Le mele di Adamo2005

SCHEDA FILM

Le mele di Adamo

Anno: 2005 Durata: 94 Origine: DANIMARCA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Anders Thomas Jensen

Specifiche tecniche:35 MM (1:2.35), CINEMASCOPE

Tratto da:-

Produzione:TIVI MAGNUSSON, MIE ANDREASEN PER M&M PRODUCTIONS, AUGUST FILM & TV, DANMARKS RADIO

Distribuzione:TEODORA FILM (2006)

ATTORI

Ulrich Thomsen nel ruolo di Adam
Mads Mikkelsen nel ruolo di Ivan
Nicolas Bro nel ruolo di Gunnar
Paprika Steen nel ruolo di Sarah
Ali Kazim nel ruolo di Khalid
Lars Ranthe nel ruolo di Esben
Ole Thestrup nel ruolo di Dottor Kolberg
Gyrd Lofqvist nel ruolo di Poul
Nikolaj Lie Kaas nel ruolo di Holger
Peter Reichhardt nel ruolo di Nalle
Tomas Villum Jensen nel ruolo di Arne
Emil Kevin Olsen nel ruolo di Christoffer
Pede Lambert nel ruolo di Jorgen
Jakob Ole Remming
Rasmus Riise
Solvej Christensen
 
 

SCENEGGIATORE

Jensen, Anders Thomas
 

MUSICHE

Kaas, Jeppe
 

MONTAGGIO

Villadsen, Anders
 

SCENOGRAFIA

Stensgaard, Mia
 

COSTUMISTA

Whittaker, Jane

TRAMA

Adam, un giovane convinto neonazista, viene condannato a svolgere servizio sociale di riabilitazione. Suo compito è quello di assistere Ivan, il sacerdote di un piccolo centro. Ivan chiede ad Adam di cucinare una torta con le mele dell'albero che cresce dinanzi alla chiesa. Nel frattempo, però, la natura si accanisce contro l'albero: uccelli, vermi e lampi lo attaccano rovinandone i frutti. La concezione del mondo dei due uomini si scontra: Ivan crede che sia il Diavolo che li vuole mettere alla prova, invece Adam - convinto che l'Inferno e il Paradiso neppure esistano - è convinto che sia opera di Dio.

CRITICA

"Un film di Carl Theodor Dreyer girato da Quentin Tarantino. La lotta fra Bene e Male, fede e nichilismo, vista come l'incrocio fra una black comedy e un western politicamente scorrettissimo. Una disputa filosofico-religiosa zeppa di elementi prelevati dal presente più scottante neonazisti, immigrati islamici, turismo sessuale ma condotta con la libertà di tono e la feroce impudenza tipiche del miglior cinema danese contemporaneo. Terza regia di un autore nato nel '72 che qualcuno ricorderà come sceneggiatore dell'irresistibile Mifune, questo 'Le mele di Adamo' è un concentrato di provocazioni e cinismo che colpisce basso per mirare in alto. L'obiettivo è ricondurre una serie di temi e problemi apparentemente astratti alle loro basi più sanguigne e quotidiane. Mentre il tono paradossale e le trovate a raffica garantiscono il divertimento. (...) Fra episodi surreali (spari in faccia, fulmini che cadono dal cielo, eventi miracolosi) e impennate di calcolato cattivo gusto, 'Le mele di Adamo' porta tutti verso una incredibile redenzione generale, a sua volta irrisa nel beffardo finale. Arduo forse seguire fino in fondo i paradossi e le provocazioni dell'enfant terrible Jensen. Ma se lo stile sposa cinismo ed eclettismo (altro che 'Dogma'...), la libertà dello script è un salutare calcio al conformismo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 aprile 2006) "Opera di Anders Thomas Jensen, un autore già affermato come sceneggiatore e premiato con l'Oscar per il cortometraggio, 'Le mele di Adamo' ha compiuto un notevole cursus honorum, incluso il massimo premio al Noir di Courmayeur. Va apprezzato come una metafora dura e limpida, che in un precario recupero di ottimismo approda a un messaggio tutt'altro che ovvio. Quando ci si imbatte in una realtà inaccettabile come la sovradescritta adunata di Roma si intuisce (e 'Le mele di Adamo' lo conferma) che per ricondurre certi forsennati alla ragione poco servirebbero le lezioni di storia, i ragionamenti politici o le norme comportamentali; ed è inutile illudersi di risolvere qualcosa attraverso trattamenti di gruppo. La cura può solo essere individuale e ogni volta il terapeuta dovrà mostrarsi disposto, come padre Ivan, a giocare tutto se stesso e a confidare nell'imponderabile che i credenti chiamano miracolo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 28 aprile 2006) "Fra violenze, resurrezioni e altri eventi più o meno soprannaturali, 'Le mele di Adamo' prende gusto a dinamitare le aspettative di chi lo guarda, prima di giungere a un finale circolare e beffardo che chiude una serie continua (e forse un po' pleonastica) di sorprese. Dirige Anders Thomas Jensen che non risparmia lo humour nero intinto di crudeltà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 aprile 2006)

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