La seconda notte di nozze2005

SCHEDA FILM

La seconda notte di nozze

Anno: 2005 Durata: 103 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Pupi Avati

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:Romanzo omonimo di Pupi Avati (Ed. Mondadori, 2005)

Produzione:ANTONIO AVATI PER DUEA FILM, RAI CINEMA

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

ATTORI

Antonio Albanese nel ruolo di Giordano Ricci
Neri Marcorè nel ruolo di Nino Ricci
Katia Ricciarelli nel ruolo di Lilliana Vespero
Angela Luce nel ruolo di Suntina Ricci
Marisa Merlini nel ruolo di Eugenia Ricci
Robert Madison nel ruolo di Enzo Fiermonte
Tony Santagata nel ruolo di Ugo Di Dante
Manuela Morabito nel ruolo di Estrelita
Sandro Dori nel ruolo di Notaio Colliva
Mia Benedetta nel ruolo di Mariagrazia
Valeria D'Obici nel ruolo di Mamma di Clara
Patrizio Pelizzi nel ruolo di Uno sfollato
Pino Calabrese
Saverio Deodato Dionisio
 

SOGGETTO

Avati, Pupi
 

SCENEGGIATORE

Avati, Pupi
 

MUSICHE

Ortolani, Riz
 

MONTAGGIO

Salfa, Amedeo
 

SCENOGRAFIA

Migliotti, Simona
 

TRAMA

Italia, fine della seconda guerra mondiale. La vedova Lilliana è costretta a lasciare l'amata città di Bologna insieme a suo figlio Nino, a causa di gravi problemi economici. I due si trasferiscono in Puglia nella masseria del cognato Giordano, fratello del defunto marito di Lilliana, che in gioventù era stato perdutamente innamorato di lei. Il loro arrivo porta scompiglio nella vita del fragile Giordano e nella routine della masseria, e risveglia anche antichi dissapori nell'animo delle due vecchie zie del cognato, Suntina e Eugenia, che provano ancora un forte rancore nei confronti della famiglia di Lilliana...

