LA SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA1997

SCHEDA FILM

LA SECONDA GUERRA CIVILE AMERICANA

Anno: 1997 Durata: 97 Origine: USA Colore: C

Genere:GROTTESCO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:BARRY LEVINSON, CHIP DIGGINS E GUY RIEDEL

Distribuzione:MIKADO FILM - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

TRAMA

Un aereo carico di orfani fuggiti dalla guerra nucleare tra India e Pakistan chiede asilo negli Stati Uniti, affacciandosi in particolare allo stato dell'Idaho. Qui però il governatore Farley, da poco rieletto proprio grazie ad una campagna contro l'immigrazione condotta con lo slogan "Come l'America dovrebbe essere", proclama la chiusura delle frontiere, rifiutandosi di far entrare i bambini. Quando la notizia comincia a circolare, nella redazione della rete televisiva NewsNet, il produttore Mel e il caporedattore Alan si mettono in azione e assegnano ai giornalisti, tra cui la famosa conduttrice Helena Newman, compiti diversi per coprire tutto l'avvenimento. Intanto alla Casa Bianca, il Presidente convoca i suoi consiglieri. L'esperto di pubbliche relazioni Jack gli consiglia di imporre un ultimatum di 72 ore per la riapertura delle frontiere, che poi diventa di 62 ore e mezzo, quando si scopre che altrimenti andrebbe a scontrarsi con la messa in onda di una soap opera. Il governatore però non accetta ordini, anzi invia la guardia nazionale ad occupare militarmente le frontiere e minaccia la secessione dagli Stati Uniti. La situazione precipita, e i gruppi etnici si scatenano per ottenere a loro volta concessioni in cambio del sostegno al Presidente. Alcuni stati confinanti invece inviano truppe per combattere a fianco dell'Idaho. Intanto Farley, sposato, deve risolvere il problema della propria relazione con la giornalista di NewsNet Christina, di origine messicana, che gli dice di aspettare un figlio da lui. Quando i carri armati sono ormai in posizione, Farley rinuncia alla secessione, e tutto rientra nella norma.

CRITICA

'Chiamato a discutere il film all'anteprima romana, un quintetto di opinionisti eccellenti (Santoro, Mentana, Maltese, Flores D'Arcais e Freccero) hanno agevolmente tradotto la parabola in termini nostrani: separatismo leghista, basso profilo della politica, ignoranza, frenesia dello share. I televisivi hanno tenuto a scagionare il video dall'identificazione con il male assoluto; e visto che negli Usa, proprio questo notevole film è stato prodotto e trasmesso dalla Tv, si sarebbe tentati di dargli ragione. Non mi pare invece che nel dibattito sia stato evidenziato e sottoscritto il messaggio del personaggio-guida, il giornalista nero James Earl Jones, che in funzione di Grillo Parlante rifiuta di accettare l'assioma del suo cinico direttore (Dan Hedaya): 'Etica e buon gusto sono superati'. Come dire che la colpa non è del media, ma di chi li usa.' (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 6 dicembre 1997) 'Il nuovo film del regista di 'Gremlins' e di 'Matinée' affonda il dito nelle contraddizioni della nostra democrazia post-industriale e telematica. Se la prende con la tv ma è prodotto dalla rete via cavo Hbo, anche perché Joe Dante è uno di quei cineasti troppo intelligenti per lavorare a Hollywood. Muove da premesse irrealistiche ma le sviluppa secondo la logica ferrea delle migliori commedie. E assolutamente esilarante ma strozza la risata in gola, Oggi che i rigurgiti etnici inquinano tutto il pianeta, dallo Sri Lanka alla cosiddetta Padania. E allora: commedia satirica? Fantapolitica? Cronaca di tutti i giorni, appena riveduta e messa in caricatura? Diciamo piuttosto un micidiale cocktail di realismo e invenzione, non molto lontano da quelle 'storie' ben cucinate che ogni sera in tv scambiamo per realtà.' (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 dicembre 1997) 'Tutto da ridere e condotto avanti da Joe Dante con l'aria di divertirsi un mondo a rifare il verso al 'Dottor Stranamore' di Kubrick, dicendo male con gioia propria di tutti: politici, militari cronisti televisivi, razzisti, antirazzisti, patriotti, ribelli. Con il conforto di uno studio di attori estranei in genere ai film comici ma qui abilissimi, restando seri e computi, a suscitare risate: da Beau Bridges, il governatore farneticante, a Phil Hartman Eael Jones, un reporter pieno di dubbi, a Joanna Cassidy, la solita intraprendente conduttrice. Tutti spassosi e pronti a tenerci allegri. Attenti, però! Ogni riferimento con Bossi e la Padania è destituito di qualsiasi fondamento. A Hollywood non sanno neanche che esistono.' (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 5 dicembre 1997)

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