scopo di andare fino in fondo, Ray cede volentieri all'idea di Karin: si faranno vicino a casa grandi incontri di base-ball e la gente farà la fila per il biglietto. A notte, compare sul campo il padre di Ray: i due appaiono come fratelli, Ray è riuscito a costruire per lui il luogo, il "paradiso" in cui si avverano i sogni e dove quello, pacificato, è ora felice di lanciare e rilanciare la palla al figlio ritrovato. E ciò proprio mentre un lungo serpentone di auto con i fari accessi già si snoda nella pianura sterminata, portando sul posto i più incalliti fedeli del base-ball.

CRITICA

"Assai difficile sottoscrivere una certa frase di Terence Man secondo la quale negli anni '60 la sola cosa valida, l'unico valore per la gente (siamo in America, d'accordo) era il base-ball. Affermazione azzardosa, ai limiti del ridicolo, anche ad essere americani e sfegatati di quel gioco. Eppure ecco qui il film, sul giocatore scalzo della storia e della memoria. Meglio sarebbe stato, intanto, e frenesie a parte, mantenere il titolo originale, che alla lettera è "Campo dei sogni", mille volte più pertinente e significativo, così come misterioso e seducente è l'avvio in un'atmosfera ben resa su di un piano surreale che rasenta la rarefazione. Si aggiunga quella strana voce fuori campo, che Ray Kinsella ascolta, dapprima attonito, poi convinto. In altri termini, lo spunto c'è e interessante, perfino d'effetto. Purtroppo il film è molto ambizioso, lungo e macchinoso per complicazioni eccessive, talune anche superflue. Un montaggio più coraggioso avrebbe giovato a snellire il tutto, anche per rendere psicologicamente più intenso e pregnante il rapporto tra Kinsella padre e relativo figlio. Di positivo da reperire c'è non poco, con un figlio deciso a far ritornare il vecchio genitore (vecchio ma raffigurato intelligentemente come coetaneo) a lenire il dolore dell'incomprensione di un tempo e a costruirgli il campo dei sogni irrealizzati vent'anni prima. Uno spunto fine e sentimentale venato di una certa poesia. (...) Peccato, invece, certo velletarismo e tante forzature e debordanze di tono." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 110, 1991)

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