CRITICA

"Pupi Avati non viene meno alla sua idea di cinema pastorale, crepuscolare, semplice, puro. Ma questa volta il dosaggio degli elementi è perfetto, non una sbavatura, non una forzata malinconia, non un sorriso ed un bacio di troppo. Una verità personale, una memoria nascosta, che Pupi sente generosamente di dover condividere con tutti noi." (Luca Pellegrini, cinematografo.it, 9 settembre 2005) "Quando in Italia si faceva la fame. Quando nei campi c'erano le mine. Quando ai matti si faceva l'elettrochoc, mentre i figli imbroglioni erano pronti a vendersi la mamma. E non per modo di dire. Ogni film di Pupi Avati è una favola nutrita di realtà deformate o ingentilite dal ricordo. Ogni risata di Avati nasconde un dolore, una bruttura, un rimorso: non necessariamente suo, perché in questa Italietta sparita ma eterna ognuno ritrova qualcosa di sé. Secondo un tenace luogo comune, il fecondo autore bolognese è il regista dei languori e della nostalgia. Da tempo siamo convinti del contrario: è la perfidia (di personaggi e autore) il tratto più autentico di Avati, perfidia innocente perché "naturale", ovvero storica, ma non meno velenosa. Così nel divertente ma altalenante 'La seconda notte di nozze' le pagine migliori sono quelle dedicate ai rapporti famigliari dei protagonisti: (...) Se la trama è pretestuosa (inutili i sogni cinematografari di Marcorè), i dettagli illuminano un mondo meno fiabesco di quanto sembri. Fra parenti serpenti (irresistibile la scena in cui il mariuolo spinge la mamma fra le braccia di un camionista, anche perché lei stessa in fondo è pronta ad andarci...) e suorine che scortano marmocchi all'orfanotrofio, 'La seconda notte di nozze' spolvera di zucchero un confetto amaro. Come ci ricorda Albanese, mandato a sminare coperto solo da un assurdo scudo metallico sotto gli occhi di concittadini tremanti ma sollevati dall'idea che a rischiare la morte sia il matto del paese." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2005) "Dei tre film italiani in concorso, 'La seconda notte di nozze' è apparso senz'altro il più lineare, rilassato e, deo gratias, divertente. Pupi Avati è un regista antico, nel senso che cerca da sempre gli intrecci che trasmettano il piacere del testo. Su di un aspetto, inoltre, Avati non ha mai indietreggiato di un passo, il lavoro sugli attori, scelti con un intuito artigianale incurante delle mode. (...) Il film si risolve tutto in una lunga preparazione, nella bonaria aneddotica che punteggia la calata nella terra promessa degli scadenti figlioli prodighi, due ità che sotto il sole pugliese riescono a sciogliere, almeno in parte, le incrostazioni della disillusione morale e della frustrazione materiale. Succede, certo, che il film s'esaurisca prima del suggello finale, giochi un po' alla rinfusa con i dialetti ed esibisca qualche magagna pauperistica non appena allunga il tiro al di là delle scenografie naturali; ma dall'insieme si sprigiona un'atmosfera "fatta in casa" che rende onore allo spirito avatiano e giustizia alla tradizione della commedia fintamente riverita dagli esperti italiani. In questo contesto gli attori, come si è detto, sono cruciali e se Neri Marcoré e Katia Ricciarelli si limitano a eseguire il compito con sobrietà e Antonio Albanese disciplina con classe il naturale slancio istrionico, Marisa Merlini e Angela Luce risplendono di luce propria, cesellando strepitosamente il ruolo delle vecchie zie che incarnano un genius loci insieme ingenuo e astuto, terragno e spirituale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 settembre 2005) "Ciò che preme ad Avati è soprattutto il godibile ritratto di una specie di idiota dostoevskiano, che Albanese arricchisce con una recitazione da premio, miniaturizzata e interiorizzata. In contrasto con questo profilo angelico, Marcoré propone una specie di diavolo in fondo altrettanto innocente: e fra i due uomini spicca una Ricciarelli enigmatica e docile. Avati colorisce, ironizza, e si commuove e ogni tanto graffia alla Marco Ferreri." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 10 settembre 2005) "Terzo e ultimo film in concorso, 'La seconda notte di nozze' di Pupi Avati, tratto dal breve romanzo del regista pubblicato da Mondadori, è un film avventuroso, elegiaco e bello che con delicatezza malinconica rovescia le idee convenzionale e dice cose dure anche se non nuove: che l'essere umano può diventare abietto, quanto è affamato o alimentato da pregiudizi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 settembre 2005) "Dei tre film italiani alla mostra, 'La seconda notte di nozze' è l'unico a esprimere i dolori di un popolo anziché gli afrori di una classe (privilegiata). Scelta e direzione degli attori sono felici. Il tipico ruolo avariano del brav'uomo, brutto e segnato dalla vita, si rinnova, passa da Carlo Delle Piane a Antonio Albanese, che recita al meglio. (...) Avati non è un regista politico, se vuol fare un'osservazione politica, passa per la magia: quando Albanese s'innamora, ritrova il gusto della vita, ma perde l'abilità di togliere le mine. Ma l'ultima ha il buon gusto di scoppiare da sola, senza danni. E' il segno che lo stellone dell'Italia ricominciava a splendere. E' bello che proprio alla Mostra, alla quale tanto ha partecipato, ricomincia a splendere anche lo stellone di Avati. Coi rivali che ha un Leone d'oro è remoto, ma un riconoscimento come regista e/o come sceneggiatore sarebbe giusto. Ancora una volta il periodo guerra-dopoguerra ispira il meglio al nostro cinema, che a film d'allora o su ricostruzioni di quel tempo deve Oscar e/o grandi incassi." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 settembre 2005) "In andata e ritorno tra Puglia ed Emilia, pieno dopoguerra, con una straordinaria commedia umana di affetti, ricatti e rimorsi, Pupi Avati ritrova il suo tocco migliore, il perfetto artigianato della macchina cinema, la voglia di raccontare con cui riesce a tracciare, con tratti d' ironia feroce, l' identikit privato e collettivo, il divenire di un' epoca. (...) Grandi sentimenti sempre a confronto con piccoli giorni e problemi, mai un attimo di tregua sull' impaginazione perfetta e una voglia poetica che non diventa mai retorica. Menzione d' onore per le due vecchie zie, Angela Luce e Marisa Merlini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2005)

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