LE INTERMITTENZE DEL CUORE2003

SCHEDA FILM a cura di Cinematografo.it

LE INTERMITTENZE DEL CUORE

Anno: 2003 Durata: 105 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM (1:1,66)

Tratto da:-

Produzione:ANTONIO GUADALUPI & ROBERTO BESSI PER BUSKIN FILM S.R.L.

Distribuzione:QUALITY FILM DISTRIBUZIONE

 

TRAMA

Saul Mortara, un anziano regista, deve preparare un film sulla vita di Marcel Proust che gli è stato commissionato da un produttore parigino - conosciuto tra i caldi vapori di un bagno turco - disposto a rischiare tutto in un film destinato ad 'essere un fiasco' e appositamente concepito per un pubblico elitario. Il lavoro sembra procedere, ma per una serie di libere associazioni (visive, tattili e auditive) il passato inizia ad ossessionare il regista, così vecchi ricordi riaffiorano inattesi alla sua mente e lo riportano indietro nel tempo...

 

CRITICA

"Fedele ai consueti temi esistenziali e letterari, Carpi (e con lui il protagonista-alter ego) arpeggia su arie familiari, cerca il senso di quella vita da egotista, divaga, punzecchia tic e tabù di oggi (il salutismo, la memoria, la tv), cita artisti e scrittori amati (Hemingway, Mallarmé, Hockney), affronta doppi e fantasmi in un film colto, elegante, orgogliosamente démodé. Che non sempre sorprende ma talvolta (il finale) prende alla gola." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 giugno 2004) "'Ai turbamenti della memoria sono legate le intermittenze del cuore', così Marcel Proust (in 'Sodoma e Gomorra') prospetta quel prolungato, ininterrotto interrogarsi sulla propria esistenza, sulla vita tout court. E da qui prende le mosse appunto Fabio Carpi, proustiano ortodosso da sempre, per imbastire una delle tante storie intrise di ricordi, di sogni via via dipanati tramite le 'persone drammatiche' affioranti dal 'tempo perduto' e dal 'tempo ritrovato' (...) Un film per palati fini, insomma." (Sauro Borelli, 'Il Giornale', 11 giugno 2004) "Da quel signore aristocratico che è, Fabio Carpi tappa la bocca alla semplificazione che ci farebbe riconoscere ne 'Le intermittenze del cuore' e nel regista Saul Mortasa un film e un personaggio autobiografici, citando una lezione proustiana di Giacomo De Benedetti. (...) Piena conferma di uno stile raffinato e colto ma non sempre - come invece qui è - emozionante." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 11 giugno 2004) "Certo, una esercitazione intellettuale, forse qua e là troppo rinchiusa in sé stessa. Ma un'operazione indiscutibilmente di stile. La domina, come già in 'Nobel', l'interpretazione di Hector Alterio. Con molta classe." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 giugno 2004) "Se prediligete i film che attingono all'emozione passando attraverso la mente, 'Le intermittenze del cuore' di Fabio Carpi è ciò che fa per voi. Appare sugli schermi proponendo sul manifesto un suggestivo dipinto di Stefano Di Stasio e accompagnato da due libri: la sceneggiatura (Gremese) e una nutrita raccolta di dibattiti (Ulisse Editrice). Autore in parallelo di romanzi e film, definito da 'Time' ai tempi di 'Quartetto Basileus' 'lo Schubert del cinema', Carpi resta fedele alla tematica della senilità narrando fra passato e presente, realtà e immaginazione il rovello di un anziano regista impegnato a preparare un progetto su Proust che non vedrà la luce. Ispirato alter ego dell'autore, l'argentino Hector Alterio trascorre dalla Puglia a Parigi, da Venezia a Cabourg, da Roma alla Svizzera, sostanziando felicemente gli intellettualismi del copione con una palpitante presenza umana. Il risultato è un racconto svariante di sfondi e significati." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 giugno 2004)

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