L'ultimo terrestre2011

SCHEDA FILM

L'ultimo terrestre

Anno: 2011 Durata: 100 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:FANTASCIENZA

Regia:Gian Alfonso Pacinotti

Specifiche tecniche:-

Tratto da:liberamente ispirato al romanzo a fumetti "Nessuno mi farà male" di Giacomo Monti (ed. Ass. Cult. Canicola)

Produzione:DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA

Distribuzione:FANDANGO - DVD E BLU-RAY: FANDANGO/CG HOMEVIDEO (2012)

ATTORI

Gabriele Spinelli nel ruolo di Luca Bertacci
Anna Bellato nel ruolo di Anna Luini
Luca Marinelli nel ruolo di Roberta
Teco Celio nel ruolo di Giuseppe Geri
Stefano Scherini nel ruolo di L'Americano
Roberto Herlitzka nel ruolo di Padre di Luca
Paolo Mazzarelli nel ruolo di Walter Rasini
Sara Rosa Losilla nel ruolo di Aliena
Vincenzo Illiano nel ruolo di Gabriele Del Genovese
Ermanna Montanari nel ruolo di Carmen
Ugo De Cesare nel ruolo di Joseph Palla
 

SCENEGGIATORE

Pacinotti, Gian Alfonso
 
 

MONTAGGIO

Benevento, Clelio
 

SCENOGRAFIA

Vannucci, Alessandro
 

COSTUMISTA

Taviani, Valentina

TRAMA

Gli alieni stanno per invadere la Terra. Luca Bertacci, un uomo un po' misogino che tende a isolarsi dalle persone, si appresta a vivere gli ultimi giorni prima dell'attacco extra-terrestre. Tuttavia, l'evento nefasto per l'umanità regalerà a Luca una speranza di felicità...

