SCHEDA FILM

La neve nel bicchiere

Anno: 1984 Durata: 144 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Florestano Vancini

Specifiche tecniche:PANORAMICO COLORE

Tratto da:romanzo omonimo di Nerino Rossi

Produzione:VE-GA PRODUZIONI PER RAIUNO

Distribuzione:ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO - VIDEORAI

ATTORI

Massimo Ghini nel ruolo di Venanzio
Anna Teresa Rossini nel ruolo di Mariana
Antonia M. Piazza nel ruolo di Medea
Luigi Mezzanotte nel ruolo di Ligio
Marne Maitland nel ruolo di Nullo
Anna Lelio nel ruolo di Argia
Peter Chatel nel ruolo di don Angelo
Teresa Ricci nel ruolo di La vedova
Calogero Buttà nel ruolo di Il disertore
Renzo Raddi nel ruolo di Eneo
Armando Traverso nel ruolo di Strafagotto
Ivano Marescotti
Angela Biavati
Claudio Conficconi
Davide Celli
Franco Carati
Giorgio Bullà
Guido Ferrarini
 

SOGGETTO

Rossi, Nerino
 

MONTAGGIO

Meniconi, Enzo
 

SCENOGRAFIA

Balletti, Elio
 

COSTUMISTA

Calosso, Luciano

TRAMA

E' la cronaca delle vicende di una famiglia contadina della "bassa" ferrarese dal 1898 al 1927: tre decenni e tre generazioni di creature, per le quali la povertà, lo scarso cibo, le malattie (pellagra e malaria), la dura fatica, i lutti (ma anche le semplici gioie) procedono in una con il lento trascorrere del tempo, il lavoro, la unità del nucleo familiare, i valori, gli affetti ed i ritmi conseguenti si inquadrano da prima nel volgere delle stagioni, poi, volta a volta, negli avvenimenti di più largo respiro e di diversa importanza: le prime lotte salariali dei braccianti e mezzadri, le prime Leghe, rosse e bianche, la Grande Guerra (che lascia anche nella "bassa" larghi e dolorosi vuoti, le prime manganellate di ispirazione agraria e di netta marca fascista. Capostipite è il vecchio Nullo, uomo onesto e lavoratore indefesso che morirà appoggiato alla sua falce tra le stoppie; dei figli suoi, è Venanzio a raccogliere il testimone, con il fratello Ligio (morirà appunto in guerra) e Medea, destinata anche lei a lavorare e a sfiorire, restando nubile; e poi la calda e solida Mariena, che dà a Venanzio due robusti ragazzi, oltre alla piccola Edvige, la quale perderà la sua innocente vita in un abbeveratoio sull'aia di casa. Dalla condizione piu' umile e dura - quella di "scarriolanti" - la famiglia passa, poco dopo l'inizio del nuovo secolo, alla ambita qualifica di mezzadro del parroco del lontano paese, per arrivare infine - sempre dopo difficoltà, lavoro e dolori - all'incerto approdo cittadino di una Bologna fine anni Venti: con la sospirata acquisizione, per gli uomini, di piccoli posti e di modestissimi impieghi, ma anche con la perdita - per tutti - delle cose semplici e naturali e del senso di libertà della civiltà della terra, lasciata alle spalle, ma tuttavia non morta nella memoria degli anziani: con tutte le sue incognite, ma anche con il rassicurante ritmo delle stagioni ed i suoi riti tradizionali quanto irripetibili. Tutto è raccontato dalla voce fuori campo di un nipote di nonno Venanzio, ormai cittadino, nel ricordo nostalgico della nonna, che un giorno gli preparò la neve nel bicchiere insaporita dal rosso del vino della "saba": ancora un piccolo rito contadino di una perduta condizione umana, dura, ma non infelice.

CRITICA

"Vancini ha fatto un buon saggio di cinema popolare, ispirato alla vena classica del neorealismo, che probabilmente rivelerà più spessori nell'edizione integrale destinata alla serializzazione in TV: 4 ore al posto di 2 e mezzo." (Tullio Kezich, "Panorama", novembre 1984.)

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