La seconda volta1995

SCHEDA FILM

La seconda volta

Anno: 1995 Durata: 80 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:testo di Francesco Bruni

Produzione:SACHER FILM, BANFILM, ROMA - LA SEPT CINEMA, PARIGI

Distribuzione:LUCKY RED - RCS FILMS & TV

TRAMA

Alberto Sajevo, un professore universitario torinese separato dalla moglie, vive con la sorella minore Francesca, che tenta invano di trovargli una compagna nella disponibile Raffaella. Ma Alberto sembra assorbito dalle sue lezioni e dalla sua solitudine finché casualmente ha modo di scorgere dal tram una giovane che segue fino a vederla rientrare in carcere: è Lisa Venturi, la terrorista che gli ha sparato 12 anni prima lasciandogli il proiettile nel cranio, e che per questo doveva scontare 30 anni. Alberto ossessionato dall'incontro vuole stabilire un contatto con lei che non lo ha riconosciuto. Mangia nello stesso snack, le parla, le manda fiori. Lei, che ha solo l'affetto dell'amica Adele, lo scambia per un corteggiatore, finché, alla vigilia del primo week-end in famiglia, lui non la sbugiarda, provocando una violenta reazione della giovane, che rinuncia al permesso rimanendo in carcere e rifiutando un colloquio con lui. Alberto ripensa agli anni di piombo e legge con amarezza i deliranti scritti di ex terroristi. Quando decide di andarsi ad operare alla testa a Monaco viene a sapere che Lisa è tornata a lavorare: la cerca, invano, alla fabbrica. Ma è lei che va a trovarlo a casa. I due tentano di spiegarsi: lei gli racconta di come sia entrata a far parte del gruppo eversivo. Nella foga della conversazione Lisa dimentica di avvisare la polizia e per questo ritardo il giudice Di Biagio le fa perdere la libertà vigilata. Alberto è ormai sul treno per Monaco: inizia a scrivere una lettera alla sua feritrice, ma appallottola il foglio e lo getta dal finestrino.

CRITICA

"Il primo film di Mimmo Calopresti, quarant'anni, nato in Calabria e vissuto a Torino, documentaristica sociale, è un racconto morale, dunque qualcosa di raro nel cinema italiano. Descrive per la prima volta la condizione attuale degli ex terroristi in semilibertà, raggiunge una piena consonanza tra forma e contenuti, adotta un approccio serio, sensibile, rigoroso, e anche se le idee di regia sono poche riduce la piattezza e monotonia dello stile con la profondità dell'analisi e l'interpretazione. Nanni Moretti è grande, la sua faccia carica di segni esprime con mezzi minimi e intensità le emozioni del professore: l'impassibilità coatta di chi ha dovuto subire l'insopportabile, rancore, curiosità, una sfumatura di cattiveria vendicativa, l'ostinazione di chi cerchi di curarsi con un farmaco amarissimo; e Valeria Bruni Tedeschi è bravissima con il viso opaco, gli sguardi sabbiosi, l'andatura dimessa, la calma ingannevole delle vite negate." ('La Stampa', Lietta Tornabuoni, 28 ottobre 1995) "Strano film, 'La seconda volta', bello e inquietante, coraggioso ma cauto, astratto ed esatto come Torino nella tersa fotografia di Alessandro Pesci, forte ma lievemente reticente per chi si aspettava da Mimmo Calopresti, dalla Sacher di Moretti e Barbagallo (e da Francesco Bruni e Heidrun Schleef, co-autori col regista della sceneggiatura) la capacità di spingersi più a fondo, di sondare zone inesplorate. " lodevole e controcorrente la scelta di non dire o mostrare nulla più del dovuto. Un film è fatto anche di ciò che non si vede, e qui molto è lasciato all'immaginazione. Per questo l'esordio di Calopresti, 40enne, calabrese di Torino (che a giorni lo festeggerà con una personale dei suoi bei documentari), resta dentro, scava, scuote, scopre nervi e ricordi sepolti. Ma non fuga del tutto la sensazione di una cautela perfino eccessiva. Atona, opaca, imbruttita, la Bruni Tedeschi rende a meraviglia il suo personaggio bruciato dentro, imbelle, quasi afasica, ma si resta con la voglia di saperne di più. Anche perché gli autori del film erano le persone giuste per provarci, anziché lasciarla in una nebbia di scelte sciagurate e casuali." (Messaggero, 'Fabio Ferzetti', 29 ottobre 1995) "Più che il tema proposto - di cui non intende offrire alcuna lettura chiusa o definitiva - 'La seconda volta' si segnala per il modo di raccontare. Nanni Moretti, con la sua severità savonaroliana e il suo trasparente disagio nel mondo degli altri, è bravo come non è mai stato. Valeria Bruni Tedeschi, che si segnala come una attrice di sostanza, ha una dolente timidezza, l'umiltà sottomessa di chi sa di aver sbagliato e guizzi di durezza da irriducibile. E gli interpreti sono tutti bravi, anche nei ruoli minori e di contorno. Ma sorprendono soprattutto la scioltezza della cinepresa di Calopresti, la naturalezza degli sfondi torinesi fotografati benissimo da Alessandro Pesci, la puntualità delle scenografie e dei costumi, l'efficacia di un copione che non fa mai suonare una battuta fuori tono anche quando deve disegnare la difficile mappa delle ideologie di quegli anni. Potrà forse lasciare perplessi il finale aperto: ma il film non vuole dare risposte, solo farci affrontare, attraverso due intensi ritratti umani, un problema che ha segnato la nostra vita civile." ('La Repubblica', Irene Bignardi, 29 ottobre 1995) "La seconda volta attraverso l'incontro tra due persone incrociabili diventa così un racconto morale sulla memoria, o meglio sul diritto ad avere una memoria dei conflitti degli anni Settanta e delle loro ragioni, evocando una cicatrice interiore che continua a bruciare per il comportamento sconsiderato di diversi reduci della lotta armata da cui si preferirebbe maggiore discrezione e pudore. Opera prima di Mimmo Calopresti, quarant'anni, nato in Calabria e vissuto a Torino, è un'opera di notevole equilibrio sostenuta da due splendidi caratteri - Moretti che fa l'attore sul serio con momenti di grande intensità, Valeria Bruni Tedeschi bravissima

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