CRITICA

"Finalmente una sorpresa italiana. Non gridiamo alla rivelazione ma diamo a Gipi quel che è di Gipi. Estro, coraggio, un granello di follia, un desiderio naturale di uscire dal seminato. Che però chiedeva maggiore coerenza. 'L'ultimo terrestre' dà il meglio quando inventa immagini dense e bizzarre, come nell'incipit alla Lynch che vede il protagonista, solo come un cane, incontrare una prostituta in un immenso show room. Mentre scende di tono appena il neoregista si sente tenuto a raccontare anziché procedere per folgorazioni. Gli alieni infatti ci sono eccome. Ma sono buonissimi, quasi degli angeli, dunque in Italia nessuno se li fila. Cosa vuoi che ci importino questi omini grigi che all'occorrenza sono anche ottime mogli? La radio trasmette commenti deliranti (c'è chi teme che rovinino il calciomercato), i soliti furbi ne fanno un business, e tutto procede come prima (è uno dei tormentoni della Mostra: il terrore che nulla cambi). Dunque niente amore per il timido Luca, cameriere al Palabingo che odia le donne anche quando se ne innamora. Certo la trama è esile; i personaggi di contorno, candidi trans e camerieri sessuomani, un poco sbilenchi. Ma dice più cose sul nostro paese e i suoi umori segreti questo film 'fantasociale' di tanti film fanta-impegnati. Se Gipi persevera potrebbe crescere molto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2011) "L'originalità è anche la caratteristica migliore del film con cui Gian Alfonso Pacinotti (Gipi quando disegna fumetti) racconta la storia dell'ultimo degli umiliati e offesi, in un'Italia senza tempo e senza luogo. La bella forza di 'L'ultimo terrestre' (liberamente tratto da un romanzo a fumetti di Giacomo Monti) è quella di portarci dentro un mondo dove l'egoismo, la cattiveria, la sopraffazione dominano le vite di tutti, a cui il protagonista si sottrae più per paura e timidezza (oltre che misoginia) che per scelta cosciente. E da cui anche gli extraterrestri arrivati sulla Terra preferiscono scappare. Una specie di apologo senza morale che Pacinotti racconta con l'efficacia della semplicità, sfruttando al meglio una scenografia quasi post-atomica (ma in realtà post-industriale), e con un gusto della concisione forse più adatto ai ritmi delle strisce che delle sequenze." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 9 settembre 2011) "Per esordire al cinema, Gian Alfonso Pacinotti detto Gipi, pur essendo anche un apprezzato autore di fumetti, ha scelto un romanzo a fumetti di un altro autore, 'Nessuno mi farà male' di Giacomo Monti e ci ha raccontato, con la scioltezza dei suoi modi che si rifanno direttamente alla sua grafica, una cronaca sottile portata a un certo momento a costeggiare la fantascienza con tanto di alieni che arrivano sulla Terra, piccoli, bluastri e longilinei come in 'Incontri ravvicinati del terzo tipo'. Li avvicina, sia pure molto fugacemente, un giovanotto timido sovraccarico di complessi e anche di ricordi infantili da cui è stato molto ferito, e quasi simbolicamente finisce per dover loro la soluzione di tutti i suoi problemi, psicologici e nel rapporto con le donne. Fino a una conclusione ottimistica. Preparata, narrativamente e anche stilisticamente con molte attenzioni e soprattutto affidata all'interpretazione di un altro esordiente, Gabriele Spinelli, che, fino al momento di concludere (e di vincere) recita con molta efficacia la parte del perdente umiliato e offeso. Convincendo con tante, variegate sfumature." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 settembre 2011) "Un paese per nulla migliore di quello attuale, dove l'evento epocale funziona da cartina di tornasole di una società gaglioffa e istupidita, con la maggioranza distratta e i più furbetti che trovano il modo di speculare su attese e paure. In questo paesaggio, si muove la lunare figura di Luca: il non attore Gabriele Spinelli, ben calato nel ruolo di triste cameriere di una sala Bingo, che causa la diffidenza per le donne non riesce ad avere una vita sentimentale. Il racconto parte con il giusto passo di satira laconica con scene e personaggi stilizzati come in un disegno, ma non riesce a mantenere fino in fondo la chiave essenziale e minimalista prescelta. Per esempio, la figura del padre di Luca (un mirabile Roberto Herlitzka) vira nel corso della storia dal registro grottesco al realistico/drammatico, spostando il piano formale del film e indebolendolo. Però, nell'insieme l'opera prima è spiritosa, intelligente; e la speranza che presto gli extraterrestri provvederanno a ristabilire da noi verità e giustizia, riempie il cuore di conforto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 settembre 2011) "Liberamente tratto da un racconto a fumetti di Giacomo Monti, il film si dipana in una rappresentazione disillusa dell'anonima Italia di provincia al tempo degli alieni tra personaggi vari e di varia moralità. (...) Attraverso l'escamotage degli alieni, Pacinotti riesce, cosa rara nel cinema italiano, ad alzare lo sguardo, nel suo film arriva a parlare con naturale credibilità del bene e del male, dei buoni e dei cattivi. In un'Italia in cui tutto è permesso e tollerato, laddove il criterio tra ciò che giusto e sbagliato viene quotidianamente calpestato, questi alieni stralunati rappresentano una sorta di sapienza antica in grado di dire ciò che è giusto e sbagliato." (Dario Zonta, 'L'Unità', 9 settembre 2011) "II mood 'fine di mondo' continua con 'L'ultimo terrestre' (terzo film italiano in concorso) di Gian Alfonso Pacinotti in arte Gipi, artista cinquantenne di storie a fumetti, e conferma il desiderio di 'avvento mistico' che pervade molti film dell'ultima onda. (...) 