L'avvocato del diavolo1997

SCHEDA FILM

L'avvocato del diavolo

Anno: 1997 Durata: 143 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, THRILLER

Regia:Taylor Hackford

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo ominimo di Andrew Neiderman

Produzione:ARNON MILCHAN, ARNOLD KOPELSON E ANNE KOPELSON

Distribuzione:WARNER BROS - WARNER HOME VIDEO

ATTORI

Keanu Reeves nel ruolo di Kevin Lomax
Al Pacino nel ruolo di John Milton
Charlize Theron nel ruolo di Mary Ann Lomax
Connie Nielsen nel ruolo di Christabella
Vyto Ruginis nel ruolo di Weaver
Jeffrey Jones nel ruolo di Eddie Barzoon
Judith Ivey nel ruolo di Signora Lomax
Tamara Tunie nel ruolo di Jackie Heat
Ruben Santiago-Hudson nel ruolo di Leamon Heat
Debra Monk nel ruolo di Pam Garrety
Laura Harrington nel ruolo di Melissa Black
Pamela Gray nel ruolo di Diana Barzoon
George Wyner nel ruolo di Meisel
Craig T. Nelson nel ruolo di Alexander Cullen
Christopher Bauer nel ruolo di Lloyd Gettys
 
 
 

MONTAGGIO

Warner, Mark
 

SCENOGRAFIA

Rubeo, Bruno
 

COSTUMISTA

Makovsky, Judianna

TRAMA

In una piccola località della Florida, Kevin Lomax è diventato un avvocato di grande successo. In tribunale difende un insegnante accusato di pedofilia e, nonostante le prove contrarie, riesce a far scagionare l'imputato. La sera stessa viene avvicinato da un collega di New York, che rappresenta un importante studio legale intenzionato ad offrirgli incarichi di grosso prestigio. Kevin è sconsigliato dalla madre, ma incoraggiato dalla moglie, l'attraente e innamoratissima Mary Ann, cosicchè insieme partono per New York e vengono alloggiati in un lussuosissimo appartamento. Dopo qualche giorno, Kevin incontra John Milton, capo del potente studio legale, che gli prospetta un futuro all'insegna del successo e di grossi guadagni. Kevin si getta nel lavoro, che ben presto diventa una vera e propria ossessione. Accetta di difendere un uomo molto ricco, accusato di tre brutali delitti, e apprende poi della morte violenta di Eddie, socio amministratore dello studio. Intanto Mary Ann, abbandonata a sé stessa, cade in una profonda crisi nervosa e viene ricoverata in ospedale. Arriva a New York la madre di Kevin che deve confessare alcune cose al figlio. Kevin si sente chiuso in un cerchio sempre più stretto e comincia ad aver paura. Finalmente Milton rivela la sua vera natura: è il Diavolo e sta compiendo la sua opera di seduzione e di conquista. Kevin sembra fare a tempo a ribellarsi, anzi riacquista coscienza e si ritrova nel tribunale dell'inizio. Rifiuta allora la difesa del pedofilo, e lascia soddisfatto l'aula. Ma, sulle scale, lo insegue un giornalista che gli chiede un' intervista e gli promette grande notorietà. Kevin accetta, e subito dopo il giornalista si trasforma: è Milton/Diavolo.

CRITICA

"Siamo infatti di fronte a una favolaccia metropolitana a sfondo metafisico imbastita per affermare che ogni patrocinatore legale deve obbedire alla propria coscienza morale, a rischio altrimenti di diventare l'avvocato del diavolo. Tesi fragile sulla quale vorrei sentire il parere di qualche esperto: a me pare che all'avvocato, non essendo un giudice, spetta solo tutelare i diritti alla difesa. (...) Che si può aggiungere? 'L'avvocato del diavolo' non è 'Rosemary's Baby', il regista Taylor Hackford non è Roman Polanski e a Pacino, per penitenza di avere accettato un ruolo tanto stupido, imporremo di recitare tre volte di fila il suo prediletto 'Riccardo III'. Un vero diavolo, quello". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 20 dicembre 1997) "In questa strana atmosfera da fine secolo, a contrasto con i progressi della scienza e della tecnologia, fioriscono le sette e i riti satanici; e il regista Taylor Hackford, nel mettere il dito sulla piaga di una professione ad alto rischio morale come quella dell'avvocato, si ispira evidentemente a 'Rosemary's Baby' di Polanski. Però è difficile lasciarsi coinvolgere da una vicenda troppo lunga, sbilanciata fra registro drammatico, thriller, grottesco; e commuoversi alle disavventure della meschina Mary Ann che ingenuamente si fa trascinare sull'orlo della pazzia. Detto ciò, restano i pregi di una confezione all'americana dove la qualità dei singoli contributi artistici (fotografia, scenografie, montaggio) si fonde in un ritmo in fin dei conti accattivante. E se Keanu Reeves conferma una bella grinta, Pacino è pur sempre Pacino". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 24 dicembre 1997) "Dura troppo e mantiene poco questo legal thriller impregnato di zolfo che il regista di 'Ufficiale e gentiluomo' costruisce sulla contrapposizione delle star in cartellone. In un clima tra il ridicolo e il perverso, si precisa infatti l'ambiguo rapporto che lega i due uomini: il carrierista seducente pronto a tutto per vincere la causa, il genio del male in grisaglia profondo conoscitore della natura umana. Come finisce la sfida? Con una classica trovata hollywoodiana della serie 'E se fosse stato tutto un sogno?'. Ma siccome, come teorizza Milton-Satana, 'la vanità è l'oppiaceo più naturale', chissà che la storiella non possa ricominciare. Gigione come poche volte, Al Pacino fa rimpiangere l'asciuttezza dimessa di Donnie Brasco per prodursi in un 'assolo' in linea con il tono eccessivo, barocco, survolato del film". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 20 dicembre 1997) "Bravo nel girare le sue lussuose inquadrature a larga scala, Taylor Hackford non osa pigiare sul pedale del grottesco: così si arriva a uno strano epilogo, dove Milton-Pacino un po' scherza un po' fa il babau, producendosi in smorfie diaboliche sullo sfondo di un altorilievo animato di raro gusto kitsch. Tutto ciò non impedisce al film di essere una bella compilazione di shock visivi, con momenti di paura degni del migliore cinema orrorifico. Keanu Reeves interpreta bene un personaggio ambiguo combattuto tra il sano piacere dell'onestà e quello, malsano però intenso, di vincere sempre. Invece il grande Al, questa volta, è gigione ai limiti del vanesio. Ma la vanità non è forse il peccato preferito del Diavolo?". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 1997) "Avvincente giallo, con ampie diramazioni nell'horror e nel fantastico, che naviga nell'assurdo e soffre di elefantiasi, eppure ti mette addosso più di un brivido ed esibisce sensazionali effetti speciali, anche se talvolta sfiora i confini del ridicolo. Il luciferino Al Pacino sovrasta lo spaurito Keanu Reeves e la spettacolosa neozelandese Charlize Theron". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 ottobre 2000)

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