SCHEDA FILM

La supertestimone

Anno: 1971 Durata: 111 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Franco Giraldi

Specifiche tecniche:PANORAMICA, EASTMANCOLOR

Tratto da:un'idea di Luisa Montagnana.

Produzione:PIO ANGELETTI E ADRIANO DE MICHELI PER DEAN FILM

Distribuzione:TITANUS - AVO FILM, DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)

 
 
 

SCENOGRAFIA

Polidori, Gianni
 

COSTUMISTA

Polidori, Gianni

TRAMA

Marino Bottecchia, detto "Mocassino", vive alle spalle di Tiziana, una prostituta sua amante di cui è il protettore. Un venerdì sera la ragazza viene trovata uccisa: Marino, subito sospettato, dimostra di avere un alibi. Dalle foto sui giornali, che dedicano largo spazio allo squallido avvenimento e ai suoi personaggi, Isolina Pantò - stravagante proprietaria di un asilo privato ed ex serva in un convento - riconosce l'indiziato che ricorda di aver visto sul luogo del delitto. La sua circostanziata e precisa testimonianza fa condannare il Bottecchia a 20 anni di galera, demolendo sia l'alibi che le testimonianze a favore. Isolina, che vive sola, ha un'amica che si è sposata proprio il giovedì precedente al giorno dell'assassnio della prostituta. Questa circostanza, rammentatale dalla sposa, convince la Pantò di essere caduta in errore. Ella ricorre, pentita, all'autorità giudiziaria e ottiene la revisione del processo: Marino non viene liberato, ma condannato a quattro anni di reclusione per reati minori emersi in sede di dibattimento, pena da scontare a Porto Felice. Decisa a riparare, Isolina assiste amorevolmente il recluso, giungendo a trasferirsi nei pressi del penitenziario per potergli essere più vicina. In breve i due finiscono con l'innamorarsi e si sposano in carcere. Finalmente liberato Marino - dopo aver finto di non essere riuscito a ottenere un lavoro - induce Isolina alla prostituzione e, quando la donna mostra di essersi troppo affezionata a un cliente, non esita a rivelarle di essere stato lui ad uccidere Tiziana.

CRITICA

"Gli incolori personaggi che animano la vicenda sono solo un pretesto per una ricerca di comicità grossolana e volgare, con la conseguenza di vistosi scompensi narrativi e con il ricorso ai più sfruttati luoghi comuni del genere." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 70, 1971) "Già a proposito di "Cuori solitari" s'era visto che il lato debole del cineasta triestino sono le strutture. Qui addirittura siamo in presenza di due film incastrati l'uno nell'altro: fa da cornice il film dell'ambiguo protettore che, accusato di omicidio da una zitella sessualmente repressa, travolge con la sua forza vitale la supertestimone fino alle ultime conseguenze. All'interno c'è poi il film dei penitenziario, con le sue regole disumane e i suoi episodi aberranti. Due film ben girati e, nei loro dichiarati limiti, perfettamente legittimi ma tali da darsi ombra l'uno con l'altro soprattutto per quel che riguarda la coerenza dei personaggi principali." (Tullio Kezich, "Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977", Ed. Il Formichiere)

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