'L'ultimo terrestre' gode dell'eleganza estatica di Gipi, che per il suo esordio alla regia ha scelto generosamente la graphic novel di Giacomo Monti, 'Nessuno mi farà del male'. (...) Gipi non ama i suoi personaggi, li tiene lontano, in attesa degli 'incontri ravvicinati' con i piccoli alieni occhiuti di Spielberg, ma ogni tanto apre siparietti commuoventi con la vicina di casa di Luca, Anna (Anna Bellato) amata e temuta, e con il padre (magnifico come sempre Roberto Herlitzka) campagnolo dall'orrendo segreto, rinato dopo l'arrivo di una marzianina servile a immagine dell'automa Caterina di Alberto Sordi. (...) Dialoghi dell'assurdo? (). La satira si scioglie in lacrime, l'iperrealtà di Gipi è la fotografia triste di questo mondo, che finalmente va a fuoco grazie agli angeli verdi che sanno 'cos'è il bene e cos'è il male'." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 9 settembre 2011) "Più sei disperato più speri nell'arrivo degli Ufo. Se poi sei disperatissimo, anche arrivassero, non te ne importerebbe più niente. È quello che succede nell'Italia spaventosa e disillusa de 'L'ultimo terrestre', opera prima di Gian Alfonso Pacinotti detto Gipi, 48 anni, pisano, talento del fumetto, terzo italiano in concorso dopo Emanuele Crialese e Cristina Comencini, accolto ieri con un quarto d'ora di applausi e molte risate, stavolta di apprezzamento per le battute comiche del film (...). Una parabola grottesca, cupa e surreale su di noi, che abbiamo perso ogni senso del bene e del male, e per trovare qualcuno che ce lo ricordi possiamo solo contare su un intervento dall'alto. Archiviati gli angeli, custodi o vendicatori che siano, a suonare le trombe del giudizio arrivano così gli alieni. Piccolini, testone pallido, occhioni neri, sbarcano di soppiatto, si intrufolano nelle nostre vite, danno una mano ai buoni, puniscono i cattivi." (Giuseppina Manin, 'Il Corriere della Sera', 9 settembre 2011) "Il terzo e ultimo film italiano in concorso è il meno peggiore dei tre. Non un capolavoro, per carità. Ma 'L'ultimo terrestre' di Gian Alfonso Pacinotti, ben accolto ieri alla proiezione stampa, ispira simpatia anche per la sua ingenuità. E, oltre a quello del regista, ha il merito di rivelare il talento di Gabriele Spinelli, bravissimo a dar corpo all'anonimo cameriere di una sala Bingo protagonista della storia. Prodotto da Fandango (...), 'L'ultimo terrestre' sembra il terzo lato del triangolo composto dal film di Abel Ferrara sulla fine del mondo e da 'L'arrivo di Wang' dei fratelli Manetti sul rapporto con gli alieni. Chissà, forse una tendenza che narra piccole e grandi apocalissi più o meno vicine. (...) Stando al tam tam tra gli addetti ai lavori, il film potrebbe ambire al premio Osella come opera prima." (Maurizio Caverzan, 'Il Giornale', 9 settembre 2011) "Non sarà perfetto, ma ha idee, originalità, forza. Si apre con uno scatenato Giuseppe Cruciani nella parte di se stesso. Primo applauso, dagli stessi che fischiavano ieri Cristina Comencini (P.S.: si fischia anche a Cannes, ma lì non aprono inchieste e non gridano al complotto). Gli alieni sono bassetti e magrolini. Il mondo non finirà con un'esplosione ma con un piagnisteo, scriveva T. S. Eliot. In una sala bingo, suggerisce 'L'ultimo terrestre'." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 9 settembre 2011) "Con la stampa non è andato al di là di qualche timido applauso (ma quindici minuti di applausi alla proiezione per il pubblico, ndr) il terzo italiano in gara per il Leone d'oro, Gian Alfonso Pacinotti. Più conosciuto come Gipi, è un disegnatore, fumettista e pittore (lavora per Repubblica) dallo stile caratteristico, per lo più ad acquerello e ad olio, considerato uno tra gli autori più importanti del fumetto europeo. Gipi ha firmato il suo primo lungometraggio con il suo nome vero in omaggio al padre. L'ultimo terrestre racconta in maniera surreale la storia dello sbarco degli extraterrestri in Italia. Una commedia sardonica in cui gli italiani accolgono gli alieni con due reazioni di segno contrario ma altrettanto esagerate: mistiche (qualcuno li vede come angeli) o razziste (c'è chi teme che porteranno via il lavoro, come gli extracomunitari). Nel film gli alieni non sono entità astratte, ma dei pupazzetti con gli occhi enormi e indagatori: l'Italia di Pacinotti però è troppo distratta è priva di morale per preoccuparsene più di tanto." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 9 settembre 2011) "Il fumettista Gian Alfonso Pacinotti in arte Gipi, prende le strisce di un collega (Giacomo Monti, 'Nessuno mi farà del male') e sbarca al cinema, portandosi appresso gli alieni, una riflessività d'autore e la fantascienza - ormai desueta per l'Italia di genere - per indagare il Brutto Paese. Perché siamo inetti, abulici e con la coscienza sporca: i tableaux vivants illustrano impietosi, il protagonista Gabriele Spinelli certifica passivamente tra Buster Keaton ed 'E.T.', ma è lo stile a farla da padrone. Neon glaciali, non luoghi geometrici, surrealismo alla carta, ma la storia, le emozioni dove finiscono? Missing in action, sebbene l'azione latiti, la coralità stinga: 'L'ultimo terrestre' non decolla, la monotonia ingolfa, i comprimari - il padre Herlitzka, la vicina di casa - appassiscono. Gipi lo sente, ma ormai è troppo tardi: i due inconsulti colpi di scena nel finale non risolvono, ma stigmatizzano il problema. Buona la prima, dunque, ma senza troppi entusiasmi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 15 settembre 2011)

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