L'alba dei morti viventi2004

SCHEDA FILM

L'alba dei morti viventi

Anno: 2004 Durata: 97 Origine: USA Colore: C

Genere:HORROR

Regia:Zack Snyder

Specifiche tecniche:SUPER 35

Tratto da:-

Produzione:STRIKE ENTERTAINMENT, NEW AMSTERDAM ENTERTAINMENT INC.

Distribuzione:UIP

ATTORI

Sarah Polley nel ruolo di Ana
Ving Rhames nel ruolo di Kenneth
Jake Weber nel ruolo di Michael
Mekhi Phifer nel ruolo di Andre
Ty Burrell nel ruolo di Steve Markus
Michael Kelly (II) nel ruolo di Cj
Lindy Booth nel ruolo di Nicole
Kevin Zegers nel ruolo di Terry
Matt Austin nel ruolo di Doug
Boyd Banks nel ruolo di Tucker
Jayne Eastwood nel ruolo di Norma
Matt Frewer nel ruolo di Frank
Hannah Lochner nel ruolo di Vivian
Nicholas Marino nel ruolo di Tom
R.D. Reid nel ruolo di Glen
Tom Savini nel ruolo di Sceriffo
Ken Foree
Kim Poirier
Scott H. Reiniger
Tim Post
 
 

SCENEGGIATORE

Gunn, James
 

MUSICHE

Bates, Tyler
 

MONTAGGIO

Howie, Niven
 

SCENOGRAFIA

Neskoromny, Andrew
 

COSTUMISTA

Cronenberg, Denise

TRAMA

Gli Stati Uniti sono invasi da terribili 'zombie' che si cibano di carne umana. Un piccolo gruppo di sopravvissuti si rifugia in un centro commerciale della città di Everett, WA, ma l'unico modo per salvarsi è volare su un'isola deserta rimasta incontaminata. Per riuscire nell'impresa dovranno superare la barriera composta dai temibili morti viventi...

CRITICA

"Gli zombi sono cambiati. In peggio. Colpa del successo di '28 giorni dopo' (2003) di Danny Boyle, in cui il mostro lento e stupido reinventato da George Romero sulla tradizione vudu di Haiti per la sua trilogia diventa improvvisamente atletico e scaltro. Li preferivamo prima, quando ci annientavano perché li sottovalutavamo. Adesso lo zombi è più scattante di Ben Johnson quando si dopava e più stratega di Henry Kissinger. Con un nemico così non sei più tu che ti suicidi, ma è lui che ti uccide. Il peccato originale di Boyle è stato reiterato in quest'ultimo 'L'alba dei morti viventi' di Zack Snyder, ancora più colpevole in quanto brutto adattamento del capolavoro di Romero 'Zombi' (...) Il film si limita a filmare i tentativi di sopravvivenza di un gruppo eterogeneo di esseri umani con degli effetti speciali per educande rispetto al buon vecchio gore truculento di Tom Savini che nel 1978 rivoluzionava il make-up grazie ai suoi incubi da reduce del Vietnam. Non ne possiamo più di questi remake e adattamenti senza un briciolo di personalità. Sono loro i veri zombi. Barrichiamoci in casa a vedere e rivedere i dvd della trilogia di Romero. E' l'unico modo per combattere il virus." (Fabrizio Alò, 'Il Messaggero', 23 aprile 2004) "'L'alba dei morti viventi' è il remake di 'Zombi'. Del modello restano il mix di raccapriccio e humour nero, l'estrema violenza, il senso di minaccia protratto dall'inizio alla fine; aumentano le dosi, un quarto di secolo dopo, di zombi, di velocità degli stessi, di effetti speciali. Quello che si perde in gran parte, invece, è il senso dell'allegoria amara che Romero e Argento avevano fatto passare nella prima versione; dove, sotto la maschera dell'horror, c'era un discorso parecchio inquietante sulla società delle merci e sui consumatori come zombi: anche dopo resuscitati, i morti viventi continuavano a sciamare per l'ipermercato alla stessa maniera di quando, da vivi, ci andavano a fare lo shopping. Per i cultori dello zombi-movie, comunque, divertimento e paura sono garantiti al disopra dei minimi sindacali." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 aprile 2004) "Incredibile a dirsi. Il trionfo dell'estetica del B movie ha portato fino a Cannes questo remake, geniale all'inizio e alla fine, mediocre nel mezzo, degli 'Zombi' di Romero, ma anche, e di più, del 'Distretto 13' di Carpenter. Se nel '78 era solo il morto vivente, il film di Snyder allarga la prospettiva e peggiora le cose: l'esercito di zombie assedia pochi infelici chiusi, emblematicamente, in un centro commerciale. Gonfio di occhi pesti, trucchi e make-up cadaverici, 'L'alba dei morti viventi' è un requiem alla nostra civiltà che va verso il nulla, si adagia in una struttura psicologica e narrativa tutta di maniera, ma ha i suoi momenti di gloria nella coreografia dei veloci mostri in movimento e nella fascinazione visivo-mortuaria. Per buon peso c'è anche un po' d'humour nero, un tentativo sentimentale e un finale, anche sui titoli di coda, poco promettente e molto inquietante perché gli zombie resteranno tra noi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 maggio 2004)

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