SCHEDA FILM

La musica del cuore

Anno: 1999 Durata: 126 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Wes Craven

Specifiche tecniche:-

Tratto da:documentario "Small Wonders" di Allen e Lana Miller, basato sulla storia vera di Roberta Guaspari-Tzavaras

Produzione:SUSAN KAPLAN, MARIANNE MADDALENA, ALLAN MILLER, WALTER SCHEUER PER CRAVEN/MADDALENA FILMS, MIRAMAX FILMS

Distribuzione:CECCHI GORI DISTRIBUZIONE

ATTORI

Meryl Streep nel ruolo di Roberta Guaspari
Aidan Quinn nel ruolo di Brian Sinclair
Angela Bassett nel ruolo di Janet Williams
Gloria Estefan nel ruolo di Isabel Vasquez
Cloris Leachman nel ruolo di Assunta Guaspari
Jane Leeves nel ruolo di Dorothea Von Haeften
Josh Pais nel ruolo di Dennis Rausch
Kieran Culkin nel ruolo di Lexi adolescente
Henry Dinhofer nel ruolo di Lexi a 5 anni
Charlie Hofheimer nel ruolo di Nick adolescente
Michael Angarano nel ruolo di Nick a 7 anni
 

SCENEGGIATORE

Gray, Pamela
 

MUSICHE

Daring, Mason
 

SCENOGRAFIA

Miller, Bruce Alan
 

COSTUMISTA

Lyall, Susan

TRAMA

TRAMA BREVE Quando il marito la lascia per un'amica di famiglia, Roberta fa qualcosa di ancora più incredibile: lascia la sicurezza della sua piccola cittadina per trasferirisi in uno dei quartieri più duri d'America, East Harlem. Il suo scopo è quello di dare ai bambini la speranza, l'orgoglio e il potere di fare qualcosa per se stessi con gli arnesi più improbabili: cinquanta violini. TRAMA LUNGA A Roberta Guaspari crolla il mondo intorno quando il marito la lascia con due figli ancora adolescenti. Anni addietro, Roberta aveva sacrificato la propria carriera perché incompatibile con quella del marito, ufficiale di Marina e sottoposto a frequenti trasferimenti. Passato il primo momento di sconforto, Roberta decide di dare un taglio netto al passato. Lasciata la sua tranquilla cittadina, si trasferisce ad East Harlem, uno dei quartieri più duri di New York, e qui cerca di avere finalmente l'opportunità di insegnare una materia che le sta a cuore: il violino. All'inizio i ragazzi, i genitori e la preside Janet sono molti scettici. La lasciano fare ma, alla minima difficoltà, le viene chiesto se veramente ritenga utile continuare, mentre incombono problemi ben più urgenti. Ma la passione che Roberta mette nelle sue lezioni ben presto contagia i ragazzi. I quali si fanno conquistare dalla musica e cominciano ad eseguire brani anche difficili. Passano così alcuni anni di insegnamento, quando all'improvviso l'amministrazione decide di tagliare i fondi destinati al corso di musica. Messa in un angolo, Roberta non si rassegna. Con l'aiuto di amici e della comunità del quartiere, reagisce, e decide di organizzare un grande concerto in un importante teatro. Quando lo spettacolo, al quale partecipano anche famosi musicisti, va in scena, è accolto da grandissimo successo. Roberta ora può dire di avere ottenuto quello che voleva.

CRITICA

"E' curioso che Wes Craven, dopo aver traumatizzato gli adolescenti di ieri con la serie 'Nightmare', si sia messo d'impegno per edificare i genitori di oggi (probabilmente le stesse persone); per di più, mentre continuava a spaventarne i figli con la nuova serie 'Scream'. Eppure 'La musica del cuore' è un melodramma così classico, e così consapevole di esserlo, che la sua assurdità sfiora a tratti il sublime, come nei vecchi mélo di Douglas Sirk". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 aprile 2001) "'La musica del cuore', altra storia incredibile ma vera. Gran finale alla Carnegie Hall per cercare fondi suonando insieme a Isaac Stern e Ithzak Perlman. Causa nobile, film terribile. Firmato - ecco lo scoop - da Wes Craven, il regista di 'Scream'. Da urlo, effettivamente". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 aprile 2001) "A noi 'La musica del cuore' sembra un film rigorosamente d'autore: Craven lo scandisce con un crescendo di pizzicotti che commuoverebbero Erode, tutti i dolori si rovesciano in gioie, la tecnica che negli horror era finalizzata alla paura, qui è al servizio della lacrimuccia edificante". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 aprile 2001) "Perché Craven abbia deciso di girarlo resta a tutt'oggi un mistero. Forse per cambiare genere e provarsi in qualcosa di diverso dal solito. Ma propriO la regia, in questo film, appare la cosa più svogliata e anonima". (Anton Giulio Mancino, 'Gazzetta del Mezzogiorno', 15 aprile 2001)

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