SCHEDA FILM a cura di Cinematografo.it

L'amico arabo

Anno: 1991 Durata: 90 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MICHELE BUONO E PIERO RICCARDI PER ALEPH FILM, CASANOVA FILM

Distribuzione:FILM SERVICE

 

TRAMA

Nel deserto tunisino, durante un viaggio, l'ingegnere italiano Ernesto ed il suo accompagnatore Amumen sono coinvolti in un incidente. Mentre, gravemente feriti, attendono l'arrivo dei soccorsi, Amumen racconta all'italiano la sua storia di principe di una tribù nomade innamorato di una donna, Numa, che proprio alla vigilia delle nozze muore perdendo anche quattro dita della mano. In base alla leggenda solo dopo aver ritrovato le dita disperse Numa può tornare in vita. Per questo Amumen vaga nel Sahara alla ricerca dell'ultimo dito della sua amata. Quando, per le ferite dell'incidente, Amumen muore, Ernesto decide di proseguire la sua missione.

 

CRITICA

"'L'amico arabo', dopo i film di Salvatores, di Amelio, di Bertolucci (che nel deserto cercava gli smarrimenti dei suoi eroi), è un altro film affascinato dal sud del mondo, dal suo ventre caldo, profumato, dal suo mistero doloroso. E' girato con pochi mezzi, ma con uno stile carico di suggestione, sospeso tra un realismo pungente e un acuto senso del magico, come se riuscisse a piegarsi, docile, al dolce richiamo della leggenda." (Giovanni Bogani, 'La Nazione', 1Giugno 1992) "L'estate al cinema è il tempo del meglio, del peggio, delle sorprese. Dichiarata chiusa la breve stagione cinematografica italiana, i film medi più commerciali spariscono, e compaiono quei film di grandi autori e di autori debuttanti nei quali i distributori non ripongono speranze di profitto. Oppure appaiono brevemente film di pessima qualità, già destinati alla tv: un veloce passaggio nelle sale consente di alzare il prezzo dei diritti televisivi. Basta guardarsi da questi ultimi, e per chi ama il cinema l'estate può non essere affatto una brutta stagione, ma offrire anche occasione impreviste. 'L'amico arabo' è a esempio un film assai inconsueto, per varie ragioni: la recitazione insolitamente composta e interiore di Luca Barbareschi, che è nobilitato da una folta barba scura e porta spesso ampi panni arabi, copricapo di lana rossa; l'ambientazione in una Tunisia in parte familiare quanto un paese meridionale italiano e in parte remota, esotica, leggendaria; il regista esordiente Carmine Fornari, 41 anni, barese, studi a New York, già premiato autore di video/art e realizzatore di inchieste televisive per 'Mixer'; il direttore della fotografia Vincenzo Marano, capace di dare con intelligente originalità soprattutto l'immagine del deserto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 Giugno 1992)

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