Strategia del ragno1970

SCHEDA FILM

Strategia del ragno

Anno: 1970 Durata: 98 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Bernardo Bertolucci

Specifiche tecniche:EASTMANCOLO - TECHNICOLOR

Tratto da:dal racconto "Tema del traditore e dell'eroe" di Jorge Luis Borges

Produzione:GIOVANNI BERTOLUCCI PER RED FILM, RAI TV

Distribuzione:INDIPENDENTI REGIONALI (1972), AIACE

ATTORI

Giulio Brogi nel ruolo di Athos Magnani
Alida Valli nel ruolo di Draifa
Pippo Campanini nel ruolo di Gaibazzi
Franco Giovannelli nel ruolo di Rasori
Tino Scotti nel ruolo di Costa
Allen Midgette nel ruolo di Marinaio
Giuseppe Bertolucci nel ruolo di Portatore del leone
 
 
 

SCENOGRAFIA

Maino, Maria Paola
 

COSTUMISTA

Maino, Maria Paola

TRAMA

Dopo la morte del padre Athos Magnani, trucidato dai fascisti nel 1936, il figlio dell'eroe (si chiama anch'egli Athos) giunge per la prima volta a Tara, piccolo villaggio nei pressi di Parma, con l'intenzione di scoprire la verità sulla morte del padre. Athos prende contatto con Draifa, una ricca e anziana signora, che era amante dello scomparso. Dalla stravagante donna ottiene poche e confuse notizie. Niente di più riesce ad ottenere dai compaesani che si trincerano dietro evidenti ostilità e paura. Viene comunque a sapere che sono tuttora viventi i tre amici del padre e colui che l'opinione pubblica ritiene assassino o mandante, Agenore Beccaccia, ricco possidente, il quale nega ogni responsabilità. I tre amici, poi, parlano del fallimento dell'attentato contro il duce a causa di una spiata, della confessione, del tradimento e dell'assassinio voluto da colpevole per mano degli amici onde, con la morte, influire più decisamente sulla coscienza collettiva: Athos Magnani senior fu un traditore o un eroe? I cittadini di Tara sono dei vigliacchi o dei convinti socialisti? Athos jr. rinuncia a capire, e vuol ripartire. Ma da tempo non passa più alcun treno. Athos Magnani è veramente esistito?

CRITICA

"[...] Scritta e diretta da Bertolucci sullo spunto di un breve racconto di Borges, l' opera è fra le più suggestive del nuovo cinema italiano, caratterizzata dalla magica ambiguità delle atmosfere e dall'aerea leggerezza della struttura narrativa che fondendo con grande sapienza un corposo realismo padano e surreali contemplazioni crepuscolari, trasmette un'inquietudine onirica profondamente segnata dalla malinconia di non poter conoscere il perché dei comportamenti umani e a non poter sfuggire alla presenza della morte [...]." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera', 5 ottobre 1972) "Il fillm, favola moderna di impegno civile, colpisce per il complesso di problemi politico-sociali che propone, per la sua originale impostazione, per l'abile uso della tecnica: ottime interpretazioni, magnifici paesaggi, intrigo poliziesco, montaggio assai libero. Tuttavia, non manca di oscurità sia narrative che contenutistiche. Infatti, mentre gli arzigogoli della trama danno un'impressione di freddo intellettualismo, il moltiplicarsi dei "simboli" lascia assai margine alle interpretazioni soggettive." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 73, 1972)

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