SCHEDA FILM

LO SCAPOLO

Anno: 1955 Durata: 98 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MORIS ERGAS, COSTELLAZIONE (ROMA), LE FILM AGU (MADRID)

Distribuzione:REGIONALE, CEI INCOM - CAPITOL INTERNATIONAL VIDEO

TRAMA

Il ragioniere Anselmi, che vive a Roma, è uno scapolo impenitente, ma questo non gli impedisce di apprezzare la compagnia di belle ragazze, anche se una metà almeno delle sue avventure amorose è del tutto fantastica. Quando un amico, socio d'affari, si sposa si vede costretto a far da testimone; ma respinge, in cuor suo, l'idea di subire la stessa sorte. Avendo lasciato all'amico il suo appartamento, deve cercarsi una pensione e sceglie quella in cui ha incontrato una graziosa signorina, che fa la hostess. Così quando la sua solitudine lo rende estraneo alla compagnia degli amici, può consolarsi con la sua donna, che va ad attendere all'aeroporto quando torna dai viaggi. Poco a poco la ragazza s'innamora di lui; ma egli la disillude ed ella si fa trasferire a Milano. La libertà è un bene prezioso, ma la solitudine comincia a pesare ad Anselmo. La compagnia di altri scapoli l'annoia, al cinema gli capita di vedere scene di seduzione, se la notte si sente male è solo. Al paese la mamma vorrebbe farlo sposare: ma la ragazza, che gli viene presentata, non è bella. Nel corso della sua attività ha avuto modo di conoscere una ragazza, la signorina Carla, ma i loro incontri si sono chiusi sempre con dei litigi. L'ora della resa non è lontana, lo scapolo cerca moglie. Ma una delle candidate ha una madre insopportabile, un'altra è troppo volgare, una terza è troppo anziana. Una graziosa donna, incontrata in un dancing è afflitta da un marito geloso. Con Carla i litigi si sono rinnovati più volte: ciononostante egli le telefona ancora e la sposa.

CRITICA

"(...) Antonio Pietrangeli e i suoi collaboratori hanno creato un film fresco, garbato e divertente, cogliendo umorismo e vivacità dall'osservazione della vita e dalle situazioni di tutti i giorni, rinunciando saggiamente a creare attorno al personaggio una vicenda complicata e macchinosa per affidarlo, pienamente, a una realtà minuta e minuziosa, ma non per questo meno sincera e meno vera". (P. Valmarana, "Il Popolo", 11/3/1956).

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