La leggenda di Kaspar Hauser2012

SCHEDA FILM

La leggenda di Kaspar Hauser

Anno: 2012 Durata: 87 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:DRAMMATICO

Regia:Davide Manuli

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:-

Produzione:BRUNO TRIBBIOLI E ALESSANDRO BONIFAZI PER BLUE FILM, DAVIDE MANULI PER SHOOTING HOPE PRODUCTIONS, IN COLLABORAZIONE CON FOURLAB

Distribuzione:MEDIAPLEX IN COLLABORAZIONE CON CINEAMA (2013)

ATTORI

Vincent Gallo nel ruolo di Pusher/Sceriffo
Claudia Gerini nel ruolo di Granduchessa
Silvia Calderoni nel ruolo di Kaspar Hauser
Elisa Sednaoui nel ruolo di Veggente
Fabrizio Gifuni nel ruolo di Sacerdote
Marco Lampis nel ruolo di Drago
 

SOGGETTO

Manuli, Davide
 

SCENEGGIATORE

Manuli, Davide
 

MUSICHE

, Vitalic
 

MONTAGGIO

Mocci, Rosella
 

SCENOGRAFIA

Preziosa, Giampietro
 

COSTUMISTA

Polverelli, Ginevra

TRAMA

In Sardegna, in una dimensione senza luogo né tempo, un corpo arriva su una spiaggia: è Kaspar Hauser, erede al trono fatto sparire dal potere quando era ancora piccolo. Sull'isola deserta abitano solo cinque personaggi: la Granduchessa divenuta regina, il Drago suo umile servo, il Dark Man, spacciatore tuttofare e amante della Duchessa, la Veggente e lo Sceriffo. Kaspar Hauser, accudito dallo Sceriffo nel suo fortino, verrà presto a conoscenza di chi sono i suoi amici e i suoi nemici...

CRITICA

"Fedele al non luogo beckettiano, identificato in Sardegna, Davide Manuli, riprendendo Herzog, presenta un Kaspar Mosè salvato dalle acque con la musica elettronica, ma diverso dagli altri (sceriffo, la granduchessa Gerini, pusher). Nel mare magnum di nonsense bianco nero, la ragazza scheletro (Silvia Calderoni), il prete in bici blaterante in pugliese Gifuni, Vincent Gallo. 'Becket' era un metafisico urlo, questo è un pasticciato oggetto misterioso." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 giugno 2013) "Kaspar Hauser, il ragazzo misterioso che affascinò la Mitteleuropa dell'800, comparso dal nulla e perseguitato per motivi forse dinastici fino al suo assassinio, epilettico e incapace dopo gli anni passati incatenato al buio di affrontare luce e stimoli, a cui tutti si divertivano a insegnare qualcosa, diventa il corpo celeste del film di Manuli. Non può non venire in mente Herzog con il suo racconto bruciante: e non è casuale che abbia pensato a Kaspar Hauser, mente e corpo svuotati, in un momento di ricostruzione dello sguardo: il nuovo cinema tedesco fondava allora le sue icone, rimetteva in discussione stili e regole. Manuli con lo stesso desiderio di rifondare il nuovo ha ripreso la figura dell'adolescente puro (Silvia Calderoni) al centro di un paesaggio rinnovato, svuotato, decolorato, posizionandolo in relazione a pochi personaggi simbolici del potere, della struttura sociale. (...) La composizione delle inquadrature, il bianco e nero supercontrollato, l'interazione dei personaggi che comunicano secondo una ritmica particolare dovuta ai diversi linguaggi (...) ne fanno materia incandescente, con la musica di Vitalic, compositore francese di musica elettronica. Numerose le derive che lascia spalancate a chi vuole esplorare, dai riferimenti freudiani, spirituali, formali. Come un ritorno all'infanzia, dove nel pomeriggio deserto e assolato si comincia a giocare a sceriffi e cowboy, qualcuno ha la bici, le parole non contano, la madre chiama e infine inizia la lunga strada dell'indottrinamento. Manuli cancella, astrae, azzera e rimette in scena con uno sguardo degno di un nuovo mondo." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 13 giugno 2013) "L'isola è la Sardegna, le immagini in bianco e nero, la musica elettronica del francese Vitalic, l'eco di Werner Herzog ('L'enigma di Kaspar Hauser', 1974) pallida: dopo 'Beket', Davide Manuli torna a raccontare la tragedia in un mondo che l'ha persa, prende il fanciullo d'Europa, Kaspar, e ne stempera la biografia in un futuro post-apocalittico, in cui ragione e follia, potere e marginalità, miracolo e nonsense guardano all'oggi. Mentre Gallo e Calderoni fanno i dj, il regista lavora sul cult: l'indipendenza paga, il mood è internazionale, il film per cinefili non bacchettoni. Kaspar vive ancora, Manuli lotta insieme a noi: da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 giugno 2013)

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