La sfida1958

SCHEDA FILM

La sfida

Anno: 1958 Durata: 95 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:DRAMMATICO

Regia:Francesco Rosi

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:FRANCO CRISTALDI PER VIDES CINEMATOGRAFICA, LUX FILM, CINECITTA' (ROMA), SUEVIA FILMS S.A. (MADRID)

Distribuzione:LUX FILM - PANARECORD - DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2010)

ATTORI

José Suárez nel ruolo di Vito Polara
Rosanna Schiaffino nel ruolo di Assunta
Nino Vingelli nel ruolo di Gennaro
Decimo Cristiani nel ruolo di Salvatore Ajello
Pasquale Cennamo nel ruolo di Ferdinando Ajello
José Jaspe nel ruolo di Raffaele
Tina Castigliana nel ruolo di La madre di Vito
Elsa Valentino Ascoli nel ruolo di La madre di Assunta
Ubaldo Granata nel ruolo di Califano
Elsa Fiore nel ruolo di La sorella di Vito
Ezio Vergari nel ruolo di Antonio
Concetta Petito nel ruolo di Zia Rosa
Rosita Pisano nel ruolo di La lavandaia
Alfredo Visco
Angela Luce
Enzo Barbiserra
Ferdinando Gerra
Gennaro Di Napoli
Gianni Minervini
Giosuè Ippolito
Guglielmo Spoletini
Guido Cante
Lia Thomas
Mario Laurentino
Salvatore Cafiero
Salvatore Javarone
 

MUSICHE

Vlad, Roman
 

MONTAGGIO

Serandrei, Mario
 

SCENOGRAFIA

Mancini, Franco
 

COSTUMISTA

Carteny, Marilù

TRAMA

Vito Polara è un giovanotto napoletano privo di scrupoli e divorato dall'ambizione di arrivare al più presto al successo e alla ricchezza. Dopo aver tentato il contrabbando di sigarette, decide di inserirsi di prepotenza nel giro che sfrutta il mercato ortofrutticolo partenopeo. Grazie a dei soldi avuti in prestito, Vito convince un contadino a vendergli il suo carico e si presenta dinanzi al potente capo dell'organizzazione, Salvatore Ajello, gridandogli apertamente le sue ragioni. Inebriato dall'apparente vittoria e convinto di far parte a tutti gli effetti del 'giro', Vito si fidanza con Assunta, una vicina di casa, acquista un lussuoso appartamento e contrae numerosi debiti. La sua ambizione, però, lo porterà a trasgredire gli ordini di Aiello e in quel mondo gli errori vanno pagati...

CRITICA

"(...) Colpisce, in un esordiente, tanta bella sicurezza di mestiere (...). Ciò che salva Rosi dall'accusa di eccessivo americanismo è di aver studiato la storia (...) in un ambiente preciso, in una cornice non occasionale (...). Il serio esordio di Rosi rivela un temperamento di singolare rilievo, ma ancora debole nella costruzione di personaggi che, o sono incerti, come quello di Vito, o troppo secondari come quello di Assunta (...) o facili schemi come quello di Ajello. Il che non significa che l'opera non sia fra le più ragguardevoli degli anni più recenti del cinema italiano". (Ernesto G. Laura, 'Bianco e Nero', 10/11, 1958). "La responsabilità di Rosi, nell'attuale situazione del cinema italiano, è palese. Non meno evidente quella della critica che, quasi unanime, ha accolto il giovane regista e il suo film come due grandi e autentiche rivelazioni. (...) La critica contribuise (...) a creare un nuovo mito - il mito Rosi - che, una volta creato, abbandonerà probabilmente assai presto, con grave danno per il Rosi stesso, il quale in ogni caso ha bisogno più di riserve e di critiche, che di elogi più o meno incondizionati." (Guido Aristarco, 'Cinema Nuovo', 135, settembre-ottobre 1958)

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